Marcello Dell’Utri pronto candidarsi a vita per non andare in galera

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Roma – Marcello Dell’Utri ha già trovato la soluzione per non finire in carcere. Si candiderà a vita.  «Finché sono vivo e imputato mi candiderò a vita – ha infatti candidamente affermato Dell’Utri ai microfoni di  ’Radio 24′  - io non volevo candidarmi nel 1994 e sono stato costretto a candidarmi nel 1996 per evitare i bombardamenti a sorpresa. Se non fossi imputato non mi candiderei. Sono indagato per questioni politiche e mi reputo un perseguitato politico».  Per difendere la sua innocenza Marcello Dell’Utri è disposto a mettersi al servizio del paese sino a quando il suo corpo e la sua mente glielo permetteranno, ossia a vita. «Non c’è l’ipotesi – si dice certo Dell’Utri- che io finisca in galera e non ho timore di finire in galera: come fanno a darmi sette anni per nulla? Sulla sentenza d’appello sono ottimista. A Palermo c’era un plotone di esecuzione. I miei avvocati mi hanno detto che ci sono tanti motivi di assoluzione».

Non si rassegna a farsi giudicare dalla magistratura e a guardare in faccia i suoi accusatori. Ormai pare assodato che, attraverso tutte le leggi ad personam che il premier ha fatto passare in parlamento, le candidature e la presa di possesso delle poltrone siano un escamotage perfettamente collaudato e funzionante per non rendere conto dei propri atti e reati. Gli illeciti per cui è stato condannato Dell’Utri non sono di poco conto: concorso esterno in associazione mafiosa. A stabilire una pena di sette anni, inoltre, è stata la seconda sezione della corte d’appello, e non una semplice sentenza di primo grado. Questo potrebbe essere letto come un attacco alla magistratura. Ma a ben pensarci, non suonano neanche tanto strane le dichiarazioni di Marcello Dell’Utri, se si legge in una certa maniera il modo di agire della nostra classe politica. Sembra ormai palese, infatti, che i nostri politici giudicano le azioni che compiono, e che per gli altri cittadini sono considerati reati, come qualcosa di assolutamente normale.

Intrattenere rapporti con le mafie, prendere tangenti, avere conflitti di interessi, frequentare minorenni, fare favoritismi agli amici, insomma, per dirla in poche parole, abusare del potere che si ha per il proprio tornaconto personale. E se tutto questo un tempo era illegale, è bastato salire al potere e stravolgere completamente le leggi in modo tale da renderle confacenti ai propri interessi. E anche nella peggiore delle ipotesi, ossia l’apertura delle porte del carcere per lui, il piediellino afferma che si darà da fare per accrescere la propria cultura: «penso che ci siano molte cose da leggere per cui – ha detto Dell’Utri- se dovessi andare in galera mi farò una grande cultura…». Ma Dell’ Utri è certo che tutto questo non accadrà mai. Troppi santi in paradiso?

Sabina Sestu

foto: www.vittoriafranco.it; 2.bp.blogspot.com

Preview: blog.panorama.it;

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