Lo scaffale dimenticato

Ci sono romanzi che per diversi motivi entrano a far parte della storia della letteratura, Il grande Gatsby è senza dubbio uno di questi, diventato un modello di tecnica e raffinatezza stilistica per le generazioni successive. Si tratta del terzo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, che esordì nel 1920 con Al di là del paradiso, buon romanzo, forse a tratti incompleto e troppo influenzato da Dedalus di James Joyce, che lasciava però intravedere le ottime doti di questo giovane scrittore. Il successo fu immediato e Fitzgerald divenne una vera e propria celebrità, i cui racconti, periodicamente pubblicati sulle riviste letterarie più importanti, venivano pagati a peso d’oro.

Del 1922 il suo secondo romanzo, Belli e Dannati, che decretò il definitivo successo dello scrittore. La fama gli permetterà anche di coronare il suo sogno d’amore, convincendo l’amata Zelda a sposarlo, e vivendo una delle storie d’amore più famose e travagliate della storia della letteratura.

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1925, Il grande Gatsby rappresenta l’apice della produzione letteraria di Fitzgerald. Durante tutta la sua carriera, lo scrittore considerò i racconti un semplice mezzo per mantenere  il suo tenore di vita  fatto di eccessi, mentre il romanzo rappresentò il luogo in cui dare libero sfogo alla sua ispirazione letteraria, dimostrando così le sue vere capacità letterarie, libero da ogni vincolo economico.

La trama è semplice quanto geniale: il ricchissimo Jay Gatsby, dal passato oscuro, organizza feste incredibili nella sua gigantesca villa nelle campagne fuori New York con lo scopo di attirare tutti i maggiori benestanti del luogo, tra cui Daisy, sua ex fiamma, sposata con il ricco cafone Tom Buchanan mentre Gatsby si trovava nell’Europa in guerra a combattere.

Il timido e conformista Nick Carraway, vicino di casa di Gatsby – e casualmente lontano cugino di Daisy – sarà il tramite per il ricongiungimento della coppia, che vedrà la forte opposizione di Tom.

Il finale è romanticamente tragico, e mette in risalto la solutidine estrema di Gatsby, nonostante le grandiosi feste da lui organizzate. Unico suo vero amico infatti è proprio Nick, timido e conformista, che lungo il corso del romanzo sarà lentamente conquistato dalla personalità di Gatsby, un personaggio oscuro ma sincero. Nick, voce narrante,  si schiera apertamente dalla parte di Gatsby, denunciando l’ipocrisia dei ricchi americani del periodo che «sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro o nella loro ampia sbadataggine…. e lasciavano che altri mettesse a posto il pasticcio che avevano fatto…».

Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, breve ma intensissimo. La prosa, raffinata, colta e studiata, è discendente diretta delle sperimentazioni formali di scrittori quali Henry James e Joseph Conrad, e allo stesso tempo presenta un lato più minimalista e asciutto, figlio diretto delle nuove tendenze letterarie della generazione perduta, di cui Fitzgerald fu uno dei maggiori esponenti.

Alberto Staiz

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