Liberalizzazioni: dietrofront e Senato fermo. Ecco la politica del “siamo in dirittura d’arrivo”

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Mario Monti

Roma – A leggere le agenzie di stampa, l’aria che tira a Montecitorio sul decreto Liberalizzazioni è tutt’altro che rassicurante. Pare che stamattina, in Senato,  le grandi lobby siano insorte contro le misure Cresci-Italia sulla liberalizzazione del mercato, costringendo l’Aula a sospendere i lavori. Pare poi che sempre i lobbisti stiano avendo partita vinta e che l’imbarazzo sia tutto del Governo dei prodi Sobri, premier Mario Monti in testa.  Risultato: il Senato è bloccato.

Aria di dietrofront. Al momento, le modifiche al decreto a seguito dei 2400 emendamenti presentati contro la legge riguardano TAXI: il numero di licenze sarà deciso dai sindaci e non da un’Autorità dei Trasporti con il compito di vigilare su servizi, tariffe e qualità. Via le doppie licenze, il part time e i taxi stagionali; RETE GAS: dubbi in corso sullo scorporo tra Eni e Snam;  IMPRESE: rinviati a data da definirsi i Tribunali delle imprese pensati per consentire la più rapida risoluzione dei contenziosi. L’organo costa. Srl: Idem per le imprese a 1 euro aperte dagli under 35. Non ci sono finanziamenti. FARMACIE: camici sul piede di guerra. Ancora nessuna certezza per l’aumento del numero di farmacie tanto sgradito agli addetti ai lavori. Voci di Palazzo sostengono che il Pdl voglia abbassare il quorum ministeriale passando da una farmacia ogni 3300 abitanti a una ogni 3000. Lodevole, ma se continua così delle Liberalizzazioni del Professore, rimarrà solo il pane la domenica.

D’altronde era prevedibile. Le lobby son tali proprio perché godono di generose rappresentanze in Parlamento, nutrite con materna attenzione. Il muro contro muro era scontato nel momento in cui il provvedimento fu preso d’assalto dalla valanga di distinguo e correzioni. Ha un bel dire Monti che: ‹‹Alcune modifiche alle riforme non le accoglieremo››, salvo poi aggingere che ‹‹quelle migliorative sì, – perché – non sempre sono un arretramento››. Speriamo di no, ma se il decreto Liberalizzazioni doveva essere il fiore all’occhiello dell’attuale Governo e il successo più eclatante della rivoluzione copernico-montina, forse era il caso di aspettare il varo della norma prima di sbandierare ai quattro venti misure epocali.

Osservando meglio la tenuta dell’Esecutivo, però, il caso delle liberalizzazioni non è l’unico in cui Monti ha venduto la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato e scuoiato. Vediamo.

Venerdì il Consiglio dei Ministri si radunerà per discutere il decreto fiscale, legge attesa soprattutto per la riforma tributaria e la riduzione delle tasse nel 2013. Parola del premier per rincuorare scorati italiani alle prese con i “sacrifici” Salva-Italia. Poi il contrordine di Monti durante la conferenza stampa di ieri a Bruxelles: venerdì si parlerà solo di Semplificazioni perché la meta del Governo è il pareggio di bilancio nel 2013 e perché la lotta all’evasione non ha ancora ‹‹contabilizzato alcun beneficio››. Dunque se di riduzione del carico fiscale si chiacchiererà, sarà solo dal 2014 in poi ovvero quando Monti avrà terminato il mandato. Roba da politicanti vecchio stile. Ora, la domanda è perché anticipare l’impossibile? Che non si sapeva prima che il pareggio è vincolante per trattato Ue e che l’evasione non può supplire ogni mancanza per di più in tempi brevi?

Parliamo di Chiesa.Venerdì, pare, non si discuterà neppure dell’introduzione dell’Imu (nuova Ici) sugli immobili ecclesiastici non esclusivamente di culto. La misura è miracolosamente sparita ma il premier ha annunciato che la decisione è ‹‹in dirittura d’arrivo››. E allora aspetta: prima si conclude, si vara, si costituzionalizza e poi si annuncia, si proclama e si promuove.

Se poi si dà un’occhiata alla questione degli stipendi dei super manager di Stato che Monti promette di tagliare entro il 31 maggio, anche qui si resta basiti perché sembra che sull’argomento regni ancora la più totale incertezza per almeno due ragioni. Uno. Nessuno, né il ministro della Funizione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, né (tantomeno) i boiardi di Stato hanno voglia di fare il primo passo per tagliare le retribuzioni, perché la legge è scomoda e c’è anche il rischio di far capitombolare l’Esecutivo in un mare di ‹‹contenziosi anche di natura costituzionale››  come ha ricordato il sottosegratario all’Economia, Gianfranco Polillo. Due. Monti ha fissato il tetto massimo di superstipendi non oltre quello del primo presidente di Cassazione, anno 2011: 304.951,95 euro. Peccato che secondo una nota del ministro della Giustizia, Paola Severino, giunta alla Commissione Bilancio della Camera, il pesidente di Cassazione nel 2011 incassava 293.658,95 euro. Undicimila euro in meno. E allora come si fa a snocciolare annunci sicuri se neppure i dicasteri parlano con Palazzo Chigi? Chissà.

