Lo scaffale dimenticato – ‘Survivor’ di Chuck Palahniuk

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Chuck Palahniuk è senza dubbio alcuno uno dei massimi scrittori americani contemporanei. I suoi libri non hanno mai perso l’occasione di far discutere, e hanno contribuito ad accrescere l’enorme seguito di pubblico che lo scrittore può vantare. Diversi sono anche i denigratori della prosa dello scrittore di origine ucraina, che lo accusano in particolare di una trasgressività forzata e di un minimalismo troppo estremizzato. Nel bene o nel male Palahniuk rimane uno degli autori più originali degli ultimi 15 anni e un campione di vendite che non può essere ignorato perché superiore alla maggior parte della letteratura commericalotta e superficiale che domina le classifiche di vendita.

Survivor è il secondo libro di Palahaniuk. Uscito nel 1999 questo romanzo è entrato ben presto nel cuore dei suoi fan, che lo giudicano una delle sue opere meglio riuscite. Protagonista è Tender Branson, unico sopravvissuto di una setta religiosa americana estinta, dopo il suicidio di massa che ne ha decretato la fine. Tender sta narrando la sua storia alla scatola nera di un boeing che lui stesso ha dirottato e che precipiterà non appena avrà terminato il carburante. Con una narrazione in medias res si viene catapultati immediatamente all’interno dell’azione: Tender racconta della sua bizzarra infanzia all’interno della setta, e dell’abbandono della stessa per entrare nel consorzio sociale. Il protagonista narra quindi degli svariati lavori che ha praticato nel corso degli anni, da maggiordomo a suggeritore di “buone maniere” a novelli ricconi. Fino al momento in cui, grazie alle macchinazioni di un agente senza scrupoli, Tender diventa una sorta di messia mediatico, soprattutto grazie all’amica Fertility Hollis, giovane donna in grado di prevedere il futuro, e al progressivo suicidio di tutti i rimanenti membri della setta.

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Chuck Palahniuk (foto via: blackmailmag.com)

In realtà le cose si complicano con la scoperta che uno dei numerosi fratelli di Tender è ancora in vita, e che i membri della setta sono stati in realtà assassinati. Un crescendo di tensione e complessità fino all’epilogo finale, che lascia in sospeso le sorti del protagonista. Un romanzo dove il trademark di Palahniuk è presente al 100%: trama complessa e dai forti tratti surreali, una prosa secca e ridotta all’osso, personaggi controversi che girano attorno ad un protagonista unico altamente disadattato e influenzato dai traumi che ha subito nel passato, e un intreccio coinvolgente condito da una dose sostanziosa di suspense che non ha nulla da invidiare ai migliori thriller polizieschi. Una tra le migliori opere di Chuck Palahniuk, perfetta per chi si accosta per la prima volta alla prosa dello scrittore di Portland. Un esempio perfetto del suo modus operandi, Survivor è un concentrato di pura follia e alienazione, tratto tipico del Palahniuk-pensiero, dove una metaforica ma spietata critica alla follia del mondo contemporaneo diventa il palcoscenico perfetto per gli alienanti e bizzarri personaggi che costellano i romanzi dello scrittore americano.

L’unico rammarico per quanto riguarda la produzione di Chuck Palahniuk è la sua estrema prolificità che lo porta a pubblicare quasi un libro all’anno, con una conseguente e fisiologica perdita di freschezza narrativa e originalità tematica. Questo non cancella però tutti gli ottimi romanzi che lo scrittore di Portland ha pubblicato all’inizio della carriera, tra i quali a pieno diritto spicca Survivor, una commedia nera coinvolgente da leggere tutta d’un fiato.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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