Lo scaffale dimenticato

William Somerset Maugham fu uno scrittore inglese, secondo alcuni il più americano degli scrittori inglesi, e visse a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: essendo nato nel 1874 e morto nel 1965, visse in prima persona gran parte delle vicende storiche che hanno segnato il formarsi della modernità così come noi la vediamo e concepiamo oggi.

Maugham fu un autore molto prolifico – scrisse cinquantatre opere tra saggi e romanzi, ventiquattro opere teatrali, centoottantasette contributi su riviste periodiche e centoventitre racconti brevi, oltre a circa una decina di contributi su opere di altri autori – caratterizzato da una vena ironica fino alla cattiveria, da un cinismo estremo e da un pessimismo non indifferente, ma farcito con una dose rilevante di umanità e comprensione.

Il suo capolavoro è senza dubbio un romanzo scritto nel 1944, Il filo del rasoio, coinvolgente e leggero, il ritratto delicato di una certa società, un punto di vista decisamente inglese, ma presentato con la narrazione snella e veloce tipica di certi americani.

Il protagonista della storia è il ventenne Larry, appena tornato a casa dopo aver combattuto al fronte della Prima guerra mondiale, destinato a sposare la sua fidanzata, Isabel e a divenire una rotella nel gigantesco e alienante ingranaggio della borghesia, di cui Isabel è perfetta incarnazione.

Ma Larry è deciso a vivere diversamente la sua vita: segnato dalla guerra e dalla perdita di un amico aviatore, decide di intraprendere un viaggio di ricerca, di scoperta, di crescita e finisce col trovarsi in India – e nella scelta della meta emerge il mondo anglosassone e coloniale che è stato il palcoscenico di Maugham – e con il rompere il suo fidanzamento con Isabel, sintomo e sublimazione del desiderio di abiurare la società in cui tutti i personaggi del romanzo sono incastrati.

La voce narrante, un ipotetico scrittore che viene a conoscenza degli eventi perché amico dello zio di Isabel, racconta la vicenda in prima persona e assiste alla storia così come uno spettatore guarda le immagini scorrere sullo schermo del cinema.

Un ritratto di Somerset Maugham

Gran parte della bellezza di questo romanzo è dovuta proprio ai personaggi, descritti mirabilmente e a cui è impossibile restare indifferenti. Così Maugham ci presenta Elliot, zio di Isabel, perfetto flâneur che dedica la sua vita alla ricerca di antichità e opere d’arte, alla ricerca del bello, ma solo per poterlo ostentare, in un circolo continuo che si esaurisce solo quando, troppo in là con gli anni per essere un soprammobile abbastanza ricercato dall’alta società, Elliot è relegato al ruolo di celebratore di se stesso, continuando a celare la profondità d’animo che sarebbe imperdonabile mostrare in società.

O Isabel, la bellissima, ricchissima e corteggiatissima fidanzata di Larry, che pur essendo innamorata dell’irrequieto giovane, decide di sposare un altolocato amico, Gray, che rappresenta a tutti gli effetti ciò che Larry sarebbe stato se non fosse partito: ricco, affascinante e molto in vista, una specie di incrollabile uomo d’affari, che però viene travolto in pieno dalla crisi del 1929.

Lo stesso Larry è un personaggio indimenticabile, fragile, a tratti inconsistente, a tratti irritante, summa della crisi della società borghese, incapace di raggiungere ciò che cerca, ignaro della natura della ricerca stessa. Larry ha una personalità “volatile” dove ci si aspetterebbe più tempra morale, un antieroe che cavalca la decadenza di un mondo che ha perso, o perderà entro poco tempo, l’innocenza e l’illusione.

La mano di Maugham si è mossa sapientemente sulle pagine, creando un romanzo sorprendente su una trama banale, un anti romanzo di formazione in cui è facile cogliere la consapevolezza dell’autore della propria bravura, ma anche, per certi versi, dei limiti di un intellettuale.

Leggere il Filo del rasoio è un’esperienza da fare, anche solo per dire che è orribile, perché è un’occasione unica per comprendere uno status sociale ormai inesistente, definitivamente scalzato da una precarietà che non è più una scelta, ma ineluttabile costrizione.

Francesca Penza

Foto via: http://www.lesekost.de

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