E a proposito di annunci. Tempo fa Monti ha celebrato il pacchetto Liberalizzazioni assicurando che in virtù di ciò il Pil sarebbe aumentato di un vorticoso 10%, alla faccia della recessione per affrontare la quale – così parlo Montì oggi -

Roma – A leggere le agenzie di stampa, l’aria che tira a Montecitorio sul decreto Liberalizzazioni è tutt’altro che rassicurante. Pare che stamattina, in Senato,  le grandi lobby siano insorte contro le misure Cresci-Italia sulla liberalizzazione del mercato, costringendo l’Aula a sospendere i lavori. Pare poi che sempre i lobbisti stiano avendo pure partita vinta e che l’imbarazzo sia tutto del Governo dei prodi Sobri, premier Mario Monti in testa.  Risultato: il Senato è fermo.

Aria di dietrofront. Al momento, le modifiche al decreto a seguito dei 2400 emendamenti presentati contro la legge riguardano TAXI: il numero di licenze sarà deciso dai sindaci e non da un’Autorità dei Trasporti con il compito di vigilare su servizi, tariffe e qualità. Via le doppie licenze, il part time e i taxi stagionali; RETE GAS: dubbi in corso sullo scorporo tra Eni e Snam;  IMPRESE: rinviati a data da definirsi i Tribunali delle imprese pensati per consentire la più rapida risoluzione dei contenziosi. L’organo costa. Srl: Idem per le imprese a 1 euro aperte dagli under 35. Non ci sono finanziamenti. FARMACIE: camici sul piede di guerra. Ancora nessuna certezza per l’aumento del numero di farmacie tanto sgradito agli addetti ai lavori. Voci di Palazzo sostengono che il Pdl voglia abbassare il quorum ministeriale passando da una farmacia ogni 3300 abitanti a una ogni 3000. Lodevole, ma se continua così delle Liberalizzazioni del Professore, rimarrà solo il pane la domenica.

D’altronde era prevedibile. Le lobby son tali proprio perché godono di generose rappresentanze in Parlamento, nutrite con materna attenzione. Il muro contro muro era scontato nel momento in cui il provvedimento fu preso d’assalto dalla valanga di distinguo e correzioni. Ha un bel dire Monti che: ‹‹Alcune modifiche alle riforme non le accoglieremo››, salvo poi aggingere che ‹‹quelle migliorative sì, – perché – non sempre sono un arretramento››. Speriamo di no, ma se il decreto Liberalizzazioni doveva essere il fiore all’occhiello dell’attuale Governo e il successo più eclatante della rivoluzione copernico-montina, forse era il caso di aspettare il varo della norma prima di sbandierare ai quattro venti misure epocali.

Osservando meglio la tenuta dell’Esecutivo, però, il caso delle liberalizzazioni non è l’unico in cui Monti ha venduto la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato e scuoiato. Vediamo.

Venerdì il Consiglio dei Ministri si radunerà per discutere il decreto fiscale, legge attesa soprattutto per la riforma tributaria e la riduzione delle tasse nel 2013. Parola del premier per rincuorare scorati italiani alle prese con i “sacrifici” Salva-Italia. Poi il contrordine di Monti durante la conferenza stampa di ieri a Bruxelles: venerdì si parlerà solo di Semplificazioni perché la meta del Governo è il pareggio di bilancio nel 2013 e perché la lotta all’evasione non ha ancora ‹‹contabilizzato alcun beneficio››. Dunque se di riduzione del carico fiscale si chiacchiererà, sarà solo dal 2014 in poi ovvero quando Monti avrà terminato il mandato. Roba da politicanti vecchio stile. Ora, la domanda è perché anticipare l’impossibile? Che non si sapeva prima che il pareggio è vincolante per trattato Ue e che l’evasione non può supplire ogni mancanza per di più in tempi brevi?

Parliamo di Chiesa.Venerdì, pare, non si discuterà neppure dell’introduzione dell’Imu (nuova Ici) sugli immobili ecclesiastici non esclusivamente di culto. La misura è miracolosamente sparita ma il premier ha annunciato che la decisione è ‹‹in dirittura d’arrivo››. E allora aspetta: prima si conclude, si vara, si costituzionalizza e poi si annuncia, si proclama e si promuove. Mica finita.

Se poi si dà un’occhiata alla questione degli stipendi dei super manager di Stato che Monti promette di tagliare entro il 31 maggio, anche qui si resta basiti perché sembra che sull’argomento regni ancora la più totale incertezza per almeno due ragioni. Uno. Nessuno, né il ministro della Funizione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, né (tantomeno) i boiardi di Stato hanno voglia di fare il primo passo per tagliare le retribuzioni, perché la legge è scomoda e c’è anche il

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Senato

rischio di far capitombolare l’Esecutivo in un mare di ‹‹contenziosi anche di natura costituzionale››  come ha ricordato il sottosegratario all’Economia, Gianfranco Polillo. Due. Monti ha fissato il tetto massimo di superstipendi non oltre quello del primo presidente di Cassazione, anno 2011: 304.951,95 euro. Peccato che secondo una nota del ministro della Giustizia, Paola Severino, giunta alla Commissione Bilancio della Camera, il pesidente di Cassazione nel 2011 incassava 293.658,95 euro. Undicimila euro in meno. E allora come si fa a snocciolare annunci sicuri se neppure i dicasteri parlano con Palazzo Chigi? Chissà.

E a proposito di annunci. Tempo fa Monti ha celebrato il pacchetto Liberalizzazioni assicurando che il Pil sarebbe aumentato di un vorticoso 10%, alla faccia della recessione per affrontare la quale – ha ribadito oggi il premier – ‹‹Non ci sarà alcuna manovra correttiva››. Bastasse dirle le cose per farle diventar vere.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

 

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