Libri al rogo – ‘La nausea’ di Jean-Paul Sartre

sartreJean-Paul Sartre è una delle menti più brillanti del secolo scorso. Su questo probabilmente nessuno ha nulla da obiettare. Filosofo, scrittore, drammaturgo, critico letterario, Premio Nobel nel 1964 (che lo stesso Sartre rifiutò, in quanto a suo avviso «nessun uomo merita di essere consacrato da vivo»). Un genio immenso, le cui teorie filosofiche rappresentano uno dei cardini sul quale poggia buona parte della cultura del secolo scorso. Ma anche i grandi, talvolta, falliscono. E’ il caso, secondo noi, de La nausea, con buona pace di tutti coloro che amano questo (finto) romanzo.

Iniziato nel 1932 e pubblicato nel 1938 dopo molte revisioni, La nausea è uno dei manifesti del pensiero esistenzialista del filosofo francese, nonché uno dei suoi testi più famosi e celebrati. Il suo protagonista Antoine Roquentin è diventato uno dei modelli del personaggio letterario moderno: solo, disilluso, colto, brillante pensatore e acuto osservatore sia della sua intimità che del mondo esterno. Il problema di questo romanzo, o meglio di questo volume, è la totale assenza di un intreccio: il protagonista vive in una piccola cittadina francese dove svolge le sue ricerche per una tesi di storia su un avventuriero del XVIII secolo, il signor de Rollebon. Il “ritrovo dei ferrovieri” è l’unico svago serale, dove Roquentin si reca osservando la clientela e dove spesso si corica senza troppo entusiasmo con la padrona del locale.

Per il resto la sua è una vita di studio e riflessione interiore, con qualche ricordo del passato che riaffiora prima di evaporare nel nulla: un’esistenza che giunge infine ad una condizione di nausea perenne, di rifiuto e rigetto nei confronti della sua stessa esistenza e del mondo che lo circonda. Dopo pagine e pagine di riflessioni interiori, e un fallimentare incontro con Anny, sua vecchia fiamma ormai decaduta, Roquentin comprende che deve accettare se stesso e la sua indifferenza al mondo al fine di poter trovare il vero significato dell’esistenza.

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Una caricatura di Jean-Paul Sartre (foto via:flickriver.com)

La Nausea si concretizza in più di duecento pagine di riflessioni filosofiche, peraltro molto complesse, che rendono la lettura molto difficoltosa e, perdonate il gioco di parole, nauseante. La lettura si trascina, sperando in un colpo di scena che non arriva mai. Qualcuno potrebbe obiettare che la letteratura mondiale fornisce migliaia di libri il cui unico scopo è intrattenere e divertire il lettore e coloro i quali cercano nella letteratura solo ed esclusivamente l’intrattenimento possono scegliere uno dei numerosissimi thriller che invadono gli scaffali dei supermercati. Tuttavia la buona letteratura deve nutrire e appagare, come potrebbe essere una pietanza prelibata e al tempo stesso nutriente. La nausea è una pietanza estremamente nutriente, ma dal sapore amaro e indigesto.

Sartre scrisse che l’opera d’arte non ha fini in quanto è essa stessa il fine. Se così è, La Nausea è un tentativo decisamente noioso e malriuscito di condensare il proprio brillante pensiero filosofico in un romanzo che di romanzo ha solo la parvenza esterna: ci troviamo di fronte infatti ad un testo filosofico vero e proprio, dove una trama esilissima e una stancante ripetitività di motivi e sensazioni rende la lettura estremamente difficoltosa e poco coinvolgente.

Sulla grandezza del pensiero di una mente brillante come quella di Jean-Paul Sartre c’è poco da discutere, ma ci sentiamo in dovere di segnalare la debolezza narrativa di un romanzo, La Nausea, che romanzo non è. Lasciate quindi questo volume sullo scaffale della libreria e scegliete piuttosto, se interessati al pensiero filosofico di Sartre, uno qualsiasi dei testi di filosofia pura dello scrittore francese, una delle menti più grandi del secolo scorso.

Jean-Paul Sartre, La nausea, Einaudi, 2005, pp. 242, € 11.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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