Lo scaffale dimenticato

Daniele Del Giudice, “Orizzonte mobile”, Einaudi 2009 («Supercoralli»)

di Laura Dabbene

La copertina del libro

Cronaca di una morte annunciata. Sottotitolo perfetto per l’affaire letterario che coinvolse, nel marzo 2009, questo romanzo di Daniele Del Giudice, fresco fresco di stampa. Le polemiche divamparono sui principali quotidiani riguardo questo libro non per la qualità o l’originalità, ma quale presunto emblema del pilotaggio, da parte delle principali case editrici, dell’ambitissimo Premio Strega. Il tutto a più di un mese dell’annuncio non già del vincitore, ma semplicemente dei finalisti. Conclusione: Orizzonte mobile non rientrò neppure tra i 12 nomi della prima selezione, giocandosi così la possibilità anche solo di partecipare. Un peccato, perché distanziandosi da una narrativa di pura finzione dominante negli ultimi anni tra i premiati al Ninfeo di Villa Giulia (Caos calmo di Veronesi nel 2006, Come Dio comanda di Ammaniti nel 2007 e La solitudine dei numeri primi di Giordano nel 2008) avrebbe riportato l’attenzione dei lettori su un genere particolare come quello della letteratura di viaggio.

E lo avrebbe fatto di soppiatto, dopo un primo capitolo che vale da solo la lettura per la straordinaria tenerezza nella descrizione di animali curiosi e “pieni di preoccupazioni” come i pinguini, spostando l’asse narrativo verso il totale dominio di descrizioni di luoghi e paesaggi tra la Patagonia e l’Antartide. A capitoli alternati, dai titoli che evocano come nei diari di bordo dei navigatori i dati di latitudine e longitudine della propria posizione, l’autore racconta diversi viaggi tra l’arcipelago fuegino, seguendo le ombre di Magellano, Darwin e Bruce Chatwin, e il continente antartico, immensa piattaforma di ghiaccio, “pozzo del freddo” dell’intero pianeta, indispensabile riserva d’acqua, condannato paradossalmente ad essere inospitale e d’ostacolo alla normale sopravvivenza umana pur essendo la zona della Terra a ricevere più luce e raggi solari incidenti diretti e ravvicinati.

Le spedizioni evocate in Orizzonte mobile sono distanti tra loro nel tempo, nelle finalità, nei protagonisti: le imprese a scopo di ricerca scientifica naturalistico-etno-antropologica dei secoli XIX e XX, come quella di De Gerlache a bordo della Belgica, imprigionata per molti mesi tra i ghiacci della banchisa costringendo l’equipaggio a svernare nella lunga notte polare, portando alcuni dei suoi membri alla follia e alla morte; la corsa al Polo Sud del 1912 che vide la tragica morte di Scott e dei suoi compagni, tra cui non può non colpire la figura del biologo e pittore Edward Wilson, che faceva schizzi a matita degli stupefacenti fenomeni luminosi dei perieli, annotando accanto ad ogni forma il rispettivo colore, per trasformarli poi, nei momenti di pausa e di sosta, in acquarelli che “danno l’immagine più bella e adeguata di questo paesaggio: chiuso nella sua differenza da tutto quanto conosciamo e che mai ci accoglierà”; le attuali missioni di studio nelle basi antartiche, che sono per accordo internazionale (il Trattato Antartico del 1959) avamposti di occupazione da parte dei Paesi a cui appartengono, e dove, per casualità della Storia e della Politica, nel 1990, all’indomani della caduta del muro di Berlino, due ricercatori tedeschi, della zona Est, si ritrovarono apolidi, privi di un valido passaporto che ne permettesse un ritorno in patria.

Daniele Del Giudice

Riduttivo sarebbe tuttavia trattare questo racconto soltanto come un “libro di viaggi”, così come lo sarebbe per le narrazioni cui Del Giudice ha sapientemente attinto (utili le Note a p. 141 per un riferimento a tutte le edizioni consultate quali fonti per le traduzioni), perché, come ci dice lo stesso autore “per l’affresco storico, la forza della passione, la densità del mistero e un ethos sulla soglia dell’incognito […] sono gli ultimi e veri grandi racconti d’avventura, il genere che Stevenson, nella sua classificazione del romanzo, definiva il più sensuale, dove gli autori furono anche personaggi e parti in commedia”. Il romanzo diventa di queste avventure una originale declinazione contemporanea, riportando all’attenzione dell’uomo d’oggi un continente anomalo, fatto di un ghiaccio profondo centinaia di chilometri che racchiudono gli ultimi 5 milioni di anni di storia dell’umanità, un continente che, non producendo in proprio gli elementi inquinanti dell’atmosfera del pianeta, qui trasportati da aria e acqua, è capace di essere “cartina di tornasole delle immondizie messe in circolo nel globo”. Esso, riscoperto attraverso le parole dei grandi uomini che ne videro per la prima volta le meraviglie, risulta in epoche molto diverse capace di suscitare le stesse vibranti ed “assolute” emozioni, con una sensazione probabilmente vicina a quella vissuta da un meticoloso esploratore italiano di fine Ottocento, Giacomo Bove, che, notando come le proprie annotazioni metereologiche fossero perfettamente sovrapponibili con quelle registrate, negli stessi periodi di tempo, da spedizioni precedenti, concludeva: “la natura è governata dall’imperscrutabile legge del cerchio, e probabilmente questo cerchio è meno ampio di quanto si crede”.

FOTO/ via www.giugenna.com; www.dicoseunpo.it/blog

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews