Lincoln, gli ultimi mesi di vita del più importante presidente degli Stati Uniti- Recensione

Lincoln Steven Spielberg

Locandina del film (foto: cineblog.it)

Uno dei periodi più significativi per la storia statunitense viene raccontato in Lincoln, imponente film (come sempre nella filmografia di Steven Spielberg) che segue lo sguardo di chi ne è stato il maggiore protagonista, in qualità di 16° Presidente degli Stati Uniti d’America.

Percorrendo gli ultimi quattro mesi prima del suo assassinio avvenuto il 14 aprile 1865, lo spettatore entra da subito nel vivo della storia come se gli venisse raccontata dallo stesso Lincoln; è lui che fa da cinepresa mostrando la realtà di un periodo complesso e deteriorato dal prolungarsi della guerra di secessione.

In effetti non è ben chiaro se sia proprio lui il soggetto del film (considerando anche il titolo) o gli avvenimenti che hanno condotto all’abolizione della schiavitù, dal momento che su Lincoln arrivano solo informazioni relative agli eventi mentre tutto l’intreccio è incentrato esclusivamente sulla discussione politica. Di contro, la sua personalità viene delineata con dovizia di particolari dando sin da subito l’idea di un uomo determinato, ma allo stesso tempo sempre dosato nelle reazioni, saggio e rassicurante, come se in lui ci fosse sempre la risposta giusta al momento giusto.

Nella sua interpretazione, il camaleontico Daniel Day Lewis riesce nella difficile prova di rendere palpabile la tensione dei giorni precedenti la sottoscrizione del 13° emendamento e “visibile” la necessità di quella firma che ha cambiato le sorti del mondo intero. Quest’aria, però, si respira a pieno solo dopo la prima metà del film. Fino a quel momento il ritmo è lento, fiacco, l’ambientazione cupa e il dialogo risulta noioso e decisamente macchinoso, poi ad un tratto la svolta: la narrazione prende vita, i dialoghi sono più accesi e l’atmosfera di trepidazione per l’avvicinarsi del voto finale giunge fino allo spettatore che, coinvolto dalla scena, quasi dimentica il finale e si ritrova sulla sua poltrona a sperare in quella firma.

Lincoln Steven Spielberg

Daniel Day Lewis nei panni di Abraham Lincoln (foto: cinema.it.msn.com)

Ciò che convince meno è la voce di Lincoln, doppiata da Pierfrancesco Favino. Senza nulla togliere alla indiscutibile bravura dell’attore, la sua prestazione non si addice minimamente a un uomo così imponente e statuario quale è stato Abraham Lincoln e, di conseguenza, non può essere credibile. Invece, la scelta del cast è probabilmente il punto di forza di questo film: oltre al protagonista, tra gli attori figurano la celebre mamma di Forrest Gump, Sally Field, eccellente nel ricoprire il ruolo della moglie di Lincoln, depressa in seguito alla scomparsa prematura del figlio Willie, e un’impeccabile Tommy Lee Jones nei panni di un repubblicano illuminato che userà tutti i mezzi a sua disposizione per raggiungere un numero di firme sufficiente a poter far passare l’emendamento.

Candidato a ben undici premi Oscar, tra cui le tre interpretazioni oltre alla nomination per la regia, non si può certo dire che non si tratti di un film difficile non solo da seguire, ma anche da realizzare, considerando per giunta che, quando si parla di politica, si rischia sempre di cadere in equivoco, in questo caso in ambito di storia americana, nel voler rendere il tutto il più verosimile possibile.

(Foto: cineblog.it / cinema.it.msn.com / muviesushi.it)

Stefania Scianni

[youtube]http://youtu.be/BCRxtewzlZ4[/youtube]

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