A Madrid ricordano Colombo, ma non tutti vogliono festeggiare

Felipe VI (www.vanitatis.elconfidencial.com)

Felipe VI (www.vanitatis.elconfidencial.com)

Madrid – Uno schieramento imponente di 3500 tra militari e guardie civili, 400 in più dell’anno scorso, 48 veicoli e 53 aeromobili, presenza della bandiera NATO e dei velivoli usati nelle missioni straniere, lo chiamano Día de la Hispanidad, ma sarebbe meglio chiamarlo giorno delle forze armate. Oggi 12 ottobre è il giorno in cui Cristoforo Colombo, di origini genovesi ma finanziato dalla Corona spagnola, arrivò a toccare il suolo americano pur considerandolo Giappone.

LA FESTA – In vigore dal 1987, la festa ricorda il giorno in cui Colombo, di cui in Spagna si mette in dubbio l’origine genovese, arrivò con le tre caravelle a Guanahami, pensando di aver raggiunto Cipango in Giappone. Felipe VI ha presenziato per la seconda volta alle celebrazioni come Re in una giornata promossa dal governo di Mariano Rajoy come “giornata di tutti gli spagnoli” attraverso uno spot televisivo. Ma si sa, per adesso la monarchia e l’unità spagnola non vivono un momento felice. La situazione in Catalogna, dove la lista indipendentista ha vinto le elezioni e chiede un referendum, non è l’unico problema per Re Felipe. Infatti la Spagna, nonostante vanti la più corposa crescita tra gli stati UE, non riesce a produrre i posti di lavoro che servirebbero al Paese.

Il sindaco di Barcellona, Ada Colau (ara.cat)

Il sindaco di Barcellona, Ada Colau (ara.cat)

GLI ASSENTI - 800 mila euro è il costo ufficiale della manifestazione, escludendo il costo delle esibizioni della flotta aerea, il quale non è stato dichiarato dal governo di Madrid. Oltre alla famiglia reale, oggi in Plaza de Cánovas del Castillo, detta anche Plaza de Neptuno, erano presenti il governo nazionale con quasi tutti i suoi rappresentanti, il sindaco di Madrid Manuela Carmena, recentemente eletto con una lista civica vicina a Podemos, i rappresentanti delle comunità autonome e delle più alte cariche istituzionali. Non vi erano tutti però. Assenti come sempre il Presidente della Generalitat catalana, Artur Mas, il Presidente dei Paesi Baschi Iñigo Urkullu e a sorpresa la presidentessa di Navarra Uxue Barkos.  Assenza che fa scalpore è quella del leader di Podemos Pablo Iglesias.

LE POLEMICHE - Un’altra defezione di spicco è quella del leader di Barcelona en Comù e sindaco di Barcellona, Ada Colau che con un tweet ha considerato una “Vergogna di stato quella che celebra un genocidio, e per di più con una parata militare che costa 800.000 €.” Gli hashtag postati dalla Colau sono stati #ResACelebrar e #ResistenciaIndigena. Insomma messaggi lontani dalla fierezza della maggioranza del Paese nella quale non si ritrovano catalani e baschi ma anche Iglesias e quindi Podemos. Sulla stessa scia José María González sindaco di Cadice in Andalusia e anch’egli rappresentante di Podemos che afferma che la Spagna non ha mai scoperto l’America ma ha sottomesso un popolo con la sua cultura in nome di Dio, quindi anche per lui “Nada que celebrar”. Insomma se l’unità del Paese è a rischio, forse questo tipo di festa con tanto di parata militare non era lo strumento più giusto per provare ad unire.

Domenico Pellitteri

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