L’effetto 80 euro sulla spesa degli italiani

carrello spesa 2

L’incertezza del clima politico degli ultimi anni, nonostante la recente vittoria del Partito Democratico alle elezioni europee, ha comportato grandi cambiamenti nel carrello della spesa degli italiani. La spesa alimentare è la seconda voce del bilancio familiare dopo la casa, e non stupisce quindi che l’effetto più eclatante della riduzione del potere d’acquisto sia stato proprio il taglio dei consumi alimentari. La popolazione nei primi anni della crisi ha rinunciato all’acquisto di beni non essenziali ma, da qualche tempo, ha iniziato a tagliare anche sul cibo riducendo al minimo gli sprechi e orientandosi verso prodotti low cost.

Secondo lo studio sulla percezione che hanno gli italiani del cibo, realizzato da Federalimentari in collaborazione con la Doxa e presentato al Cibus, il Salone internazionale dell’alimentazione, sono cambiate le abitudini d’acquisto degli italiani. Il 69% della popolazione ha ridotto i consumi e la spesa alimentare. Un italiano su 3 si dichiara più attento agli sprechi e il 22% della popolazione ha diversificato i luoghi d’acquisto andando in diversi negozi e facendo scorte quando ci sono le offerte. Si registra anche un ritorno alla spesa dal contadino, nelle fattorie e nei mercati agricoli, risparmiando così nell’acquisto degli ortaggi in scatola o surgelati. La composizione della spesa per effetto della crisi ha costretto le famiglie a una “spending review del carrello” che potrebbe avere pesanti ripercussioni anche sulla salute.

Filippo Ferrua Magliani, Presidente di Federalimentari, sembra l’unico ad aver messo nero su bianco qualche cifra: “Misure come il bonus di 80 euro in busta paga potrebbero aiutare a rilanciare il clima di fiducia e favorire un incremento dei consumi alimentari che, grazie a questo provvedimento, potrebbero ammontare al +0,5% circa a valori correnti, pari a 800 milioni di euro”.  Quasi un italiano su quattro ha deciso di spendere il bonus erogato dal Governo Renzi all’indomani delle elezioni europee per andare più spesso a mangiare fuori o per fare una spesa più intelligente.

Nella morsa della crisi è finito anche il Made in Italy, che si è salvato tenendo alto il nostro export. In 10 anni hanno chiuso 12mila micro imprese. L’industria alimentare italiana ha ancora le potenzialità per essere il motore della crescita e della ripresa della nostra economia ma serve una politica attenta e sensibile a sostenerne lo sviluppo.

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