L’Irlanda chiude la sua ambasciata in Vaticano

La clamorosa rottura diplomatica si è consumata nel giro di tre mesi: era la fine di luglio quando il premier irlandese Enda Kenny e il Parlamento avevano duramente censurato l’operato della Chiesa cattolica, accusandola di sabotaggio delle inchieste sui preti pedofili.

 

Il Premier irlandese Enda Kenny

Di ieri la decisione di chiudere l’ambasciata irlandese presso la Santa Sede, ufficialmente per motivi esclusivamente economici (“per rispondere agli obiettivi del programma dell’Ue e dell’Fmi e riportare la spesa pubblica a un livello accettabile” – recita la nota diffusa da Dublino): l’Irlanda, paese tradizionalmente molto cattolico, non ha più una sede diplomatica presso il Vaticano.

Sebbene, ovviamente, questa clamorosa decisione non comprometta i rapporti diplomatici tra i due Stati, la rottura c’è e si sente, tanto che il Cardinale Sean Brady, Primate d’Irlanda, ha commentato con evidente preoccupazione la decisione del governo irlandese: “Questa decisione sembra mostrare poca considerazione per l’importante ruolo svolto dalla Santa Sede nelle relazioni internazionali e per i legami storici con il popolo irlandese”.

L’auspicio di Brady e che l’Irlanda possa tornare al più presto a nominare un ambasciatore presso il Vaticano, ma la situazione appare piuttosto complessa.

 

Andrea Corti

 

Foto da finanza.com e irishrollcall.com

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