Dopo l’Italia, la Spagna: grande manifestazione per l’educazione pubblica

Manifestazione della comunitá educativa

Storicamente, la cultura e l’educazione hanno infastidito re, signori feudali o clericali perché, già in quei giorni, questi “signori” erano consapevoli del fatto che era più facile da gestire un popolo senza istruzione. Semplice da manipolare e con le minime capacità di reagire ai soprusi del potere. Sembra proprio che il ministro dell’Educazione spagnolo, Ignacio Wert, la pensi nello stesso modo, anche se la cittadinanza però, non è affatto ignorante come una volta.

La nuova legge educativa e la politica di austerity mettono in pericolo l’istruzione pubblica, perciò milioni di studenti, professori e associazioni di genitori sono scesi nelle piazze della Spagna contro il ritorno all’educazione medievale.La riforma educativa, nota con il nome di Lomce – legge organica per il miglioramento della qualità dell’insegnamento – o semplicemente Legge Wert, è la meno consensuale nella storia della democrazia in Spagna, avendo il rifiuto di tutti i partiti dell’opposizione, sindacati, studenti e movimenti sociali.

Ma poco importa la mancanza d’accordo. La maggioranza assoluta di centrodestra del Partido Popular (Pp) ha permesso che la legge fosse approvata senza problemi nel Parlamento e che si possa adottare in via definitiva entro la fine dell’anno. I punti più controversi, come l’impulso ad aumentare le ore di religione, la centralizzazione dei contenuti, il castigliano come lingua d’insegnamento, l’unificazione della maturità in tre anni (dagli originari quattro) o la possibilità per le Università di istituire esami di ammissione specifici, sottendono un modello educativo neoliberale e conservatore.

Lo studente cessa di essere soggetto di diritto per diventare un beneficiario. In più, mentre da un lato l’istruzione pubblica ha perso 6.400 milioni di euro dai bilanci degli ultime tre esercizi, determinando il conseguente licenziamento di 22mila professori, dall’altro si sono visti ridotti i prezzi degli affitti dei terreni ai centri d’insegnamento privato.

wert

Josè Ignacio Wert

Anche le imposte sono aumentate di maniera sproporzionata: nell’educazione infantile pubblica, per esempio, hanno sofferto un aumento del 175%. Inoltre, nell’ambito universitario, la riduzione di borse di studio ha lasciato circa 25mila studenti fuori delle aule non potendo permettersi di pagare le tasse. Per tutti questi motivi, lo sciopero dell’educazione della settimana scorsa è stato un successo, con cifre di affluenza sopra l’80% a tutti i livelli dell’istruzione pubblica e oltre il 90% nelle Università.

Al grido di “Wert dimissioni”, centinaia di migliaia di manifestanti hanno sfilato per tutta la Spagna per proteggere e difendere l’educazione pubblica dall’indottrinamento istruttivo che propone il governo. Ma sembra che la riforma educativa, e le conseguenti manifestazioni, non siano un fatto isolato che riguarda solo la Spagna.

Occorre ricordare che lo scorso 11 ottobre anche gli studenti italiani riempivano le piazze in settanta città contro il decreto scuola, proprio per sostenere una scuola e un’Università diversa, pubblica e di qualità, ma soprattutto, accessibile a tutti. Per nulla una coincidenza, la realtà ci dice che ormai non siamo più popoli facilmente gestibili.

Sandra Alvarez

Foto: mundiario.com, abc.es

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews