Lodo Alfano: i finiani frenano e Berlusconi medita la rinuncia

Perfetta parità in commissione Affari Costituzionali. La reiterabilità non piace ai finiani che potrebbero mandare all’aria il progetto del premier

di Nicola Gilardi

Palazzo Madama, sede del Senato italiano

ROMA – Il Lodo Alfano è ancora una volta al centro dell’agenda politica. La norma che dovrebbe sospendere i processi al presidente del Consiglio e al capo dello Stato, però, sta incontrando notevoli difficoltà. In commissione Affari Costituzionali del Senato la situazione è bloccata con 13 senatori favorevoli e 13 contrari. A pesare è stata la frenata dei finiani sulla reiterabilità dello scudo. Il gruppo di Futuro e Libertà aveva prima appoggiato il lodo, ma poi, vista l’aggiunta della rinnovabilità, ha deciso di fare un passo in dietro. Se la maggioranza di governo non dovesse riuscire a far pendere la bilancia dalla sua parte, la norma decadrebbe, perché in Senato il voto di parità è considerato come voto contrario.

Intanto Silvio Berlusconi sembra voler rinunciare ad andare avanti con questa norma. L’iter, infatti, è quello di una legge costituzionale e richiede due votazioni per ogni ramo del Parlamento e fra una deliberazione e l’altra devono passare almeno tre mesi. Un tempo troppo lungo per le esigenze del premier. Al giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, Berlusconi, ha dichiarato: «Non ho mai reclamato alcuna forma di tutela», ma sia dalla Lega che dagli uomini del Pdl arrivano voci volte a tutelare la figura del presidente del Consiglio. Secondo Bossi, Berlusconi, sarebbe un «perseguitato» e ha dichiarato: «So che Berlusconi e’ un perseguitato, quindi bisognerebbe fare come in Francia, dove almeno il leader ha la protezione dalla magistratura che in Italia si comporta male».

L’opposizione boccia completamente il provvedimento. Dal Pd, però, arriva uno spiraglio di apertura per il governo. Il segretario Bersani, infatti, ha dichiarato: «Se Berlusconi dicesse “ritiro Lodo, legittimo impedimento e processo breve e dicesse ai problemi miei ghe pensi mi”, sarebbe un gesto di rasserenamento, e noi ne prenderemmo atto». Il leader del Partito democratico ha poi mostrato sicurezza dicendo che il lodo Alfano sarebbe comunque stato bocciato dal referendum dei cittadini.

Nichi Vendola pensa ad un governo tecnico per varare una nuova legge elettorale

Uno dei probabili candidati del centrosinistra, Nichi Vendola, pensa già al dopo Berlusconi. Data per certa la caduta del governo, il leader di Sinistra Ecologia e Libertà ha dichiarato: «Il governo di scopo per una riforma elettorale sarebbe senz’altro positivo» ma ha bocciato l’idea di un governo che possa proporre e varare delle riforme. L’idea ha trovato l’appoggio del Pd.

L’Udc sembra essere uscito dal suo guscio e ha deciso di prendere posizione. «No alla reiterabilità del lodo» ha dichiarato Casini, che potrebbe meditare un voto sfavorevole. Per adesso, però, si mantiene ancora sull’astensione.

L’Italia dei Valori torna a punzecchiare gli uomini di Fini. Massimo Donadi ha lanciato un assist al gruppo di Futuro e Libertà dichiarando: «Visto che ora anche il presidente del Consiglio dice di non volere più il Lodo, non capiamo la battaglia di retroguardia del Fli per ottenere modifiche e non piuttosto l’immediato ed incondizionato ritiro».

Il Pdl sembra un po’ confuso. Tutto il caos generato dalla volontà di produrre uno scudo giudiziario costituzionale, retroattivo e reiterabile per il premier potrebbe essere accantonato ad un cenno di Berlusconi. Allora aveva ragione chi accusava il maggiore partito di centrodestra di essere troppo aziendale e di sottostare alla volontà di un uomo solo. Adesso le elezioni sembrano ancora più vicine, perché Fini continua a restare di traverso alla maggioranza ormai bloccata. L’unica soluzione restano le elezioni, che, però, rappresentano sempre un rischio.

Foto: www.dimmidove.it/; www.unimprese.net; www.upload.wikimedia.org

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