Libriuniamoci – 150 anni di Unità d’Italia e di libri

“Vieni via con me” è stato il più grande successo televisivo della scorsa stagione, forse di tutti i tempi, e leggendo il libro dove sono raccolti gli otto monologhi che hanno raccontato e incantato l’Italia non è difficile capire perché.

A dire il vero per comprendere le motivazioni di tanto successo – certo dovuto anche alla conduzione e alla scelta degli elenchi come strumento di informazione, racconto e denuncia – è sufficiente vivere nel nostro Paese e avere gli occhi aperti, cioè essere consapevoli della realtà in cui viviamo.

Così gli otto monologhi, che molti lettori di certo già conoscono, sono dedicati agli argomenti che monopolizzano il dibattito politico e sociale da un po’ di anni: Giuro, sull’Unità italiana, ma non solo; La macchina del fango, il meccanismo di diffamazione e delegittimazione tanto diffuso in Italia; La ‘ndrangheta al nord, da Osso, Mastrosso e Carcagnosso fino ai giorni nostri; Piero e Mina, la storia d’amore e di lotta di Piergiorgio Welby e Wilhelmine Schett; Rifiuti e veleni: la montagna tossica, la storia dei rifiuti di Napoli; La meravigliosa abilità del Sud, la storia di don Giacomo Panizza; Il terremoto a L’Aquila, il commovente e sconcertante racconto del terremoto e delle colpe; La democrazia venduta e il piroscafo della Costituzione, sulla inviolabilità della nostra Carta Costituzionale.

Non tutto il Paese, ma molto del nostro mondo è raccontato in queste poche pagine – appena 155 comprese prefazione, letture e ringraziamenti – che volano da Nord e Sud cercando valori universali che possano sconfiggere quello che di sbagliato c’è intorno a noi.

La particolarità di Saviano è che o lo si ama o lo si odia, ma in ogni caso è sempre bene non dimenticare che è un narratore e un cronista, che riporta i fatti così come lui li conosce, li vede, li percepisce. Ma soprattutto è bene non dimenticare che Saviano è un uomo, in verità poco più di un ragazzo, che aspirerebbe a condurre una vita normale.

Durante la puntata di “Che tempo che fa” in cui Fabio Fazio ha ospitato Saviano – dopo il successo della trasmissione condotta insieme – in occasione dell’uscita di “Vieni via con me”, Fazio ha fatto col suo ospite il consueto gioco delle scelte che propone spesso ai prestigiosi invitati. Partendo dall’elenco delle dieci cose per cui vale la pena vivere che Saviano presenta nella prefazione del libro, i due si sono lanciati in una serie di esclusioni che hanno fatto si rimanesse un solo elemento: «Fare l’amore in un pomeriggio d’estate. Al Sud». Ma il resto dell’elenco è decisamente interessante, umano, normale: l’espressione dei gusti, delle passioni e delle speranze di un essere umano.

I dieci motivi per cui vale la pena vivere sono diventati anche una campagna che lo scrittore ha lanciato in rete, proprio sul sito del nuovo libro, dove i lettori possono raccontare a tutti quali sono i dieci motivi per cui vivono, per cui vale la pena. Hanno scritto in tantissimi, così tanti che i motivi per vivere non possono essere più solo dieci.

“Vieni via con me” è un libro da leggere non solo una volta, ma ogni volta in cui ci chiediamo se siamo i soli a renderci conto che qualcosa non funziona, a pensare che se l’Italia si sbriciola non è possibile che nessuno lo veda. La scrittura è scorrevole e i testi sono molto fedeli ai monologhi televisivi originali. Le letture – una sorta di bibliografia concettuale – proposte alla fine del volumetto sono interessanti spunti di riflessione sugli argomenti proposti e molto altro.

Da evitare, però, il pensiero che leggere un libro cambi le cose. È proprio l’atteggiamento passivo che bisogna

Roberto Benigni e Roberto Saviano durante la prima puntata di "Vieni via con me"

combattere e abbandonare. Dobbiamo essere noi a raccontare altre storie, per non subirle, come ha detto lo stesso Saviano.

Di solito proponiamo un brevissimo estratto dall’opera  di cui abbiamo parlato, ma in questo caso l’operazione è difficile, vorrebbe dire dare priorità a un problema rispetto agli altri, quindi forse la scelta migliore è citare alcune delle parole che compongono la prefazione del libro, sperando che servano a far cogliere l’essenza del testo stesso.

«Non bisogna essere ingenui nel paragonare questa situazione a quella di Paesi dove esiste una censura totale dei mezzi di comunicazione. […] Non siamo preda di totalitarismi fascisti. Da noi però il meccanismo censorio è insidioso perché non è immediatamente riconoscibile. Mentre dalla direzione generale della Rai arrivavano pubbliche assicurazioni che “Vieni via con me” sarebbe andato in onda senza alcun problema, allo stesso tempo si alimentava la favola dei compensi astronomici e venivano diffuse cifre gonfiate il cui unico scopo era quello di far leva sulla disperazione del Paese».

Francesca Penza

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