Lavorare troppo? Fa male al cuore. Occhio agli straordinari

Buone notizie per gli sfaticati, pessime per gli stakanovisti. In barba al “chi non lavora non fa l’amore”, il rischio di chi lavora troppo non è quello di avere una vita sessuale iperattiva, ma di non poterla avere proprio. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Medicina Occupazionale di Helsinki in Finlandia, in collaborazione con colleghi dell’University College di Londra, ha infatti condotto uno studio che non lascia possibilità di appello: troppo lavoro fa male al cuore.

Troppo lavoro può incrementare il rischio di eventi cardiovascolari (medicinalive.com)

Sulle pagine degli Annals of Internal Medicine è stata infatti pubblicata una ricerca condotta su un campione di 7000 volontari: i medici hanno analizzato i dati di 7000 impiegati londinesi, seguendoli per oltre dieci anni per capire se il numero di ore di lavoro fosse in correlazione in qualche modo con il rischio cardiovascolare, stimato anche attraverso il Framingham Heart Risk Score che viene impiegato proprio per valutare la probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare nei successivi dieci anni. Dall’analisi sono state escluse persone con problemi cardiovascolari regressi e lavoratori part-time.

I risultati? Stupefacenti, anche se in senso negativo. Nel 10% di persone analizzate che ha lavorato per più di 11 ore in quegli anni, sono stati rilevati 192 eventi cardiovascolari. In media, mentre 9 ore di lavoro ogni giorno non sembrano comportare un rischio superiore rispetto alla giornata standard di otto ore, in chi lavora quotidianamente 10 ore è stata riscontrata una probabilità del 45% superiore di andare incontro a infarti e ictus; ancora peggio per chi non alza la testa dalla scrivania prima di 11 ore: per loro la probabilità di guai al cuore cresce del 67%.

Mika Kivimaki, epidemiologo dell’University College di Londra che ha coordinato la ricerca, ha rilevato che l’incremento esponenziale del rischio cardiovascolare è dovuto anche al mutamento dello stile di vita che spesso gli straordinari impongono, come lo stress eccessivo e continuo o l’alimentazione sregolata. «É importante considerare – ha dichiarato – che esagerare con le ore passate in ufficio può creare stress e conseguenze negative per la salute del cuore e dei vasi».

Gli stessi autori poco tempo fa avevano riferito dati analoghi dimostrando che bastavano anche solo tre ore di straordinario per far impennare il rischio cardiovascolare del 60 per cento, considerando inoltre le cautele imposte dalla casistica, che si riferisce solo ad impiegati (e non ad esempio ad operai, che potrebbero avere una ripercussione ancora peggiore degli straordinari sul proprio fisico).

Se poi consideriamo anche l’ipotesi che gli straordinari possano non essere pagati, oltre al rischio cardiovascolare c’è da mettere in conto un’inevitabile travaso di bile dal fegato…

Francesco Guarino

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