Libriuniamoci – 150 anni di Unità d’Italia e di libri

In Vita d’un uomo lo stesso Ungaretti disse della sua raccolta L’Allegria: «Questo vecchio libro è un diario. L’autore non ha altra ambizione e crede che anche i grandi poeti non ne avessero altre se non quella di lasciare una sua bella biografia. Le sue poesie rappresentano dunque i suoi tormenti formali, ma vorrebbe si riconoscesse una buona volta che la forma lo tormenta solo perché la esige aderente alle variazioni del suo animo, e, se qualche progresso ha fatto come artista, vorrebbe che indicasse anche qualche perfezione raggiunta come uomo. Egli si è maturato uomo in mezzo ad avvenimenti straordinari ai quali non è stato mai estraneo. Senza mai negare le necessità universali della

poesia, ha sempre pensato che, per lasciarsi immaginare, l’universale deve attraverso un attivo sentimento storico, accordarsi colla voce singolare del poeta».

La seconda proposta di questo mese della nostra rubrica dedicata ai centocinquant’anni dell’Unità d’Italia ci catapulta nel mondo della poesia, in quell’universo enorme, spesso sconosciuto, temibile e fantastico al contempo, una realtà che ci costringe a confrontarci con la necessità non solo di interpretare, ma di sentire e di esacerbare la nostra empatia

con l’autore e con il suo vissuto, fondamentale anche nella lettura del testo più banale.

Oggi vi proponiamo una raccolta di poesie di Giuseppe Ungaretti L’Allegria, inizialmente pubblicata col titolo Allegria di naufragi che tutt’ora è quello con cui i libri di letteratura scolastici presentano l’opera, che tanto si odia quando tra i banchi di scuola si è costretti a studiarla, quanto si ama quando la si riscopre per scelta.

Tutta la raccolta prende le mosse dalla Prima Guerra Mondiale, conflitto in cui lo stesso Ungaretti fu impegnato e

Un'immagine di Giuseppe Ungaretti sul Carso

che segnò la sua esistenza e i suoi scritti, così come la storia dell’Italia e del mondo intero, fino a quel momento sprofondato in una strana e ovattata inerzia.

I versi di Ungaretti sono scarni, essenziali, diretti e, pur spalancando le porte a infine interpretazioni,  pochi dubbi lasciano sui valori e i principi che dovrebbero guidare l’umanità intera, gli ideali di fratellanza e umanità che la guerra rende alieni.

La sua esperienza sul Carso – dove combatté da volontario con il 19° reggimento di fanteria – i duelli, l’insegnamento, la letteratura, le amicizie, l’adesione al Partito Fascista hanno fatto di Ungaretti un grande testimone della storia del nostro Paese, un testimone privilegiato che ha saputo trarre forza dalla sua sensibilità letteraria e barcamenarsi tra le acque burrascose del Novecento.

Pochi hanno saputo, come lui, immortalare le battaglie del primo conflitto mondiale, pochi hanno restituito una vivida immagine degli ideali dei combattenti, pochi hanno saputo conservare la propria umanità, capaci di trasmetterla agli altri e non deve stupire la scelta di proporre Ungaretti in questa nostra rubrica: il Risorgimento era ormai lontano, ma sotto sotto ci sono le stesse speranze e gli stessi dubbi, la stessa Italia perennemente a spasso sull’orlo del precipizio.

Tra le più belle ed esemplificative poesie della raccolta Soldati, quasi un’epigrafe sulla condizione dei combattenti, ma anche dell’intero genere umano:

«Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie» (Giuseppe Ungaretti, 1918)

Francesca Penza

 

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