Marilyn Monroe “rifatta”, all’asta le cartelle cliniche

La bella Marilyn in un poster

La bella Marilyn in un poster cinematografico

Hollywood – Due interventi di chirurgia estetica all’età di 24 anni. Quella che oggi, su una donna qualunque, potrebbe sembrare una pur poco invidiabile operazione di routine, desta scalpore se si pensa che a sottoporvisi fu, nel lontano 1950, la bellissima Marilyn Monroe, una delle attrici più note e apprezzate – soprattutto per la bellezza e la sensualità – della storia del cinema globale.

Le cartelle cliniche che svelano come Norma Jeane Mortenson, questo il vero nome dell’attrice, si sia sottoposta a due interventi per la correzione di naso e mento, verranno messe all’asta il prossimo novembre dalla Julien’s Auctions di Hollywood, in California, una casa d’aste specializzata in vendita di cimeli legati alle carriere delle star cinematografiche.

«Visto che il suo sguardo era così naturale, per molti è difficile credere alla notizia che nel 1950 Monroe si sottopose al suo primo intervento di chirurgia estetica», ha dichiarato la Julien’s in un comunicato stampa, nella quale ha specificato che i documenti sono assolutamente ufficiali, e «fugano ogni dubbio» sul fatto che l’attrice, nata a Los Angeles nel 1926 e scomparsa a Brentwood nel 1962, all’età di 36 anni, abbia deciso di “rifarsi”.

Sebbene la chirurgia estetica si sia “democratizzata” negli anni, divenendo sostanzialmente accessibile anche alle masse, e soprattutto molto più sicura in termini sanitari, la sua origine risale ad alcuni millenni fa, ai testi sacri della religione induista, che forniva una soluzione per la ricostruzione del naso, spesso tagliato come pena per alcuni reati.

Greci e romani, partendo dalle conoscenze dei Veda, ampliarono il raggio d’azione della chirurgia cosmetica, ma fu a partire dall’XI secolo, con la commistione tra scienza occidentale e araba, che i risultati in campo medico iniziarono a farsi più consistenti. Nel Novecento, poi, con l’avvento dell’anestesia e la scoperta di tecniche meno invasive, la chirurgia plastica, ai fini estetici o ricostruttivi (furono propizie, in questo senso, le ferite dei soldati durante le due guerre mondiali), diventò un vero e proprio must, in particolare la rinoplastica, dato che il naso era – ed è tuttora – considerato un punto molto delicato nella definizione della bellezza del viso.

Stefano Maria Meconi

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