Lussemburgo: scandalo spionaggio, si dimette Juncker

Juncker, qui insieme con Mario Monti, ha ricoperto importanti incarichi in Europa

Lussemburgo – Al termine di un mandato come premier durato ben 18 anni, Jean-Claude Juncker, già presidente del Consiglio Europeo, si è dimesso dalla guida del governo del Lussemburgo. Il piccolo principato incastonato tra Francia e Belgio, uno dei sei Stati fondatori dell’Europa unita, è stato travolto da uno scandalo di spionaggio senza precedenti.

Dossier su presunti casi di pedofilia ai danni di un procuratore generale impegnato in indagini sulla stagione terroristica lussemburghese degli anni ’80, l’ex capo dei servizi segreti indagato, addirittura l’autista di Juncker “raccomandato” da questo per entrare a far parte dell’Intelligence del principato.

Uno scandalo che ha costretto il premier ad affrontare sette ore di dibattito parlamentare, a chiedere un voto di fiducia ampiamente respinto dall’opposizione sempre più compattata intorno alla possibilità di elezioni anticipate, e infine ad arrendersi al potere sovrano del Parlamento. Questa mattina, l’ormai ex capo di Governo convocherà per l’ultima volta il Consiglio dei Ministri, e scioltolo, si presenterà con le dimissioni dal Granduca Enrico, che siede sul trono del paese da “soli” dodici anni, contro i diciotto dello stesso Juncker.

Si è consumata così una pagina straordinariamente vitale nell’attività istituzionale di un paese che, per la scarsità demografica e la stabilità politica, non era di certo abituato a smottamenti di questo genere, come appunto dimostra la permanenza per quasi un ventennio dello stesso uomo alla guida dell’esecutivo.

Le elezioni verranno convocate, probabilmente, entro l’autunno, e segneranno la fine dell’alleanza tra i Cristiano-sociali e i Socialisti lavoratori, che contano attualmente su 39 seggi sui 60 della Camera. Potrà approfittarne il Partito Democratico, terza forza del paese, e i Verdi, che negli ultimi anni hanno visto una crescita, seppure in termini ridotti rispetto ai tre grandi partiti, delle preferenze elettorali.

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