Libia, a Ginevra si prepara l’ennesimo fallimento diplomatico

I negoziati di Ginevra sono iniziati senza il governo di Tripoli, mentre le ingerenze esterne rischiano di far precipitare nuovamente la situazione in Libia

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Bernardino Leon, Rappresentante Speciale dell’Onu per la Libia

Sono iniziati mercoledì 14 gennaio, sotto l’egidia dell’Onu, i colloqui attraverso i quali si cercherà di raggiungere una soluzione pacifica alla disastrosa situazione che ha portato la Libia sull’orlo del baratro. Il Paese, dopo il rovesciamento del regime guidato da Gheddafi, non ha più ritrovato la stabilità, scivolando a più riprese in una sanguinosa guerra civile. Uno Stato attualmente dissolto, all’interno del quale il potere politico è frammentariamente detenuto da una serie indefinita di tribù locali e gruppi politico-militari, le cui risorse energetiche hanno da tempo attirato l’attenzione di diversi Stati stranieri.

I COLLOQUI DI GINEVRA – In un contesto simile, il processo di stabilizzazione, come ha ammesso anche l’inviato Onu in Libia Bernardino Leon, sarà lungo e complesso, minato anche dalla mancata partecipazione ai colloqui di alcune fazioni in lotta. Attualmente difatti, il summit vede solamente la partecipazione del governo internazionalmente riconosciuto, guidato da Abullah al-Thani e con sede a Tobruk, mentre è da registrare l’assenza sia della coalizione dell’Alba libica, che attualmente controlla la Tripolitania e deciderà entro domenica se prendere parte o meno al vertice, che delle brigate di Misurata.

PRECEDENTI POCO POSITIVI – Attraverso gli  incontri di Ginevra, le Nazioni Unite stanno cercando di riprendere il discorso che si era tentato di portare avanti con la Conferenza di Madrid dello scorso 17 settembre, i cui propositi erano naufragati di fronte  alla spirale di violenza che ha colpito nuovamente la Libia tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. A gennaio è fallito un nuovo tentativo di dialogo tra le parti, mentre il governo di Tobruk, riconoscendosi come legittimo rappresentante della Libia, ha convocato un incontro della Lega Araba, dove si è assicurato per l’ennesima volta il sostegno di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

SITUAZIONE INTERNA COMPLESSA - Tuttavia, la complessità della crisi libica è data soprattutto dal numero degli attori in campo e dalle difficoltà che gli atteggiamenti di alcuni Paesi esterni stanno causando. A livello internazionale difatti, come accennato poc’anzi, attualmente viene riconosciuto come legittimo il governo presieduto da Abdullah Al-Thani, risultato vincitore nelle elezioni dello scorso giugno. Un riconoscimento che tuttavia stride sia con la mancanza di potere effettivo della struttura politica sul territorio, considerato che al momento controlla solamente una parte della Cirenaica e che la Corte suprema libica ha ultimamente dichiarato nulla la tornata elettorale da cui il governo traeva legittimazione interna.

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La delegazione del governo di Tobruk, unica rappresentanza presente ai colloqui di Ginevra

IL GENERALE HAFTAR, L’ISIS E IL FEZZAN – Da non sottovalutare infine il peso politico di Khalifa Haftar, ex generale di Gheddafi, divenuto in seguito oppositore in esilio del regime. Anche se al momento controlla solamente una piccola parte della Cirenaica ed i successi militari siano perlopiù limitati a sontuosi proclami raramente seguiti da azioni pratiche, Haftar gode dell’appoggio di alcuni Paesi del Golfo, che vedono in lui un possibile baluardo contro i Fratelli Musulmani. Completano il quadro l’Isis, che a Derna ha ‘inaugurato’ un piccolo Califfato e il Fezzan, momentaneamente spartito da un numero imprecisato di tribù.

INTERESSI ESTERNI – Come si può vedere, la crisi libica viene in qualche modo alimentata dal comportamento di alcuni attori stranieri, che subordinano il riconoscimento politico non tanto al potere effettivo che i vari soggetti hanno sul territorio, ma all’utilità che da questi si può ricavare per la tutela dei propri interessi. Giochi di potere totalmente distaccati dal contesto libico e dalla delicatissima situazione che il Paese sta vivendo, opportunamente nascosti dietro il velo della diplomazia internazionale, che vedrebbero di buon grado una partizione della Libia in 3 Stati. Una soluzione che già in altre parti del mondo ha inaugurato anni di guerre fratricide, che a conti fatti non avrebbero difficoltà a riproporsi in uno scenario simile. Ipotizzare una soluzione al caos libico al momento è impossibile, ma, di certo, se le Nazioni Unite vogliono fare la loro parte, almeno questa volta sono obbligate ad agire come un attore internazionale indipendente.

Carlo Perigli
@c_perigli

 

foto: atlasweb.it agi.it

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