Lo “scandalo” degli ombrelli rubati nel Parlamento del Ticino

Ombrello

Un sobrio ed elegante ombrello dalla fantasia animalier

Lugano – Si pensa alla Svizzera come alla Patria assoluta delle regole, di una disciplina rigida e severa, si fantastica sugli orologi precisi fino al millesimo di secondo, alla cioccolata e ai formaggi, e perché no anche a certi tennisti da record. Ma a quanti verrebbe in mente di immaginare un Parlamento, quello del Canton Ticino, dove i deputati (novanta in tutto, riuniti nel cosiddetto Gran Consiglio) rubano gli ombrelli dei loro colleghi, lo dichiarano in seduta pubblica e scatenano un dibattito che ha un vago retrogusto da film comico, un po’ alla Stanlio e Onlio?

Eppure, è successo davvero, e i protagonisti, almeno in questa prima fase di una vicenda che fa sorridere, rispetto ai grandi scandali che coinvolgono il mondo politico italiano, sono tre: due deputati e una deputata, rispettivamente Carlo Luigi Caimi, Gianrico Corti e Greta Gysin. Nel “processo” scatenatosi in aula, Caimi ha il ruolo del pubblico accusatore, Foletti del reo confesso, mentre la Gysin accuserà di essere vittima di un altro furto in una seconda fase.

In una uggiosa giornata d’ottobre, il deputato Caimi fa sapere al presidente del Parlamento, in conclusione di una normale seduta del Gran Consiglio, di aver subito il furto del suo ombrello, e viene invitato proprio dal presidente ad una ricostruzione dei fatti e a descrivere l’oggetto, per meglio favorire il lavoro di ricerca dell’ombrello sparito. Corti, impaurito come un bambino che ha rubato le caramelle, ma conscio del suo errore, si alza e ammette: «Sono stato io, ma l’ho fatto perché qualcuno aveva rubato il mio e quello era uguale». Bene, tutto risolto, finita la recita? Macchè!

La deputata Gysin ha sfruttato tutte le potenzialità di Facebook per lanciare un appello straziante e drammatico dalla sua pagina ufficiale: «Lunedì 15 ottobre è misteriosamente scomparso nel corridoio del Gran Consiglio il mio ombrello giallo leopardato. Avvisatemi se vedete in giro un/a collega coll’ombrello del Festival di Locarno: potrebbe essere il mio». Questa volta però il colpevole non ha nome, e avendo già commesso un furto “ad hoc”, Corti sembra da scagionare – un uomo con un ombrello dalla fantasia animalier, quello sì che sarebbe uno scandalo! – ma il mistero prosegue.

Pur tra le facezie, e forse coinvolto in un traffico internazionale diombrelli parlamentari, il presidente Foletti ha pensato che l’idea migliore sia quella di “nominare” un ombrello per ciascun deputato, magari con una livrea sobria, una fantasia dai colori della bandiera ticinese (rosso e blu) che li renda tutti uguali. Servirà a fermare la fuga degli ombrelli? Lo sapremo solo al prossimo temporale.

Stefano Maria Meconi

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