Letta elenca i suoi impegni ma ne ha uno solo: ridiscutere i vincoli Ue

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Enrico Letta (Tgcom24.it)

Roma – Partiti, Governo, Europa. Come le si mette, le tre carte del presidente del Consiglio, Enrico Letta, sono queste: o se le gioca o andare in giro per il mondo a esaltare genitali da Ufo Robot, gioverà a poco. Al massimo a farsi due risate.

Partito Democratico e Popolo della libertà e/o Forza Italia sono i principali esponenti di una maggioranza di Governo che vuole essere stabile. Fin qui il ragionamento tiene. Lo si è coltivato a parole per mesi senza che i fatti seguissero. Senonché la situazione sta degenerando dentro agli stessi partiti come era inevitabile accadesse venendo a mancare il fulcro politico degli ultimi 20 anni: Silvio Berlusconi. Dall’una e dall’altra parte. Che poi la degenerazione porti il simbolo dei tesseramenti truccati seminati a risaia nel Pd o le firme doppie per il consiglio nazionale del centrodestra, poco importa. In entrambi i gruppi, le bande sono armate e pronte a tutto.

Prenderne atto e ammetterlo pubblicamente farebbe bene a Letta che continua a chiacchierare di stabilità senza aggiungere che: a) se i partiti di maggioranza sono pronti all’esplosione è impossibile che il Governo non naufraghi; b) se pure la stabilità dell’Esecutivo fosse salvaguardata, sarebbe ora di chiedersi cosa farne. Qui arriva il nodo spinoso.

Dice Letta davanti le telecamere de l’Arena (Raiuno) tre cose importanti: «Gli impegni che prendo li mantengo»; «chiedo di essere giudicato alla fine»; «alla fine del 2014 avremo ridotto deficit,debito e tasse». Sarebbero concetti pregni di valore se solo si esplicassero negli enunciati.

Rispettare gli impegni è doveroso, sapere quali sono lo è ancora di più. Quali sono? Se la risposta è ridurre deficit, debito e tasse, affermando di voler abbassare le terze senza produrre ancora del secondo a scapito del primo, è bene ricordare che i dati vanno contestualizzati.

L’Italia ha un debito pubblico indecente ma per metà finanziato da avanzo primario vicino a quello tedesco e non da nuovi debiti; ha un rapporto deficit/Pil in linea con quel 3% a cui famiglie e imprese si sono strozzate con la cura Monti, senza contare che le stime della Commissione Ue, per il triennio 2013-2015, parlano di una ulteriore discesa al 2,7% e al 2,5%; la somma di debito aggregato pubblico e privato in rapporto al patrimonio è di molto inferiore. Il tutto restando il terzo principale contribuente dell’Unione e riuscendo ancora a presentarsi con la veste di concorrente economico della Germania, senza aver mai goduto del suo cambio agevolato.

Questi sono dati da esaltare, da portare in Europa con orgoglio laddove altri big o ultime ruote prendono legnate come la Francia (declassata); la Germania (bacchetta dall’America per il surplus commerciale export); l’Olanda e il Lussemburgo (idem); la Croazia (da pochi mesi nell’Ue e già in procinto di chiedere aiuti).

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Angelino Alfano

Al punto la domanda è: Letta ha il coraggio di sbandierare sotto il naso di Bruxelles i risultati nostrani, sudati e pagati, per richiedere a gran voce una revisione dei vincoli che immobilizzano l’Italia al cappio di bilancio imposto dalla Germania? Questo sarebbe un impegno molto importate.

Se poi il premier teme di sforare i vincoli allentando la tassazione perché di «palle d’acciaio» è fornito ma le «bacchette magiche» – dice – scarseggiano, si ricordi che è il debito che va abbattuto, non il patrimonio. Posto che a forza di raccontare la favoletta che le tasse sono diminuite finirà con il crederci, dove è finito il piano sulla spending review, per cui si è andati a chiedere in prestito persino al Fmi un tecnico come Carlo Cottarelli? Ve ne è traccia in quella legge di stabilità così mobile e indefinita che la sola certezza sono i saldi invariati, causa conti da presentare all’Europa? Cosa che lascia intendere che il rigore non si discute insieme alle regole europee nel mentre che il timore del presidente pare essere quello di non fare debiti quando la sua preoccupazione dovrebbe essere quella di trovare risorse da investire nell’economia interna rilanciando i consumi. Il tutto per spronare l’occupazione, l’unica medicina in grado di diminuire debito e tasse, previa importante riforma burocratico-fiscale.

Se gli impegni di Letta sono questi e ha intenzione di portarli avanti con il gemello diverso, Angelino Alfano, il risultato possibile sarà triplice: 1) riusciranno entrambi a schivare le bordate dei loro partiti allo sfacelo, salvandosi reciprocamente dall’oblio. E qui Alfano dovrebbe dar retta al vecchio leader Berlusconi che lo ammonisce per farlo tornare nelle sue file, ricordandogli la fine di Fini quando si separò dal Pdl per poi sparire tra scandali di Montecarlo e fallimenti politici. Nello stesso buon conto Letta dovrebbe osservare il profilo basso di Romano Prodi, il quale di votare alle primarie per la segreteria del Pd non vuol saperne, come anche del Pd. Questi sono gesti e parole profetici: sottovalutarli o negarne il valore sarebbe da sciocchi; 2) il Governo si stabilizzerà; 3) premier e vicepremier dimostreranno di essere attrezzati sotto la cintura. In caso contrario, la stabilità da sola serve a poco. E anche il Governo. Per non parlare dell’acciaio di Letta.

Chantal Cresta

Foto || tgcom24.it

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