Manifestazione no vivisezione: la carica dei 10 mila

Sabato 25 settembre 2010 data miliare nel mondo animalista: a Roma il corteo più numeroso in assoluto in Italia, altre manifestazioni spontanee nel resto del Paese e nella capitale francese

di Marco Di Cosmo

Sia per gli organizzatori, che per i partecipanti si tratta di una giornata indimenticabile per molti motivi. Per la prima volta in Italia si concentra un così alto numero di amanti e difensori degli animali tutti insieme. Erano presenti oltre 10 mila persone. I cortei organizzati in contemporanea in altre città italiane come Catania e Cagliari e il corteo collegato nella città di Parigi, dimostrano che la Direttiva 86/609/CEE sulla vivisezione non solo ha indignato ma ha consentito di ridare nuovo slancio alla lotta animalista e antispecista. Il corteo è stato organizzato da un gruppo di individualità proprio per rimarcare che non si tratta di argomenti di competenza di un’associazione in particolare, ma è un sentire comune che dovrebbe coinvolgere tutti coloro ritengano la vita un diritto fondamentale degno di tutti gli esseri viventi umani e non umani.

Leitmotiv è stato ancora una volta Green Hill, l’allevamento di beagles di Montichiari, piccolo centro in provincia di Brescia, che ospita uno dei più grossi centri in Europa di rivendita di beagles destinati ad uso e consumo dei principali laboratori di vivisezione del continente. La campagna iniziata la scorsa primavera  ha già centrato alcuni obiettivi importanti, come l’annullamento dell’ampliamento della struttura che avrebbe consentito di detenere dagli attuali 2500 beagles a 5000; il diniego da parte dell’aeroporto di Montichiari di trasportare cani provenienti dall’allevamento, e di smascherare le attività della multinazionale Marshall farm inc. che nel paese  bresciano risultava un normalissimo allevamento di cani,  tenendo all’oscuro i cittadini della reale destinazione degli stessi.

La lotta alla vivisezione può dunque nutrirsi di nuova energia, come spiega uno degli organizzatori: “Siamo molto soddisfatti della giornata di sabato, era rappresentata buona parte della società civile, ciò dimostra che la consapevolezza che la vivisezione non solo è un male inutile per la ricerca scientifica, ma è una chiara forma di tortura e violenza gratuita è trasversale e coinvolge tutti. Questo risultato ci consente di continuare a lottare affinchè Green Hill e tutte le strutture che si macchiano di vivisezione possano una dopo l’altra cadere ed essere chiuse definitivamente”.

Ancora una volta  internet, e i social network, hanno consentito di ampliare notevolmente il richiamo all’evento e di offrire informazioni importanti, non solo sul quando ma anche sul perché fosse importante scendere in piazza. E adesso è iniziato il tam tam di feedback, con foto e video dell’evento.

Gli animali purtroppo non possono dormire sonni tranquilli, uomini e donne spietati continueranno a torturarli, vivisezionarli, nel nome di una pseudoscienza, ma soprattutto per i finanziamenti collegati a ricerche che soddisfano più esigenze di bilancio che soluzioni ai mali dell’umanità. Tuttavia sabato scorso, una fiumana di gente ha inondato Roma, sfilando con cartelloni, striscioni colorati, immagini macabre, al suon di fischietti e slogan urlati col megafono, per ricordare che il primo passo per combattere la vivisezione è informare.

Rinviata invece a data da destinarsi la manifestazione di domenica 26 settembre a Cividale del Friuli contro Harlan, azienda coinvolta nella vivisezione con decine di allevamenti dislocati in diversi stati, di cui alcuni in Italia in provincia di Udine e Milano.

CORTEO ROMA

CORTEO CATANIA

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