Libriuniamoci – 150 anni di Unità d’Italia e di libri

Forse non tutti sanno che Fratelli d’Italia non è solo l’incipit del Canto degli Italiani, nostro inno nazionale, ma anche il titolo di una raccolta di scritti politici dello stesso Goffredo Mameli, pagine a cui il giovane patriota affidò le sue riflessioni storiche e politiche.

Del resto anche Mameli non è un personaggio molto conosciuto, soprattutto perché è morto giovanissimo, appena ventiduenne, quando ancora tutto doveva compiersi e quando ancora si preparava il futuro dell’Italia come la intendiamo noi oggi.

Contrariamente a quanto accaduto ad altri patrioti italiani, anche le raffigurazioni pittoriche di Mameli – di qualsiasi tipo – che ci sono giunte sono pochissime: solo due disegni risalenti al 1849, anno della sua morte, e una litografia, in cui il poeta appare molto più maturo di quanto non fosse, forse a causa dei baffi e del “pizzetto” che, secondo la moda dell’epoca, gli coprono quasi tutta la parte inferiore del volto.

Nel corso degli anni Mameli – come molti altri difensori della Patria di ogni epoca – è stato più volte scomodato da una rilettura in chiave ideologica del suo personaggio e della sua vita, persino il Fascismo lo rese simbolo della giovinezza fascista, quella stessa giovinezza che si getterà – con fede e veemenza – nell’impresa di Salò: nulla di più lontano dal reale pensiero del giovane.

Com’è logico pensare, queste riletture estremamente politicizzate della vita di Mameli hanno fatto sì che molti dei valori essenziali che guidarono la sua esistenza andassero persi, così, per ritrovare la dimensione della virtù e del credo del giovane poeta, può essere utile immergersi nelle pagine di Fratelli d’Italia.

La definizione di un’identità italiana che riesca ad andare oltre l’ingerenza della Chiesa è uno dei temi che ritroviamo nella breve opera di Mameli, un tema che appare quanto mai attuale, nonostante siano passati anni dalla nascita dello Stato laico e che sarà attuale forse per sempre, visto che l’Italia ha il “privilegio” di ospitare entro i suoi confini il piccolo stato di Città del Vaticano: pochi chilometri quadrati di terra il cui peso politico e sociale si fa quotidianamente sentire.

L’altro filone di riflessioni riguarda Roma, una Roma che ricalca l’antica Roma repubblicana resa grande dalla

L'unica litografia raffigurante Goffredo Mameli

scelta degli antichi, esempi di virtù e amor patrio, doti affiancate a una lealtà incondizionata. Nel binomio virtù e lealtà non si fa fatica a scorgere l’idea machiavelliana del Principe, mentre nella scelta virtuosa degli antichi si legge la concezione illuminista e dei rivoluzionari francesi e americani.

In Fratelli d’Italia scopriamo un Mameli sconosciuto, per lungo tempo relegato in un angolo da chi ha scritto la storia, ignaro del fatto che Mameli la Storia l’ha fatta.

Alla lettura di questo libello non possono non seguire una serie di considerazioni sull’Italia come stato, sui suoi simboli – dalla bandiera allo stesso inno nazionale – sul futuro di uno Stato oggi incapace di rigenerarsi e rinnovarsi, schivo di categorie politiche obsolete e di una classe politica inadeguata e del tutto priva di qualsivoglia tipo di coscienza storica, politica, sociale ed economica.

Una curiosità sul nostro inno nazionale. Il Canto degli Italiani – che ostinatamente chiamiamo Fratelli d’Italia – è ufficialmente l’inno del nostro Paese solo dal 2006, quando è stato inserito nella Costituzione con la modifica dell’articolo 12 della Carta Costituzionale. A sceglierlo come inno nel 1946 fu il repubblicano Cipriano Facchinetti a cui si deve il decreto transitorio relativo proprio al Canto degli Italiani.

«L’insurrezione accenna voler chiamare un’altra volta in campo gli Italiani. Con quale bandiera v’andranno? Cominceranno la guerra gridando “viva la monarchia”, o “viva la Repubblica”? Noi non vorremmo né l’una cosa né l’altra. Dare senz’altro l’Italia un’altra volta nelle mani al principio che l’ha tradita ci parrebbe ormai qualche cosa di peggio che una stoltezza».

(Da Fratelli d’Italia, Goffredo Mameli)

Francesca Penza

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