Lega Nord. Il Carroccio di domani inizia da Maroni, Tosi e Salvini

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Matteo Salvini

Roma – Il sindaco di Verona Flavio Tosi è stato eletto nuovo segretario della Liga Veneta al congresso di Padova. Con 414 votanti, 236 preferenze per il primo cittadino e 178 voti per l’avversario bossiano Massimo Bitoncini. Il maroniano ha raccolto il 57% dei consensi.

La carica arriva solo un giorno dopo l’elezione dell’altro leghista di area maroniana Matteo Salvini, nominato segretario della Lega Lombarda: 557 delegati, 403 voti a favore, 128 per lo sfidante appartenente al cerchio magico dell’ex segretario Umberto Bossi, Cesarino Monti. Un plebiscito per il 39enne europarlamentare.

I due episodi dicono molto. Non solo per gli equilibri interni alla Lega ma anche per il peso socio-politico che suggeriscono. Partiamo dall’interno del partito.

Dentro la Lega – L’ex ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha fatto il botto. Piazzare due dei suoi ai vertici dei movimenti locali di Lombardia e Veneto equivale ad una quasi sicura candidatura al prossimo congresso per l’elezione del nuovo segretario dopo le dimissioni di Umberto Bossi. Diversamente presentarsi sarebbe stato più difficile. La Lega avrebbe dimostrato di non essere disposta a cambiare capitano di vascello, di non voler rinunciare alla figura del Senatur come collante di un partito scassato dalle inchieste e molto diviso. La possibilità che ai delegati mancasse desiderio o coraggio per avventurarsi verso nuove strade era alta. Prova ne è che sia Bitoncini che Monti pare non fossero preparati alla sconfitta e soprattutto – nel caso di Monti – ad una sconfitta di parecchie spanne.

I due maroniani eletti chiudono l’era del Senatur, sia nel metodo che nel merito. Sono stati scelti democraticamente e non calati dall’alto. Sono giovani, capaci, formati con decenni di gavetta e già inseriti nel quadro politico. Storia ben diversa dal Trota Renzo. Inoltre sono la dimostrazione che Maroni è un ottimo stratega con le idee chiare su quali mosse fossero e saranno ancora necessarie per rilanciare il Carroccio. Uno step by step per gradi.

L’ex ministro ha iniziato con l’espellere ed allontanare gli intoccabili della famiglia Bossi: Rosy Mauro, il fedelissimo di Bossi, Marco Reguzzoni, lo stesso Trota. Ha continuato puntando sulla rielezione di Tosi a Verona, roccaforte leghista, contro l’avanzata grillina. Ha messo la firma sui nomi di Salvini e del sindaco veneto per dare un volto alla nuova Lega.

Ora, per Maroni la ladership del Carroccio sarà, non solo possibile, ma trasparente. Qualità indispensabile per poter aspirare alla guida del partito scansando l’accusa di oscure trame da parte dei bossiani più accaniti. E, un giorno, magari anche dallo stesso Bossi.

Così, i prossimi passi del Carroccio potrebbero consistere nello strappare al Pdl il governatorato della Lombardia e abbattere l’entourage dell’attuale presidente di Regione, il ciellino Roberto Formigoni, ormai in caduta libera in ragione dei numerosi scandali giudiziari nei quali è stato chiamato in causa e poco gradito a Maroni. Quindi, ridare al Carroccio la corona di primo partito del Nord.

Fuori la Lega – Fatto salvo tutto questo, è anche vero che essere un buono stratega non significa anche essere un bravo statista, così come guadagnare i vertici del movimento non implica anche riavere i consensi di tutto l’elettorato perduto. Ci vuole ben altro. In caso contrario, il Senatur sarebbe potuto rimanere dov’era.

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Flavio Tosi e Roberto Maroni al congresso di Padova

Ora la Lega, vestita con la mise della novità con cui si prepara a tornare sulla scena, dovrà spiegare come intenda affrontare i temi più sentiti dalla popolazione: le tasse, il caro vita, i terremotati, i rimborsi elettorali, la crisi economica e i rapporti con il territorio. Roba seria, tanto più perché in autunno inizia ufficiosamente la campagna elettorale per il 2013. Al momento, sulla base di quel che sta accadendo nel partito si possono dire ancora un paio di cose.

Non è vero che la politica è defunta. Non è neppure vero che i politici sono estinti. Qualsiasi cosa si pensi della Lega, un fatto è certo: quella di Maroni e compagni è pratica attiva. Quanto essa poi sarà efficace anche al di fuori dei barcamenamenti del post Bossi, basterà aspettare per vederlo.

Lavorassero così anche il Pdl e il Pd – invece di restare l’uno ancorato a Berlusconi, l’altro asfissiato dalle sue varie anime e correnti per lo più d’aria fritta – il panorama non sarebbe il deserto dei Tartari che invece appare. Forse.

Chantal Cresta

Foto || grr.rai.it; ilgazzettino.it

 

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