Lombardia. Lega inarrestabile: Maroni vuole primarie e la testa di Formigoni

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Roberto Maroni

Roma – Quando si dice cogliere l’occasione al volo: Roberto Formigoni precipita dallo scranno del Pirellone e Roberto Maroni vuole le primarie per scegliere quale sarà, nel centrodestra, il futuro candidato alla Regione Lombardia. A scriverlo è lo stesso segretario del Carroccio sulla sua pagina Facebook.

La notizia è fresca e ancora da soppesare ma gli sviluppi che sta prendendo la vicenda dello scioglimento della Regione Lombardia a causa delle inchieste che hanno spazzato via la Giunta e stanno obbligando il “presidente eterno” a togliersi dall’incomodo, sono davvero interessanti.

Uno – Bisogna ammetterlo: le primarie sono il nuovo trend dell’autunno-inverno 2012. Il merito è del Pd, senza dubbio: una volta tanto che da quelle parti i candidati in corsa sono reali e non una sceneggiata per eleggere un nome già deciso dalla nomeclatura del partito, il pathos è frenetico. Che poi le votazioni siano trasparenti per consentire un’onesta competizione è altra faccenda ma, intanto, l’illusione di dare agli elettori voce in capitolo sulla scelta dei propri leader è buona. Pare che il Carroccio si voglia adeguare allo stile. Corretto, tanto più che dalla vicenda Formigoni, la Lega deve assolutamente uscirne a testa alta. Non può diversamente causa lo scontento della base che non ha ancora perdonato Belsito e certo non digerirebbe un altro Davide Boni, vicepresidente leghista al Pirellone, già indagato per tangenti di cui si temono nuove rivelazioni dalla Procura. Dunque prima cade Formigoni, meglio è per la Lega.

Due – Solo che il governatore non vuol saperne di essere messo da parte. Non così. Finire 20 anni di governo con un tombolone gli renderà più difficile la riqualificazione in altra vita politica, magari in Parlamento. Forse alla guida del centrodestra. Quindi attacca la Lega che parla di elezioni ad aprile in concomitanza alle Politiche. Dice: nelle ‹‹elezioni anticipate io sarò in campo››, perché il presidente è sicuro che ‹‹qui in Lombardia il 50,1% degli elettori crede che Formigoni debba proseguire la sua esperienza di governo. Queste vicende mi hanno fatto perdere il 6% dei consensi. Ed ero stato eletto con il 56% alle ultime consultazioni. La maggioranza resta con me››. Può che darsi sia vero. E allora a maggior ragione per Maroni è il caso di battere ferro finché è caldo. La Lega ha cavalcato l’onda del giustizialismo, si è qualificata come nemica della corruzione e resa credibile sia davanti all’elettorato leghista che a molto di quello vasto. D’altronde era necessario: Maroni non può permettersi di regalare voti al Movimento 5 stelle. Di contro il Pdl non può permettersi di perdere il legame con il Carroccio, soprattutto adesso che non ha più leader né potenziale elettorato.

Le primarie, così, diventano un’ottima giustificazione per ritardare il voto alla prossima primavera, trovare il tempo per rifare la legge elettorale privandola del listino bloccato e organizzarsi per mettere fuori gioco il governatore una volta per tutte, magari opponendogli un candidato forte. Forse lo stesso presidente della Lega Lombarda Matteo Salvini che tanto ha tuonato contro il governatore nelle ultime ore affinché presentasse le dimissioni.

Il patto Lega-Pdl stretto in cambio della testa di Formigoni, rinsalderebbe i rapporti tra verdi ed azzurri e consentire a Maroni di avere un valore decisionale maggiore in Lombardia anche se la Lega non dovesse arrivare al governo della Regione.

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Roberto Formigoni

Tre – Al Pdl quindi non rimane che accodarsi al Carroccio e ringraziare. Finita l’era di Berlusconi e spazzato via il Celeste, la coppia Maroni-Salvini si sta dimostrando abbastanza capace da subentrare e ricostituire con un colpo di mano gli equilibri nel centrodestra lombardo. A vantaggio dei verdi, si capisce, ma consentendo al Pdl di non sparire del tutto e prima di tutto di non farlo nella principale regione italiana.

Inoltre, il tempo guadagnato potrebbe rappresentare una buona cosa anche per il Cavaliere che – si dice – pare impegnatissimo a visitare tutti i presidi di partito in giro per l’Italia alla ricerca di un nuovo volto di punta. Ricerca che pare destinata ad essere ancora molto lunga.

Quattro – Tutto è ancora da giocare. Quando Formigoni minaccia di voler scendere di nuovo ‹‹in campo›› non specifica, in realtà, in quale veste. La deve ‹‹determinare››. A questo punto potrebbe egli stesso arrivare a più miti consigli con gli amici-nemici barattando i tempi di voto, decisione che spetta ancora solo a lui prendere. A conti fatti da qui ad aprile tutto può succedere.

Chantal Cresta

Foto || ilmessaggero.it; lapresse.it

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