Ligabue, ‘Mondovisione’: la recensione. L’album delle contraddizioni

Esce il 26 novembre il nuovo album di Luciano Ligabue, 'Mondovisione': la recensione. Non un album da primo ascolto, spicca la ballata 'Per sempre'

Ligabue-Mondovisione-copertina-cd

La copertina dell’album

Ligabue va in Mondovisione: da mezzanotte è disponibile su iTunes e nei negozi di dischi il nuovo album del rocker di Correggio. A tre anni dal pluripremiato Arrivederci, mostro! (8 dischi di diamante e 480mila copia vendute) il Liga si presenta con un nuovo lavoro di inediti (12 brani, più due intermezzi strumentali) che sulla carta ha tutti i crismi della svolta. Un’indicazione su tutte: addio a Corrado Rustici, che aveva curato la produzione da Primo tempo (2007) fino al mostro, e esordio in produzione per Luciano Luisi, membro della band dal 2008, polistrumentista e programmatore.

I molti che avevano storto il naso di fronte alle frequenti contaminazioni elettroniche di Rustici (Elisa, Negramaro, Giusy Ferreri e Noemi tra i suoi pupilli) avranno pensato ad un ritorno al passato ed una svolta in questo album. Così sarà, ma in maniera un po’ particolare: la nostra recensione.

PACKAGING – La Warner non lesina mai con il Liga: la confezione in cartone rigido, con il globo in copertina ed il nome dell’album in leggerissimo rilievo traslucido , è di qualità e grande impatto. Booklet ricchissimo: 40 pagine a colori con testi e foto all around the world che richiamano il titolo dell’album. L’interno di un aeroporto ad abbracciare idealmente il giro musicale del globo in seconda e terza di copertina.

RECENSIONE – Dicevamo del passaggio da Rustici a Luisi: si sente. Meno contaminazioni elettroniche da studio (ed è un bene), ma anche meno chitarre e troppo pianoforte (ed è un male). A scatola chiusa ci si sarebbe aspettati un album rock, e Mondovisione non lo è. Piacerà a chi compra il “prodotto” Ligabue da fan, ma faticherà a convincere gli scettici al primo ascolto, anche – soprattutto? – per la pessima scelta del secondo singolo Tu sei lei.

Nelle interviste di rito di questi giorni il Liga ha dichiarato che è un album d’amore: ce n’è, sia nei testi che nelle sonorità, ma Mondovisione è, a nostro parere, un album di grandi contraddizioni. Non è un caso che la tracklist si apra con una intro di chitarra e pianoforte, quasi a sottolineare il passaggio di consegne. Il muro del suono è il classico pezzo rock alla Ligabue, candidato a pieno titolo – alla pari del primo singolo Il sale della terra – all’onore/onere di opener del tour negli stadi 2014. La versione studio non rende probabilmente giustizia alle potenzialità live del brano. In contraddizione si passa a Siamo chi siamo, pezzo più lento con il bouzouki a precedere l’ingresso (ancora…) del piano, che la fa da padrone sul tema generale della canzone e guida l’orecchio fino alla chiusura. Intro molto particolareggiata, ma di certo non uno dei migliori dell’album. Saranno contente le ragazze di Torino e Salerno, citate nel testo.

ALLA LINKIN PARK, MA PIACE - Il volume delle tue bugie sembra una prosecuzione ritmica e sonora del brano precedente, ma la contraddizione positiva è l’andamento in crescendo della batteria ed un bell’ingresso improvviso di chitarra sul finale, con due linee musicali che si incrociano. La neve se ne frega tiene fede al nome: attesissima (e probabilmente nel cassetto da molto, considerando che l’omonimo libro è datato 2004) e cadenzata, addormenta quasi i sensi prima della botta rock de Il sale della terra, che ha fatto gridare ad un Ligabue versione Linkin Park. Episodio isolato: in violenta contraddizione (ma va?) col brano che la precede, è probabilmente il pezzo da stadio più riuscito.

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Ligabue in Arena a Verona durante le date del 2013 (Facebook: Ligabue)

Capo Spartivento è un suggestivo intermezzo strumentale dalle atmosfere ovattate, interrotto all’improvviso dalla batteria che apre il secondo singolo Tu sei lei. Senza giri di parole: piacerà alle quindicenni sognanti in esubero ormonale, che comprano Ligabue a scatola chiusa e che si scioglieranno in lacrime sul video. A chi scrive non piace, e la scelta di lanciarlo come secondo singolo appare un raro atto di autolesionismo musicale. Skippando è il turno di Nati per vivere, ed è impossibile non pensare alla Nato per me di Fuori come va?. Nulla a che vedere (contraddizione?): qui il riff di chitarra è incalzante e la coppia Poggipollini-Bossini quasi copre la voce del Liga al momento del ritornello. Un non so che di anni ’70.

