Led Zeppelin Celebration Day: percorrendo la Stairway to Heaven

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Robert Plant e Jimmy Page sul palco della O2 Arena di Londra (widemovie.it)

Una volta ogni tanto, non si fa peccato a citare solo i freddi numeri: 20 milioni di prenotazioni online (bloccate dopo 48 ore, record da Guinness dei Primati) ed un’estrazione a sorte per decidere i 21mila che avrebbero assistito al concerto (l’ultimo?) di quella che la rivista Mojo definì “the greatest rock band ever“: i Led Zeppelin. Quasi 5 anni dopo, il concerto tributo a Ahmert Ertegun, fondatore dell’Atlantic Records è sbarcato nei cinema italiani grazie a Nexo Digital, con la regia di Dick Carruthers. Ed è entrato definitivamente nella leggenda.

Le due ore di musica alla O2 Arena di Londra sono approdate nelle sale di tutto il mondo per una imperdibile one shot, il Led Zeppelin Celebration Day. I cui risultati non hanno fatto altro che aumentare i rimpianti per lo scarno panorama rock del terzo millennio. Il compianto John Bonham, causa suo malgrado dello scioglimento ufficiale della band nel 1980, è stato egregiamente rimpiazzato alla batteria dal figlio Jason. Uno che nella famiglia Zoso c’è stato sin dall’inizio e che, per intenderci, al suo matrimonio ha avuto una discreta band ad intrattenere gli invitati: Plant, Page e Jones, a cui si è aggiunto egli stesso alla batteria.

La chioma riccioluta di Plant non mostra i segni del tempo, che si palesano invece sul volto – labbra incorniciate da un pizzetto che tradisce i candori dell’età – e sulla voce. Incalzante come la si ricordava, ma senza le inarrivabili forzature degli anni d’oro (strumentazione sul palco integralmente accordata un tono sotto per assecondarne le necessità canore). La differenza più grossa la si noterà nella versione vocalmente edulcorata di Whole lotta love e nell’assenza in scaletta della forse inarrivabile Immigrant song. Ma questo significa voler trovare l’ago nel pagliaio. Perché il 10 dicembre 2007, in quel di Londra, e il 17 ottobre 2012 in tutti i cinema si è vista ancora una band in grado di dare la paga a tutti coloro che sono venuti dopo.

Jimmy Page esordisce con un improponibile (pensando alle mise da palco degli anni ’70) completo elegante con giacca e pantaloni neri e camicia bianca, ma finisce inesorabilmente a grondare sudore con le maniche arrotolate e la Gibson EDS-1275 doubleneck a tracolla, ad innalzare al cielo l’immarcescibile assolo di Stairway to Heaven. John Paul Jones passa con mai troppo abusata naturalezza dal basso alle tastiere, e il tappeto sonoro di No quarter lascia senza fiato. Nella batteria di Jason Bonham, runa di Led Zeppelin IV tatuata sull’avambraccio sinistro, sembra invece essersi reincarnato il padre Bonzo, e le sei settimane di lavoro intensivo preconcerto con i tre Zep si vedono tutte.

La regia di Carruthers non cede alla “regola non scritta del tre” (riprese di altissimo livello sulle prime tre canzoni, poi ordinaria amministrazione), non annoia e volteggia senza perdere né un calcio all’asta del microfono di Plant né un virtuosismo di Page (l’immancabile archetto di violino sulle corde della chitarra elettrica, o il balletto davanti agli amplificatori per distorcere il suono). Unica pecca, forse, l’abuso della sfocatura, che alla lunga più che annoiare affatica un po’ gli occhi.

Jones, Page, Plant e Bonham (aceshowbiz.com)

Ma, a dirla tutta, sarebbe bastata anche una telecamera fissa e la registrazione dell’audio in presa diretta. Perché Ramble on viene suonata per la seconda volta dal vivo, 40 anni dopo L.A. e For your life è addirittura al debutto sul palco. Perché Dazed and confused potrebbe essere stata scritta ieri e sembrerebbe ancora un passo avanti rispetto a quello che si suona oggi. E perché i riff di Kashmir e Whole lotta love sono brividi lungo la schiena che fanno alzare gli spettatori dalle poltroncine anche al cinema, proprio come Jack White e The Edge di fronte a sua maestà Page in It might get loud.

Plant ha già detto a più riprese che di rivedere i Led Zeppelin sul palco non se ne parlerà più, nonostante i 200 milioni di euro già messi sul piatto a scatola chiusa qualche anno fa per un tour mondiale. Il Celebration Day potrebbe essere stata davvero l’ultima occasione per ammirare dal vivo un capolavoro d’arte moderna musicale.

Se ve lo siete persi, avete solo due possibilità. Pregare che Plant stia facendo depistaggio da cinque anni a questa parte, oppure correre nei negozi specializzati dal 19 novembre. In vendita da quella data ci saranno:

- Edizione standard – 1-DVD/2-CD oppure 1-Blu-ray/2-CD
- Edizione Deluxe – 2-DVD/2-CD oppure 1-Blu-ray/1-DVD/2-CD, con contenuti extra
- Edizione solo audio: 2-CD
- Edizione solo audio in Blu-ray: release audio in alta risoluzione 48K 24 bit PCM stereo e DTS-HD Master Audio 5.1 surround, senza video.
- Edizione in vinile: 3 LP (disponibile dall’11 dicembre)
- Edizione in audio digitale – Disponibile in tutti gli store audio digitali nel web

Questa, invece, la scaletta del concerto della O2 Arena, integralmente riproposta al cinema:

Good Times Bad Times
Ramble On (seconda esecuzione dopo il concerto del 25 giugno 1972 al LA Forum)
Black Dog
In My Time of Dying
For Your Life (prima esecuzione)
Trampled Underfoot
Nobody’s Fault but Mine
No Quarter
Since I’ve Been Loving You
Dazed and Confused
Stairway to Heaven
The Song Remains the Same
Misty Mountain Hop
Kashmir

Bis:

Whole Lotta Love
Rock and Roll

Francesco Guarino

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2 Risponde a Led Zeppelin Celebration Day: percorrendo la Stairway to Heaven

  1. avatar
    giorgio neri 17/11/2012 a 11:56

    gentilissimo Francesco informati bene…accordatura è di un tono sotto lo standard e non un ottava…si vede che non suoni nulla e scrivi di musica.

    Rispondi

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