MammAvventura: Brasile 2014 mondiali a misura di bebè…o no?

piccoli tifosi Brasile 2014 mondiali (ansa.it)Nel fervente clima calcistico di Brasile 2014, mondiali iniziati da poco più di una settimana, non poteva mancare una mammAvventura specificatamente dedicata al tema perchè, come è facile immaginare, anche questo appuntamento apparentemente estraneo al mondo della genitorialità può avere interessanti ripercussioni sulla gestione di un neonato e impensabili risvolti sulla vita quotidiana di una mamma e di un papà.

TIFO E NANNA, ACERRIMI NEMICI -  Inutile illudersi che il calcio sia roba da maschi e che con i suoi piccoli polmoncini l’aria dei mondiali inizi a respirarsi solo quando il pupo raggiunge l’età giusta per iniziare a giocare (e quindi appassionarsi) a pallone. Un neonato in casa, maschietto o femminuccia che sia, con le sue abitudini e le sue routine, può essere “turbato” fin nella culla da tutto ciò che riguarda partite e tifoseria, soprattutto quando per via del fuso orario il match della squadra del cuore – la nazionale azzurra in questo caso – si gioca durante le ore del pisolino…o peggio della nanna. Brasile 2014 ha infatti riservato alle mamme un’amara sorpresa con la partita d’esordio dell’Italia di Prandelli, fissata allo scoccare della mezzanotte tra sabato 14 e domenica 15 giugno. Alla fine di una dura settimana e al termine di una lunga giornata si è finalmente riusciti a far addormentare l’urlatore (o l’urlatrice), magari pure voi – sfinite – siete appisolate o nel pieno del sonno REM ed ecco – alle 00:35 – le pareti di casa vibrare, un’eco diffondersi e risuonare nel cortile condominiale: Marchisio ha segnato la rete dell’1-0 contro l’Inghilterra! In pochi secondi si scatena l’inferno e il rischio che il piccolo o la piccola si svegli è tragicamente concreto…se ciò avviene, sappiatelo cari ultras, il grido inferocito della mamma farà sembrare il vostro esultante “Goooaaalllll!” un sibilo da confessionale e le trombe da stadio il soffio di un venticello primaverile.

OGNI RETE UN SUSSULTO – Il sonno del neonato è spesso profondo e imperturbabile, ma i mondiali mettono in circolo un’euforia capace di risvegliare anche i morti. Non solo il tifoso medio amplifica le manifestazioni sonore dei propri entusiasmi, ma anche chi di norma non segue il campionato o le varie coppe tende ad appassionarsi alle sorti della nazionale, aggiungendo urletti ed esclamazioni di gioia (o disappunto…dipende dai casi) ai roboanti commenti del vero tifoso, con il risultato di far crescere il “casino” tipico del match calcistico. Ecco quindi la sventurata mamma, che certo non può impedire azioni, contropiedi, falli e tiri in porta causa di trepidazione e urla, nè tantomento il ripetersi ciclico del mantra tipico di ogni partita («Arbitro cornuto!»), augurarsi almeno un pareggio 0-0 che limiti al più possibile i danni.

Brasile 2014 bebè (blogmamma.it)LA PARTITA DEL NEO-PAPA’ – Ma la presenza di un bebè in casa cambia il modo di vivere e percepire l’aria da mondiali anche e soprattutto del neo papà, costretto a fare i conti con mutamenti radicali quando si tratta di guardare la partita. Prima di tutto vengono banditi da casa tutti gli amici tifosi: se già ai tempi della vita di coppia era difficile far accettare alla propria moglie o compagna l’invasione da parte di una rozza frotta di uomini pronti a scatenarsi davanti alle performance della squadra azzurra, dopo l’arrivo del piccolo dittatore ciò è diventato divieto assoluto, un tabù che il poveretto non osa neppure prospettare, figuriamoci proporre. Addio quindi alla reunion sul divano di casa, con pizza e birra, necessariamente da trasferire nell’appartamento da single di qualche amico o da chi ancora non ha prole. Ma anche assistere alla sfida da soli, rinunciando alla compagnia dei sodali per restare a casa, non sarà mai come una volta a causa di alcune nuove regole e imposizioni entrate rigorosamente in vigore dopo la nascita: volume del televisore basso e tono di voce sommesso. Concesso il balzo dalla poltrona in caso di marcatura, ma senza tonfo sul pavimento: insomma, cari papà, in caso di rete azzurra il vostro esultare dovrà assolutamente essere in modalità mute. Un ultimo dettaglio non indifferente: ricordate che la visione della partita può essere ostacolata anche dal monopolio esercitato dal pupo sulla tv che, al risuonare del fischio d’inizio, comincerà puntulmente a frignare come un disperato perche vuole vedere i Teletubbies.

PICCOLI TIFOSI CRESCONO – Quelli che oggi, durante Brasile 2014, hanno poche settimane o pochi mesi di vita, sono però destinati a crescere e già con i prossimi europei e con i mondiali 2018 in Russia diventaranno piccole pesti ansiose di condividere l’euforia da tifo calcistico e di partecipare alle varie ritualità come se si trattasse di un gioco. Forse le femminucce saranno meno facilmente vittime delle follie legate al pallone, ma in caso di maschietti la mamma non può che prepararsi a veder girare per casa un nuovo ultras in miniatura, capace – nei casi più “gravi” – di imitare la rovesciata di qualche calciatore visto in campo, mettendo così a rischio l’incolumità degli arredi di casa oltre che la propria. Allora non saranno più soltanto gli amici del tifoso-senior la minaccia per l’ordine e la pulizia del parquet e dei tappeti, ma gli scatenati coetanei del tifoso-junior, tutti riuniti insieme ai ripettivi papà.

AZZURRI…IN BOCCA AL LUPO! – Ma anche durante i mondiali Brasile 2014, come per tutti quelli futuri, le infinite risorse di una mamma sono destinate a venire a galla e difficilmente qualcuna raggiungerà un livello di disperazione tale da augurarsi (eresia…) una precoce eliminazione della nazionale italiana dalla gara. Con i bebè si troverà il modo di conciliare ninne e gol, con i più grandicelli si cercherà di condividere le prime isterie da tifo sfegatato così da trasformare il tutto in un momento di gioia e complicità…una nota casa produttrice di prodotti per l’infanzia sta persino promuovendo un’app con cui è possibile trasformare il proprio piccolino in un vero tifoso da mondiale, giocando con le immagini e portandolo virtualmente fino negli stadi d’oltreoceano. Fondamentale quindi, per i genitori, riuscire a rendere il mondiale verdeoro un ricordo capace di durare nel tempo e riportare all’infanzia come le madeleine di Proust. Così quella finale di Spagna 82 che per chi scrive, classe 1976, resta indelebile nella memoria, forse un po’ confusa come può esserlo nella mente di una cinquenne, ma – la cosa importante – a fianco di mamma e papà.

MammAvventura

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