Lo sciopero generale della Spagna

Mobilitazioni in tutto il Paese per il primo sciopero generale della “gestione” Zapatero

di Plinio Limata

Zapatero

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In scena il settimo sciopero generale della democrazia spagnola, il primo negli otto anni di governo del Premier Zapatero. Si sciopera contro la riforma del mercato del lavoro e le misure di austerity previste nella ultima finanziaria del governo.

Con una presenza di 95.000 lavoratori a Madrid, 75.000 a Barcellona e una cifra che varia tra i 25.000 e i 30.000 a Valencia, la giornata di sciopero indetta dai principali sindacati, UGT – Union General de Trabajadores – e la CCOO – Confederacion Sindical de Oberas Obreras – sembra abbia avuto successo. O almeno queste le rivendicazioni. Come sempre differenti le letture e i dati forniti dai sindacati e dagli organismi pubblici addetti.

Se il Premier Zapatero, nel corso di un intervento al Congresso, ha semplicemente invitato i sindacati al dialogo, rivendicando la giustezza di una politica del governo che sta lavorando per assicurare tanto il diritto al lavoro, quanto quello allo sciopero, è il Ministro del Lavoro, Celestino Corbacho, a definire lo sciopero “ diseguale e moderato”. Secondo i dati del Ministro, che non si è comunque sbilanciato nel pronunciare una cifra globale, nell’amministrazione pubblica sé è fermato soltanto il 7.52% dei lavoratori. Maggiori adesioni, invece, nei settori come quelli dei trasporti e siderurgico, i cui risultati sono stati però compensati dalla carente risposta di altri settori, come quello commerciale (circa il 10%) e alberghiero (3%).

Dall’altro lato, il Segretario Generale della UGT, Candido Méndez, ha dichiarato che il Governo “deve abbandonare il cammino intrapreso con la riforma del lavoro”, mentre il Segretario Generale della CCOO, Ignacio Fernandez Taxo, ha sottolineato quanto “lo sciopero non sia stato convocato per far cadere il governo, ma per far si che questo rettifichi e guardi a sinistra”.

I CENTRI DI PROTESTA

Candido Méndez

Madrid. Secondo le organizzazioni sindacali, il picco dello sciopero è stato raggiunto con il 74,2% di adesioni. Il settore con maggiori problemi è stato quello dei trasporti, con alcune differenze. Maggiori le inconvenienze nell’ambito degli autobus, minori invece nei settori taxi, treni, aerei e metro. In quest’ultimo c’è da registrare la mancata adesione allo sciopero da parte del principale sindacato. Sebbene le manifestazioni siano state nel complesso pacifiche, a fine giornata si contano 38 arresti, e 1500 sindacalisti identificati, in attesa di una decisione su eventuali azioni legali da intraprendere.

Barcellona. La giornata si è conclusa con 53 arresti, soprattutto a causa dei disordini provocati nel centro della città da gruppi che si definiscono “anti-sistema”, la cui non appartenenza ai sindacati è già stata appurata. L’adesione allo sciopero è stata nel complesso molto alta, rispettando pur sempre il livello minimo dei servizi (25%). Le organizzazioni sindacali catalane inoltre assicurano che l’intero mondo industriale della regione abbia completamente incrociato le braccia.

Valencia è stato un altro centro di manifestazioni, che si sono concluse pacificamente ad eccezione di 2 arresti.

Nelle rimanenti regioni i risultati sono stati vari. In Andalusia, secondo i sindacati l’adesione è stata intorno al 75%, mentre in Galizia tutta l’industria si è fermata, con Vigo come epicentro della protesta. La regione dove lo sciopero sembra non aver attecchito è quella dei Paesi Baschi, mentre è alle Baleari che si registrano i dati più disparati: 70% l’adesione per i sindacati, un misero 10% per le autorità! CONTINUA A LEGGERE ->

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