L’Ucraina tra Ue e Russia, è alta tensione

La situazione in Ucraina rischia di diventare esplosiva, tra il governo che tende la mano a Mosca e i manifestanti che chiedono l'Europa

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La folla ha fatto cadere e decapitato la statua di Lenin a Kiev, un simbolo dell’ingerenza Russa nel Paese

 Non si placano le tensioni tra i manifestanti e la polizia a Kiev, la capitale dell’Ucraina. L’8 dicembre scorso sono scesi in piazza in 500mila per protestare contro il governo che ha scelto di allontanarsi dall’Ue per riavvicinarsi alla Russia. Il teatro degli scontri è ormai da settimane concentrato in piazza Maidan – piazza dell’Indipendenza – nella sede del Municipio occupata dagli oppositori del governo dal primo dicembre. Proprio durante la grande manifestazione dell’8 dicembre una folla inferocita ha abbattuto e decapitato la statua di Lenin a poche centinaia di metri da piazza Maidan, un atto che ricorda molto le immagini che si vedevano durante la caduta del regime sovietico. Lo stesso giorno il presidente Yanukovitch ha annunciato che i servizi segreti ucraini hanno aperto un’inchiesta su esponenti politici dell’opposizione accusati di voler sovvertire il governo con sistemi violenti.

UE E RUSSIA ALLA CONQUISTA DI KIEV – La protesta era nata dopo la decisione del governo ucraino di non firmare gli accordi di libero scambio e associazione con l’Unione Europea. È già storica la bacchettata della cancelliera tedesca Merkel a un imbarazzato Yanukovitch alcune settimane fa: «Ci aspettavamo di più da voi!». Questa decisione molto controversa fa parte di una strategia politica di Mosca che punta a mantenere un certo controllo su i suoi ex alleati e stati cuscinetto. Putin ha infatti promesso all’Ucraina quindici miliardi di dollari, oltre a rinvii di pagamenti per altri prestiti e delle tariffe agevolate, per l’acquisto di gas naturale in cambio di un non avvicinamento all’Ue.

RESISTERE! – Sembra però che molti ucraini non siano d’accordo con i loro politici. Alle continue manifestazioni organizzate dai partiti all’opposizione si aggiungono anche le parole dell’ex presidente Yulia Tymoshenko, in carcere dal 2011, che si è rivolta così agli oppositori del potere : «Non mollate, non un passo indietro, non arrendetevi, il futuro dell’Ucraina è nelle vostre mani».

I MANIFESTANTI CONTRO I BERKUT – Oggi scade l’ultimatum lanciato dalle forze dell’ordine perché i manifestanti lascino il palazzo che ospita il Municipio, ma gli occupanti hanno già fatto sapere che non molleranno tanto facilmente. In ogni caso le donne e i bambini sono stati fatti allontanare per sicurezza. Intanto attorno all’edificio e nelle strade circostanti hanno preso posizione i Berkut, le forze speciali ucraine, gli stessi che nelle scorse settimane avevano cercato di disperdere i dimostranti a colpi di lacrimogeni e sfollagente causando numerosi feriti. Anche l’Ue si è occupata dei metodi violenti utilizzati dalle forze dell’ordine e si è dichiarata profondamente preoccupata per il diritto dei cittadini ucraini a manifestare liberamente. Ma già domani la rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Catherine Ashton arriverà a Kiev per cercare una mediazione tra le parti in lotta. L’unico punto interrogativo sarà la reazione russa, che potrebbe vedere il tentativo di pacificazione della Ashton come un’ingerenza tra i rapporti Mosca-Kiev.

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Due manifestanti a Kiev

LE PRESSIONI RUSSE – Quello che chiedono i manifestanti non è solo l’entrata nell’Unione Europea, ma anche le dimissioni dell’attuale presidente  Yanukovych, definito come un tiranno. Anche l’ex presidente ucraino Viktor Yushenko, oggi all’opposizione, fa sentire la sua voce. Yushenko si pone come una guida per questo movimento di dissenso e spiega che Bruxelles dovrebbe cercare di sostenere maggiormente gli sforzi per un avvicinamento all’Ue. Quando gli viene chiesto perché Yanukovych abbia deciso di voltare le spalle all’Europa facendosi corteggiare dalla Russia risponde in questo modo: «La Russia minaccia, promette, e soprattutto offre una prospettiva comoda e senza problemi. Aderendo alle proposte russe non avremo alcun impegno politico. Niente diritti, niente garanzie di elezioni oneste, niente sforzi per la modernizzazione. Basterà stare fermi per ottenere qualche aiuto economico, un bello sconto sul gas e magari un po’ di regali per i singoli uomini di potere». Rimane da chiarire se e come potranno cambiare i rapporti tra Ue e Russia, partner economici ma in perenne lotta per imporre il proprio controllo sui Paesi dell’est Europa.

Andrea Castello

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