LA PIÚ BELLA - La terra trema amore mio è una dedica all’Emilia piegata sulle gambe dal terremoto del 2012. La delicatezza e l’accuratezza dell’arrangiamento rimandano alle atmosfere “sacrali” di Quando mi vieni a prendere. Batteria quasi in loop, chitarra graffiata e pianoforte “trascinato”. Tappeto sonoro curatissimo, uno dei pezzi migliori dell’album. Il migliore, invece, è di gran lunga la traccia numero 10: Per sempre. A dispetto del titolo un po’ Moccia-style, è una splendida ballad molto emotiva, con immagini di intimità domestica – il padre e la madre – a racchiudere la seconda strofa che parla di un amore lontano. Pezzo in puro stile Liga: testo coinvolgente, refrain che cattura al primo ascolto e assolo di chitarra (persino troppo breve). Piacerà, e se non vi piacerà allora non capite nulla di musica e datevi all’uncinetto, amen.

ligabue-mondovisione-stamppa

Alla presentazione ufficiale alla stampa (Facebook: Ligabue)

La canzone che forse più di tutte rende al meglio il concetto di contraddizione in questo album è Ciò che rimane di noi: un testo molto cupo (riferimenti alla perdita in grembo di un figlio della sua attuale compagna, ndr), quasi parlato a tratti pessimistico. L’unghia del basso gratta insistente, prima di venire sepolta da un ritornello aggressivo. Molto suonata, destinata a piacere di più man mano che la si ascolta. Traccia più lunga dell’album (4 minuti e 40).

L’altro intermezzo strumentale è morriconiano sin dal titolo, Il suono, il brutto e il cattivo. E – contraddizione più, contraddizione meno – verrebbe da chiederci cosa ci faccia nell’album. Con la scusa del rock’n'roll chiude la trilogia ideale aperta con Sogni di R&R (1990, Ligabue) e proseguita con In pieno rock’n'roll (2002, Fuori come va?). Testo più disimpegnato e leggero dell’album, tra chitarre malmenate e “quando uscivo cercavo solo di non morire”. Titoli di coda su Sono sempre i sogni a dare forma al mondo: una “chiudi-concerto” sin dal messaggio, come lo era Il meglio deve ancora venire. Ritornello quasi “rincorso” a causa della lunghezza del titolo, e qui Luisi si prende il centro della scena con il pianoforte. Bello il finale in crescendo.

VOTO FINALE - Abbiamo letto e sentito recensioni che parlano di un album musicalmente molto vario (sottoscriviamo) e di uno dei migliori Ligabue (non siamo d’accordo). Il Liga con Mondovisione sembra svoltare verso un cantautorato alla sua maniera, ben lontano dall’idea italiana classica italiana del termine. Le contraddizioni? Musicali, nel passare da un pezzo all’altro, e a volte anche testuali: alcune scelte sembrano un po’ spigolose all’orecchio di chi ascolta. Per non parlare di quelle discografiche: Tu sei lei come secondo singolo proprio non va giù. Ma d’altronde Ligabue ha presentato Mondovisione tanto con il concetto canonico del termine (“La fine del mondo in mondovisione?”), quanto con l’idea di visione globale dello stesso. E qualcuno può forse dire che non esistono contraddizioni al mondo d’oggi? Voto finale: 7 (da rivedere dopo una settimana di ascolti).

Francesco Guarino
@fraguarino

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13 Risponde a Ligabue, ‘Mondovisione’: la recensione. L’album delle contraddizioni

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    gianmarco 26/11/2013 a 09:56

    Guarino recensione azzeccatissima! Tuttavia darei uno 0.5 in più per siamo chi siamo, riascoltala e vedi che cambierai parere :) I bocca al lupo!

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    Francesco Guarino 26/11/2013 a 11:53

    Sono sempre più convinto che non sia un album da primo ascolto: di primo acchitto “Siamo chi siamo” non mi ha preso molto. Rimandata – per l’appunto – ma non bocciata.

