Libriuniamoci – 150 anni di Unità d’Italia e di libri

Quando si legge Italo Calvino si ha sempre la sensazione di leggere qualcosa che sia stato scritto pochi anni, pochi giorni fa, questo perché Calvino ha avuto la meravigliosa capacità di scrivere di tutto, per tutti e in modo che ogni storia raccontata fosse al contempo particolare e universale, regalando ai suoi scritti il dono dell’atemporalità.

“Il sentiero dei nidi di ragno” non fa eccezione. Scritto nel 1947, appartiene al gruppo delle opere neorealiste di Calvino che partecipò attivamente alle lotte partigiane tra le fila della seconda divisione di assalto Garibaldi e che decise di raccontare la realtà partigiana in questa sua prima opera e nei racconti di “Ultimo viene il corvo”.

Il protagonista della storia è Pin, un ragazzino che i suoi coetanei evitano o picchiano e che gli adulti maltrattano, con una sorella – la Nera di Carrugio Lungo – che si concede per denaro ai soldati tedeschi. E proprio al marinaio della Kriegsmarine cliente abituale di sua sorella, Pin ruba una pistola, una P38 di quelle diventate famose in Italia a partire dagli anni Sessanta, per consegnarla a un uomo misterioso di cui Pin intuisce solo sia un antifascista. Così inizia l’inconsapevole e fortuita avventura partigiana del piccolo protagonista, un viaggio che inizia dalla prigione in cui finisce per il furto della pistola e che prosegue nei luoghi della resistenza clandestina, dove Pin incontra dei personaggi da cui impara sempre e comunque qualcosa, un percorso che sviluppa la coscienza sociale del ragazzo, la fiducia nel genere umano, la lotta per un valore più alto che non sempre si comprende, ma che si sente.

Calvino racconta una storia piccola piccola, uno spaccato non particolarmente colorito delle lotte partigiane, ma da cui è facile comprendere lo spirito dei combattenti della resistenza italiana, di tutti quelli che per caso sono stati travolti dagli eventi. Lo stesso Calvino nella prefazione dell’edizione del 1964 dichiara:«Inventai una storia che restasse in margine alla guerra partigiana, ai suoi eroismi e sacrifici, ma nello stesso tempo ne rendesse il colore, l’aspro sapore, il ritmo».

Lontano dal sentimentalismo di Cassola, Calvino racconta le avventure di un pugno di anonimi partigiani che vivono come Robin Hood e i suoi seguaci nella foresta di Sherwood e che potrebbero essere loro o potrebbero essere i Mille, un qualsiasi gruppo di uomini e donne che, nella clandestinità e nel pericolo, lotta.

Nel 1987 Calvino scrisse la presentazione per la riedizione de “Il sentiero dei nidi di ragno”: «Sapevo bene che tanti grandi avvenimenti storici sono passati senza ispirare nessun grande romanzo, e questo anche durante il secolo del romanzo per eccellenza; sapevo che il grande romanzo del Risorgimento non è mai stato scritto… Sapevamo tutto, non eravamo ingenui a tal punto: ma credo che ogni volta che si è stati testimoni o attori d’un’epoca storica ci si sente presi da una responsabilità speciale».

Italo Calvino

La responsabilità sentita da Calvino è la stessa che spesso sembra sfuggire a molti, non solo nella vita di oggi, ma anche nel ricordare la vita di ieri, la storia di ieri. Il movimento partigiano ha contribuito non poco alla stabilizzazione della situazione italiana eppure si sta perdendo anche questo pezzo di storia che invece andrebbe rivalutato, analizzato, interpretato e spiegato ai più giovani.

Il Paese è unito da centocinquant’anni, ma non lo ricordiamo e in questi centocinquant’anni la storia ci ha travolti come travolge Pin nel racconto di Calvino, in un susseguirsi di alti e bassi e di continue lotte per i motivi più disparati, soprattutto per la libertà di ogni cittadino e del Paese stesso.

Perché leggere oggi un libro di Calvino ambientato nella Liguria della seconda guerra mondiale? Solo per ricordare che la lotta per la libertà non è finita con l’Unità d’Italia: il 17 marzo del 1861 la lotta è iniziata e ancora non si è conclusa, ma abbiamo smesso di esserne consapevoli e protagonisti.

«Pin ha sempre desiderato di vedere dei partigiani. Ora sta a bocca aperta in mezzo allo spiazzo davanti al casolare e non può fissare l’attenzione su uno che ne arrivano altri due o tre, tutti diversi e bardati d’armi e di nastri di mitraglia. Possono sembrare anche dei soldati, una compagnia di soldati che si sia smarrita durante una guerra di tanti anni fa, e sia rimasta a vagare per le foreste, senza più trovare la via del ritorno, con le divise a brandelli, le scarpe a pezzi, i capelli e le barbe incolti, con le armi che ormai servono solo a uccidere gli animali selvatici».

(Da “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino, 1947)

Francesca Penza

Foto via: http://www.babelio.com

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