Lo Hobbit, La battaglia delle cinque armate – Recensione in anteprima

Arriva il 17 dicembre 'La battaglia delle cinque armate', capitolo conclusivo della saga 'Lo Hobbit' dal regista de 'Il Signore degli Anelli'. La recensione

THE HOBBIT: THE BATTLE OF THE FIVE ARMIES

Si concluderà giovedì 17 dicembre l’epopea della Terra di Mezzo firmata da Peter Jackson con l’ultimo capitolo della saga de Lo Hobbit, La battaglia delle cinque armate, distribuito da Warner Bros. Pictures in 2D, 3D, IMAX e HFR 3D e pronto ad aggiudicarsi la corona di vincitore al box office durante la maratona natalizia. Dopo 6 episodi da quasi tre ore l’uno, con più di 3 miliardi di dollari incassati solo dalla trilogia de Il Signore degli Anelli (e vincitrice di ben 18 Oscar) e quasi 2 miliardi incassati con i primi due capitoli de Lo Hobbit (Un viaggio inaspettato La desolazione di Smaug), hobbit, elfi, nani e umani si incontrano per l’ultima volta sul grande schermo. Concludendo così la saga cinematografica basata sui lavori dello scrittore inglese J.J.R. Tolkien. Questa la nostra recensione in anteprima.

L’ULTIMO VIAGGIO – L’ultimo viaggio nella Terra di Mezzo si era interrotto nel capitolo precedente con il terribile drago Smaug (doppiato nella versione italiana da Luca Ward, in quella originale da Benedict Cumberbatch), pronto a distruggere Pontelagolungo e a uccidere l’arciere Bard (Luke Evans), l’unico umano deciso ad affrontare la sua terribile furia. Nel frattempo, i Nani di Erebor guidati da Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage) e accompagnati da Bilbo (Martin Freeman) hanno conquistato la Montagna Solitaria e ottenuto la restituzione delle vaste ricchezze della loro madrepatria sottratte dal drago. Ma devono ora affrontare le conseguenze per aver scatenato la rabbia di Smaug.

Dopo aver ceduto alla “malattia del drago”, infatti, il Re Sotto La Montagna, Thorin, sacrifica amicizia, onore e persino la propria famiglia per la ricerca della leggendaria Arkengemma, la pietra del Re. Incapace di aiutarlo a trovare la ragione, Bilbo è costretto a fare una scelta disperata e pericolosa, inconsapevole del pericolo ancora più grande che lo attende. Un antico nemico ha infatti fatto ritorno nella Terra di Mezzo: Sauron, il Signore Oscuro, ha inviato in avanscoperta terribili legioni di orchi per attaccare la Montagna Solitaria. Nani, elfi e umani dovranno così decidere se rimanere uniti o essere distrutti, e il giovane hobbit si ritroverà un’ultima volta a combattere per la propria vita e per quella dei suoi amici.

THE HOBBIT: THE BATTLE OF FIVE ARMIES

MAI PIÙ NELLA TERRA DI MEZZO – Come riportato dal Daily Mail lo scorso 4 dicembre, Peter Jackson ha dichiarato, durante la conferenza stampa di presentazione de La battaglia delle cinque armate, che non ci saranno nuovi film sulla Terra di Mezzo, perché la famiglia di Tolkien negherà i diritti a ogni lavoro futuro basato sulle opere dello scrittore defunto. E per fortuna, c’è da aggiungere. Perché se è vero che Jackson ha ridefinito il genere fantasy al cinema con la trilogia de Il Signore degli Anelli, regalando ai fan del romanzo (e a tutti gli altri neofiti) un unico, grande e memorabile capolavoro diviso in tre capitoli uno migliore dell’altro, con Lo Hobbit il regista neozelandese il regalo lo ha fatto alle casse della MGM, della New Line e della Warner, con due capitoli che hanno incassato le sbalorditive cifre citate in precedenza. Il prodotto finito di questa gigantesca operazione di marketing è stato un vero e proprio smembramento fino alle viscere di un romanzo di 400 pagine in tre film da tre ore l’uno, con tanto di overdose di effetti computerizzati (il frame rate a 48 fotogrammi al secondo è senza dubbio affascinante e innovativo, ma ci si chiede che senso abbia una tale opulenza di effetti per un film di genere fantasy, che dell’iperrealismo potrebbe benissimo fare a meno).

FINALMENTE L’AZIONE – Al di là delle (giuste o sbagliate) licenze narrative rispetto al romanzo prese da Peter Jackson insieme agli altri tre sceneggiatori Guillermo Del Toro, Fran Walsh e Philippa Boyens (la quale ha a tutti i costi voluto aggiungere il personaggio dell’elfa Tauriel, interpretato da Evangeline Lily di Lost, la cui inutilità ai fini dell’intreccio era già stata evidenziata nel secondo capitolo e sottolineata di nuovo nel terzo grazie alle sue riflessioni sull’amore che sembrano prese in prestito da un romanzo Harmony), La battaglie delle cinque armate ha il merito di apportare finalmente un po’ d’azione in una saga che di coinvolgimento ne aveva dimostrato davvero poco.

THE HOBBIT: THE BATTLE OF THE FIVE ARMIES

Finalmente la tensione accumulata nei precedenti episodi esplode, con la distruzione del villaggio di Pontelagolungo da parte di Smaug e l’epica battaglia tra umani, elfi, nani e orchi alle pendici della Montagna Solitaria (una battaglia combattuta anche a colpi di karate, primi fra tutti quelli dell’elfo Legolas – Orlando Bloom, che più che un elfo sembra un personaggio uscito dall’ultima edizione di Street Fighter o Tekken). A questo gigantesco e ribollente calderone di effetti e combattimenti da action fantasy si aggiunge la riflessione sull’ingordigia dell’umanità: che sia fatta di umani, elfi o nani, essa sarà sempre accecata dalla volontà di ricchezza e di potere, ben simboleggiata dal Tesoro della Montagna e dall’Anello di Sauron.

La battaglia delle cinque armate è sicuramente il più concitato dei tre capitoli della saga de Lo Hobbit e certo il più coinvolgente dal punto di vista emotivo, sebbene l’eccesso di CGI accompagnato da una fotografia un po’ troppo patinata facciano perdere quella nota di realismo e fascino che i meravigliosi paesaggi naturali della Nuova Zelanda avevano apportato nella trilogia precedente sulle avventure di Frodo e compagni. Se è vero che il passato è passato, è comunque doveroso ammettere, conclusa l’epopea cinematografica della Terra di Mezzo, che la saga de Lo Hobbit manca obiettivamente di quell’eleganza visiva e letteraria che aveva a suo tempo fatto la fortuna del Signore degli Anelli. E pecca, nel complesso, di una vuotezza generale derivata da una triste obbedienza alle regole del botteghino, e non tanto a quelle del fantasy.

(Foto: Warner Bros. Pictures)

David Di Benedetti
@davidibenedetti

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