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    antonino 26/11/2013 a 23:50

    Anch’io concordo appieno con la tua recensione. Da vecchio fan di Ligabue questo album mi ha lasciato un pò… direi perplesso, ma non credo sia nemmeno il termine giusto.A differenza di altri io ho adorato Arrivederci Mostro proprio perchè mi piacciono le chitarre dure , i suoni elettrici ,che sembrano dare anche molta vitalità alle canzoni , probabilmente una delle caratteristiche che più mi attraevano delle canzoni del Liga . Qui invece ho trovato un album malinconico, cupo ,oserei dire anche depresso molto lontano dal Ligabue che conosco . Per carità un bel album ma molto poco rock e troppo pop…volendo estremizzare , secondo te sarebbe esagerato dire che è il più brutto del liga ? (mi sono soffermato sull’ aspetto musicale , i testi sono bellissimi molto meglio di quelli del “mostro”)

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    Francesco Guarino 27/11/2013 a 00:24

    Ciao Antonino,

    definirlo il più brutto credo sia eccessivo, o comunque prematuro. E’ un album con molte più sfumature, che passa dal disimpegnato (Nati per vivere) all’intimo (Ciò che rimane di noi), dal rock vecchia maniera (Con la scusa del rock’n'roll) alla quasi sacrale “La terra trema amore mio”. Contraddizioni a vario titolo, come le ho definite. Comunque merita tempo e più di un ascolto, prima di bocciarlo o promuoverlo. Non cambio idea sul secondo singolo: bruttino e a mio parere discograficamente sbagliato.

    FG

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    Luca 28/11/2013 a 01:13

    Buonasera! Complimenti per la recensione, curata e precisa. Sono un seguace del Liga da vent’anni, ho seguito tutta la sua metamorfosi musicale con enorme dispiacere, anche se continuo a pensare che il suo forte ultimamente siano i testi rispetto alla musica che a tratti appare a mio avviso commerciale. Quest’album rispetto ai precedenti sembra però molto più curato anche dal punto di vista strumentale. Concorda?

    Analizzando le canzoni, trovo bellissime La neve se ne frega e Ciò che rimane di noi (per me un vero capolavoro). La canzone finale sarà quella che chiuderà i concerti, non mi dispiace. Tu sei lei è da bambine adolescenti avrei evitato sinceramente di inserirla addirittura.

    Le altre canzoni purtroppo le ho ascoltate poco per poter dare un giudizio. Mi prometto di darle il mio parere complessivo tra una decina di giorni. I vecchi fan del Liga si devono rassegnare, non sentiremo più canzoni del calibro di Angelo della nebbia o I duri hanno due cuori.

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      Francesco Guarino 28/11/2013 a 03:00

      Salve Luca,

      ha colto il segno del passaggio da Rustici a Luisi: ci sono tante piccole sfumature in ogni singola canzone, che rendono l’album molto più “curato” dal punto di vista delle sonorità. Credo che la grande differenza nel passaggio di produzione sia proprio questa: per quanto un “mostro” discografico, Rustici ha forse omologato un po’ troppo il suono degli ultimi artisti di spicco da lui prodotti (i succitati Negramaro, Elisa e Noemi). Senza dimenticare che il suo lavoro sulla parte sonora – almeno negli ultimi 2 casi – doveva lasciare spazio alle doti vocali delle interpreti.
      Lavorare con Luisi, che affianca Ligabue “sul campo” da ormai quasi un decennio, ha prodotto un’accuratezza degli arrangiamenti molto suggestiva.
      Su “Ciò che rimane di noi” confermo quanto scritto nel pezzo: più la si ascolta e più piace. E adesso mi piace molto.

      Credo che qualcosina di questo disco rimarrà negli anni. Ma cosa e quanto, lo dirà solo il tempo. Ed i live.

      Saluti

      FG

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    gianmarco 29/11/2013 a 23:35

    Ammetto che probabilmente sia un album da capire col passar del tempo, e che quindi al primo ascolto non si possa giudicare bello o brutto. Io di Rustici ho odiato l’artificialità inserita in Arrivederci Mostro, le canzoni sembravano finte appunto per come venivano gestite nel mixer di studio. Questo invece sembra un album più vero, dove le parole svettano sui suoni. Non è detto che sia però quello che noi amanti del Liga vorremmo. Insomma mi sembra a primo acchito, anche se oramai sono tre giorni che lo ascolto un album triste, cioè proprio invernale. Probabilmente Ligabue starà vivendo un periodo della vita in cui ha deciso consapevolmente di girare su questi ritmi, più animisti e cupi. Non posso dimenticare il loop di Nome e Cognome, lì ll suo rock era allegro!!! Oltre che un bel rock. Adesso non so è come se quei suoni non voglia più riprodurli, e sembri attenzionare solo le parole invece che la musica.

