Lo scaffale dimenticato

Charles Homer Haskins

Nel 1927 usciva negli Stati Uniti un saggio destinato non solo ad una grande fortuna, ma anche a stravolgere tesi e posizioni consolidate riguardo la storia e la storia dell’arte medievale, The Renaissance of the 12th Century di Charles Homer Haskins (1870-1937).

Lo studioso americano vi trattava un periodo particolare dei cosiddetti ‘secoli bui’, che intendeva dimostrare non essere poi così oscuro, bensì animato da una serie di fenomeni vitali e innovativi al punto da identificarvi l’origine di quel processo di ‘rinascita’ che nell’opinione comune e diffusa cadeva soltanto tra fine Quattrocento ed inizio Cinquecento e che tutto il mondo conosceva come Rinascimento.

Gli avvenimenti chiave di questo rinnovamento culturale ed intellettuale erano secondo Haskins molteplici, dall’esperienza delle scuole cattedrali in Francia (Chartres, Canterbury, Toledo) alla nascita delle prime istituzioni universitarie (Bologna, Parigi, Oxford), passando attraverso processi di riscoperta del sapere antico, non solo quello giuridico del mondo romano, ma anche quello scientifico di matrice araba o quello letterario della classicità greca e latina ‘nascosto’ nei codici e nei manoscritti conservati nelle biblioteche degli ordini religiosi (Citeaux). Presupposto di tutto fu l’intensificarsi degli scambi commerciali e la crescita esponenziale dei centri urbani, nodi di incontro e diffusione di ogni tipo di sapere: sono le città i luoghi chiave del XII secolo, dove fioriscono le grandi istituzioni culturali che ‘sostituiscono’ i centri monastici rurali detentori della ‘conoscenza’ nell’Alto medioevo.

Il XII secolo di Haskins ha dei limiti cronologici più ampi rispetto alla rigidità degli estremi 1100-1200, perché è già allo scadere dell’XI che maturano i primi germi della Renaissance, in specifico nell’ultimo terzo del secolo, a partire dal 1070.

Il viaggio è ciò che rende possibile la trasmissione delle idee e nel XII secolo a spostarsi sono diverse categorie di persone – mercanti, pellegrini, studenti – ma anche di merci e tra tutte spicca il libro, principale canale di diffusione del sapere.

Irnerio in un dipinto di Luigi Serra (1886)

Così è stato per il diritto e la legislazione romana, la cui riscoperta e studio nel XII secolo agirono non soltanto in termini di formulazione di nuove leggi, ma come recupero di una metodologia giuridica che venne presto codificata a livello scientifico dai commentatori e glossatori del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano. Maestro indiscusso del settore fu un giurista attivo nello studium bologense, Irnerio (1050 circa- post 1125), un laico che avviò nel diritto il definitivo processo di separazione tra autorità religiosa e autorità civile.

Accanto alla giurisprudenza l’altro settore che vide una vera e propria resurrezione dall’oblio fu quello delle conoscenze scientifiche. Come i glossatori attualizzarono il corpus giustinianeo, così i traduttori resero accessibili testi di medicina, astronomia, scienze matematiche e fisiche, geografia, ingegneria e botanica che l’Occidente latino aveva dimenticato per secoli: conservate in lingua greca o araba esse tornarono a diffondersi in Europa attraverso diversi canali, dalla corte normanna in Sicilia alle roccaforti musulmane della penisola iberica.

Ancora il mondo arabo, con la figura di Averroè (1126-1198), fu il fulcro della riscoperta per eccellenza del secolo XII, quella della filosofia e del pensiero di Aristotele.

Un’edizione recente del saggio di Haskins

Tutto questo sapere ritrovato, che dilatava enormemente il potenziale bagaglio culturale di ogni intellettuale, costituì materia di insegnamento nelle scuole cattedrali, ma anche e soprattutto nelle università, nei cui processi didattici Haskins riconosce una consapevole istituzionalizzazione del sapere a livello superiore.

Letto oggi, di fronte al perdurare nel senso comune di pregiudizi verso un’età medievale essenzialmente dominata dall’ignoranza, dall’oscurantismo, dalla superstizione e da ogni sorta di barbarie culturale, il saggio di Haskins rivela ancora tutta la sua portata innovativa e decisamente ‘rivoluzionaria’. Pioniere di una rivalutazione del Medioevo, Haskins ha posto anche le basi di metodo per individuare fenomeni di ‘rinascita’ – fondamentamentalmente segnati da un recupero consapevole dell’antichità – ben prima dell’Umanesimo italiano e con il suo lavoro si è aperta la strada ad una definizione sempre più precisa e minuziosa di questo concetto (E. Panofsky, Renaissances and Renascences in Western Art, 1960), ma anche all’individuazione di altri momenti animati da questo fenomeno. Il più noto è la rinascita carolingia avviata da Carlo Magno (742-814).

Una notazione di carattere editoriale, ma che mostra il ritardo italiano nello studio critico e scientifico dell’età medievale: il saggio di Haskins fu tradotto per la prima volta nella nostra lingua nel 1972, ben 55 anni dopo la sua prima uscita in inglese.

Laura Dabbene

Foto via/ http://en.wikipedia.org; http://www.librarything.com; http://www.miabologna.com

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Una risposta a Lo scaffale dimenticato

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    Lillia 12/03/2020 a 08:39

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