Libri al rogo – L’ educazione delle fanciulle

educazione delle fanciulleRoma – «Oggi esistono due categorie di maschi. Quelli che sono presenti in casa e aiutano fattivamente. E quelli che non fanno niente e quando fanno qualcosa rompono l’anima. Prediamo l’esempio della spesa. Il maschio per sua natura odia fare la spesa. Certo, perché lui si annoia al supermercato. Tesoro. Invece noi ci divertiamo come pazze. Se tu fai la spesa da sola ci metti dieci minuti, al massimo un quarto d’ora. Se la fai con lui ci metti un giorno, un giorno e mezzo. Perché quando arriva al supermercato il pirlone sdà. Comincia: «Prendiamo questo?» E tu diventi tignosa, diventi vecchia, una vecchia tignosa. Allora per non diventare di quelle vecchie mogli acidine e tignosette, fai finta di niente, chiudi gli occhi».

Questa è solo una delle insopportabili banalità sciorinate da Luciana Littizzetto nel libro L’ educazione delle fanciulle scritto a quattro mani con Franca Valeri.

Nella  maggior parte delle recensioni che si possono leggere in rete, il libro è descritto come il frutto dell’unione di due voci separate da generazioni – Littizzetto è nata nel 1964 mentre Valeri nel 1920 – ma la verità  è che Littizzetto ha accordato il suo solitamente più brillante repertorio di battute alle esperienze di una donna come Franca Valeri. Risultato? Una sequela – per fortuna non troppo lunga, ma comunque non abbastanza breve – di luoghi comuni.

Se resta innegabile la distinzione di genere che nel nostro Paese ha imperato fino a pochi decenni fa, non si può dimenticare come sia ormai fuorviante prendere tutti gli uomini e farne un solo fascio, anche se, indubbiamente, ci sono abitudini e modi di fare che caratterizzano il maschio italico, e non solo.

Da molti definito un dialogo intelligente tra due  donne che raccontano proprio l’essere donna, l’opera sembra più che altro un susseguirsi di prese in giro di volta in volta riferite non solo agli uomini, ma anche alle stesse donne.

Se decenni di lotte per garantire l’istruzione anche alle donne e per la parità dei sessi – perché ostinarsi? Di fatto uomini e donne sono diversi, il che non vuol dire che un genere sia migliore dell’altro, sono alla pari sono in quanto membri della “razza” umana e come tali meritano entrambi considerazione e rispetto – hanno portato a un simile esempio di “letteratura” c’è da maledire le femministe.

Le due voci non sono accordate: l’una, sorprendentemente bacchettona, rivela i retaggi dell’educazione borghese ricevuta in famiglia, l’altra, priva della sua consueta verve, non risulta quasi mai autentica, se non quando parla del rapporto con i suoi figli.

Come si possono concepire e diffondere oggi certe idee? Una donna che sa cucinare, cucire, ricamare, sferruzzare, tenere in ordine la casa è necessariamente asservita al maschio sciovinista, incapace di lavare un piatto o di caricare una lavatrice? Non è forse vero che oggi molte donne si destreggiano più che bene tra menage domestico, lavoro e passatempi decisamente moderni, mentre gli uomini non mancano di lavare i propri panni da soli, anche se magari con l’ausilio di qualche foglietto acchiappacolore?

La nostra, oggi, è una trappola di genere che scegliamo ogni qual volta ci abbandoniamo al luogo comune: io, donna, lavo piatti, cambio pannolini, faccio spesa; tu, uomo, porti stipendio a casa. Salvo poi passare il sabato sera davanti alla tv guardando Sex and the city desiderando che qualcuno ci regali la famosa “parità”.

La scrittura è senz’altro scorrevole e godibile, mancasse anche quella il libro sarebbe da mandare al macero insieme a tutte le distinzioni di genere e i luoghi comuni su uomini e donne.

L’educazione delle fanciulle, di Luciana Littizzetto e Franca Valeri, Einaudi, € 10.

Francesca Penza

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