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      Francesco Guarino 30/11/2013 a 15:44

      Ciao Gianmarco,

      in “Mondovisione” c’è molta attenzione sia alla parte sonora che a quella testuale. Ne fa le spese il rock vecchio stampo, indubbiamente. Credo che faccia parte del percorso artistico del nuovo Liga: un po’ meno rocker, un po’ più cantautore.

      FG

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  7. avatar
    Emanuele 30/11/2013 a 01:15

    complimenti per la recensione che condivido totalmente soprattutto su “tu sei lei” che penso sia una delle peggiori in assoluto di Ligabue.
    Suona strano questo album ma credo sia un passo avanti rispetto al mostro…canzoni come per sempre, la neve se ne frega e soprattutto ciò che rimane di noi resteranno.

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    • avatar
      Francesco Guarino 30/11/2013 a 15:50

      Ciao Emanuele,

      album diversi, sonorità diverse. Onestamente, “Arrivederci, mostro!” mi piacque molto di più al primo ascolto, ma oggettivamente credo che alla fine siano “rimasti” meno pezzi di quanti immaginavo. Per “Mondovisione” credo che la risposta migliore la daranno i live.

      Buona giornata

      FG

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    Alyssa 20/12/2013 a 15:57

    No no, non è l’album più brutto, perché dire “brutto” non è giusto per rispetto del buon lavoro che Luciano ha sempre fatto rispetto alla maggioranza degli artisti italiani che sono sempre stati ripetitivi. Ma tra la sua discografia è sicuramente il meno bello.

    Rustici per quanto artificiale ha restituito un suono duro e aggressivo ai brani di Arrivederci Mostro, affidarsi a Luisi, un tastierista, ha reso il suo lavoro più lento e malinconico.

    Finché non si torna a realizzare brani con Max Cottafavi non si potrà mai dire che “il Liga è tornato alle origini”, quei riff che tutti conosciamo a memoria e quel sound appartiene a un’epoca da cui non si torna. E ormai superati i 50 Luciano sarà sempre più cantautore e meno rock, basti vedere la differenza tra Lambrusco e Popcorn dove il 70% dei pezzi era un tiro bello zeppo di riff e quest’album invece per il 70% dei brani sono nostalgici lentoni interiori.

    Che va anche bene, ma è ovvio che è un altro Ligabue destinato a non ripetere il trittico coi ClanDestino.

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  9. avatar
    Alessandro 30/12/2013 a 22:34

    Seguo Ligabue da quando è partito , dal suo primo album dell’ormai lontano 1990. Condivido gran parte della tua recensione approfondita ma forse con troppe luci e poche ombre. Il disco anche dopo molti ascolti suscita diverse perplessità, dopo tre anni di silenzio era lecito aspettarsi molto di piu’ , non siamo ai titoli di coda o ai colpi a vuoto di un pugile già suonato , ma non siamo certo in linea con la vecchia produzione di Ligabue.
    Perfettamente in linea purtroppo con la qualità musicale di “arrivederci mostro” onestamente il sette in pagella mi sembra veramente esagerato.
    Non credo onestamente di poter citare come degne di note piu’ di tre canzoni su 14. Un pò pochine no ?! Voto 5,5.

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    Marco 08/01/2014 a 14:45

    Concordo con Alessandro sul 5.5, dal quale però mi discosto nel giudizio su “Arrivederci Mostro”: a me piacque molto e pensai in un’inversione di tendenza rispetto a “Nome e Cognome”, poco ispirato e troppo “orecchiabile”. Io, francamente, tra le canzoni veloci o rock l’unica che salvo ( e mi piace parecchio) è Il Muro Del Suono, e non mi dispiace l’inserimento del tappeto sonoro delle tastiere. Non mi convincono per nulla invece i due pezzi che “rimanderebbero” al vecchio Liga, cioè Nati Per Vivere e Con La Scusa… Tra le ballad, anche per me sta crescendo “Ciò Che Rimane Di Noi”, che con “Per Sempre”, e appunto la canzone che apre il disco, è la migliore del lotto. Ma sento la mancanza anche di un Liga che canti e non reciti il testo, insomma di quello di “Ho Messo Via” oppure “Certe Notti”. Diciamo che oramai sono (siamo?) abituato piacevolmente alla voce e allo stile del Liga, tanto da accogliere in maniera positiva i suoi nuovi lavori, ma se invece di scoprirlo nel ’91 con “Lambrusco..” lo avessi scoperto oggi con “Mondovisione” probabilmente non lo seguirei come invece ho fatto negli anni…

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