Lo scaffale dimenticato

Enrico Castelnuovo, “Arte delle città, arte delle corti tra XII e XIV secolo”, Torino, Einaudi, 2009

di Laura Dabbene

Enrico Castelnuovo Professore emerito della Scuola Normale di Pisa

L’anno di pubblicazione del volumetto Einaudi reperibile ora in libreria (2009), può trarre in inganno, ma il libro è davvero tra quelli da riscoprire e rispolverare. Il saggio fu edito infatti per la prima volta più di 25 anni fa, all’interno del volume V della Storia dell’arte italiana, sempre della casa torinese Einaudi. L’importanza e il valore del testo sono ben evidenziati nella Premessa di Fabrizio Crivello a questa nuova edizione, dove si sottolinea la portata innovativa delle tesi di Castelnuovo.

L’intervento dello storico dell’arte, oggi ottantenne e ancora attivo ed apprezzato, è ormai considerato un classico all’interno degli studi specifici. Esso è dedicato ad una stagione creativa spesso svilita di fronte al dominio assoluto del Rinascimento, quella a cavallo dei secoli XII e XIV, e in specifico al panorama artistico all’interno di due realtà in continua crescita in quel periodo, le città comunali e le corti signorili.

Alla sua comparsa, nel 1983, il saggio di Castelnuovo seppe centrare gli obiettivi del progetto editoriale di Giulio Einaudi di una complessiva storia dell’arte italiana, sposando una metodologia di alto rigore scientifico, priva di sterili nozionismi scolastici, con un’analisi critica puntuale di temi e problemi. Uno per ogni capitolo.

Uno studio di Castelnuovo dedicato alle vetrate medievali

Lo studio, incentrato sui reciproci scambi tra l’arte italiana e quella d’oltralpe tra la fine del Duecento e il maturo Trecento, svecchiò la visione italo-centrica della nostra tradizione di studi storico-artistici, evidenziando la portata internazionale di molte esperienze nel panorama creativo italiano, dalla scultura della corte di Federico II tra Napoli e la Puglia all’oreficeria dei maestri senesi. Ricordare oggi il carattere sovranazionale delle arti figurative fin dal tardo Medioevo risulta di scottante attualità.

Castelnuovo analizza come l’arte gotica, con i suoi caratteri originali in scultura e architettura, abbia agito in maniera fondamentale sulle trasformazioni dell’arte in Italia, sottolineando il ruolo dei diversi eventi storici, ma anche e soprattutto di committenti e di artisti. Tratta di tutte le tecniche artistiche, senza trascurare quelle a torto definite minori (la miniatura, il ricamo, la lavorazione del vetro) che segnarono invece le vie principali di diffusione di nuovi modelli, di contaminazione tra stili differenti, di trasformazione del gusto estetico. Guardando in direzione nord-sud (Francia-Italia), e viceversa, lo studioso offre sulle opere d’arte considerazioni e riflessioni non solo di natura formale, ma anche e soprattutto contenutistica: ne mostra i valori comunicativi, gli usi e le finalità, in primis quelli politici e di propaganda. Ricchissima poi la serie di esempi inclusi nell’apparato iconografico di tavole  fotografiche.

L’autore mostra così la molteplicità di esperienze che nutrirono la creazione artistica in Italia prima che, con l’affermarsi della pittura di Giotto come modello di riferimento esclusivo e quasi univoco, venissero a mancare occasioni per esperienze diverse ed alternative, meno realistiche rispetto al paradigma dominante di rappresentazione illusionistica e tridimensionale dello spazio, ma altrettanto ricche di valori espressivi.

FOTO/ via www.sns.it; www.libreriauniversitaria.it

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Una risposta a Lo scaffale dimenticato

  1. avatar
    Candid 22/08/2011 a 19:13

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