L’insidioso avviso della Siae agli esercenti italiani è tutto un bluff

Nelle ultime settimane gli esercizi commerciali hanno ricevuto avvisi della Siae che li minacciano della galera qualora diffondano musica in qualsiasi forma

Il testo di un avviso della Siae mandato a centinaia di esercizi commerciali italiani (Fonte foto: www.ilfattoquotidiano.it)

Il testo di un avviso della Siae mandato a centinaia di esercizi commerciali italiani (Fonte foto: www.ilfattoquotidiano.it)

È da qualche giorno che in moltissimi esercizi commerciali italiani vengono lasciati degli avvisi dagli incaricati e dagli ispettori della SIAE, la Società Italiana degli Autori ed Editori, nei quali è chiaramente espressa la volontà di “sensibilizzare” tutti gli esercenti al pagamento della Siae, pena la galera.

I TESTI DI “SENSIBILIZZAZIONE” DEGLI AVVISI – Il testo delle comunicazioni recita: «Si comunica che la legge 633/41 art. 171 prevede la denuncia penale alle autorità di Polizia Giudiziaria in caso di mancata richiesta di autorizzazione alla Siae e dei relativi pagamenti in caso di diffusione o esecuzione musicale in qualsiasi forma. Si invita pertanto a regolarizzare la posizione nei tempi indicati onde evitare seguiti penalmente rilevanti».

Ma ne esistono anche altre versioni, nelle quali si può leggere: «L’installazione di apparecchi sonori quali radio, tv, lettori cd, pc, chiavette Usb, ecc., in pubblici esercizi, negozi, magazzini, alberghi, strutture extra alberghiere, ecc., è soggetta al rilascio di una preventiva autorizzazione da parte della Siae ed alla corresponsione di un canone di abbonamento». In pratica, questi avvisi hanno lo scopo di convincere i proprietari di esercizi commerciali italiani che, se diffondono musica “in qualsiasi forma” nei loro locali e non pagano la Siae, finiranno in galera.

E’ DAVVERO COSI’? – Siccome dalla nota diffusa dalla Siae a tutti gli esercenti italiani si desume che bisogna pagare una tassa alla Società Italiana degli Autori ed Editori anche se semplicemente si è in possesso, all’interno del proprio locale pubblico, di una chiavetta Usb o di una radio, è ovvio che la maggior parte degli esercenti si siano rivolti alle Autorità di vigilanza per capire se le cose stanno davvero così.

(Fonte foto: www.wikipedia.org)

(Fonte foto: www.wikipedia.org)

DISINFORMAZIONE E ALLARMISMO – Naturalmente, le cose non stanno proprio così. Premettendo che diffondere musica ad un pubblico senza averne i diritti è illegale e che, se lo si fa eludendo determinate condizioni – le stesse che servono a diffondere qualunque altra opera creativa umana – si può davvero finire in carcere, è bene separare chiaramente il diritto d’autore dalla Siae.

Infatti, si può benissimo essere in regola con i diritti d’autore senza aver pagato la Siae e, ovviamente, senza rischiare di finire in carcere. Si è in regola, infatti, quando si diffonde musica legalizzata dallo stesso autore – che ne ha tutti i diritti -  o quando si tratta di musica di pubblico dominio o, ancora, quando la musica che si diffonde nel proprio esercizio commerciale è licenziata da un’altra società equivalente alla Siae.

Quindi, questo genere di avvisi stanno diffondendo informazioni fasulle, che riscrivono e reinterpretano la legge sul diritto d’autore a vantaggio solo della Siae. Non resta che aspettare l’intervento dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato per mettere fine a questo tipo di disinformazione e di allarmismo e per tranquillizzare le centinaia di esercenti italiani che si sono spaventati all’idea di dover corrispondere alla Siae una tassa solo perché il proprio locale è dotato di una radio o di una chiavetta Usb o anche solo della tv per ascoltare la musica.

Mariangela Campo

@MariCampo81

 

 

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