Latte vegetale o latte vaccino? Consigli per una scelta consapevole


Un bicchiere di latte vegetale

Milano – Il latte, seppur materno, è il primo alimento con cui ciascuno di noi entra in contatto fin dalla nascita e crescendo quello vaccino continua a essere per molti una costante nelle abitudini alimentari. Eppure una quantità sempre più elevata di persone sceglie di abbandonare il latte di mucca in favore di quello vegetale. Ma quest’ultimo può essere davvero una valida alternativa?

Innanzitutto in comune con il latte di origine animale il latte vegetale ha solo il colore: ogni caratteristica organolettica e nutrizionale è completamente differente tra i due. Il primo è ricco di calcio, vitamine A e D e caseina, il secondo è invece caratterizzato dall’assenza di alcuni nutrienti – come lattosio e proteine della mucca – che lo rendono adatto nei casi di intolleranze alimentari.

In particolare – ormai facilmente acquistabili in ogni supermercato – troviamo diversi tipi di latte vegetale. Il più conosciuto è il latte di soia, poiché tra tutti risulta essere quello meno calorico e più ricco di proteine. Esso inoltre contiene fibre, vitamine A, E, B e minerali: tra questi, il ferro è presente in quantità doppie rispetto al latte vaccino, mentre le preparazioni addizionate di calcio contengono un quantitativo di calcio paragonabile a quello del latte vaccino. Per queste sue caratteristiche il latte di soia è un alimento prezioso per chi presenta fattori di rischio di arteriosclerosi: riduce infatti il livello di colesterolo “cattivo”, tuttavia è ancora discussa la sua capacità di prevenire l’osteoporosi, soprattutto nelle donne in menopausa.

Come il latte di soia, anche quello di avena riduce il colesterolo LDL, è poco calorico e contiene in prevalenza vitamina E e acido folico, ma ha un basso contenuto di proteine. Il latte di mandorle invece è ricco – non solo di antiossidanti e calcio  – ma anche di acidi grassi polinsaturi, che rappresentano un grande limite per le elevate calorie. Altrettanto calorico è il latte di cocco, che trova impiego prevalentemente nella preparazione di dolci; è ricco di zuccheri semplici, vitamine del gruppo B e vitamina C, oltre a Sali minerali e oligoelementi. Ma il contenuto più interessante è quello dei flavonoidi, con elevato potere antiossidante. Il latte di riso viene utilizzato soprattutto in caso di intensa attività fisica, essendo ricco di carboidrati. Infine da qualche tempo si stanno facendo largo nei negozi alimentari specifici anche il latte di farro, orzo, mais e kamut.

Come mai la diffusione di questo latte “alternativo” ha avuto un boom negli ultimi anni? Il motivo principale è da ricercarsi nelle sempre più frequenti intolleranze alimentari. Il dibattito tra medicina convenzionale e alternativa è da sempre acceso su quali siano i test attendibili e in primis quali siano le reali intolleranze possibili, ma la certezza di possibili gravi conseguenze legate al glutine – che conduce alla celiachia – e al lattosio è ormai appurata. I sintomi tipici di un’intolleranza al lattosio sono dolori addominali, meteorismo e diarrea: infatti l’intestino non è in grado di scomporre questo zucchero complesso ai fini della digestione o non riesce ad assimilarne le proteine. Questo è dovuto alla carenza della lattasi, l’enzima che appunto dovrebbe favorirne l’assorbimento.

Ma il latte di mucca è sul banco degli imputati anche per le sue tecniche di produzione industriali. Mentre una volta il latte passava direttamente dalla stalla del contadino alla tavola, oggi gli scienziati hanno dimostrato che un bicchiere di latte può contenere fino a 20 antidolorifici, ormoni della crescita e antibiotici. Sebbene la ricerca – pubblicata sulla rivista «Journal of Agricultural and Food Chemistry» – riveli la presenza di acido niflumico, mefenamico e ketoprofene nel latte vaccino, “ovviamente” c’è chi sostiene che queste sostanze presenti in piccole quantità non siano pericolose per l’uomo.

Latte di mucca

Inoltre il crescente numero di persone con alimentazione vegana fa sì che il latte di origine animale non sia considerato indispensabile e c’è anche chi sostiene che esso non solo non preservi dai problemi di osteoporosi, ma addirittura ne aumenti l’incidenza sui consumatori e in particolare negli uomini determini un maggior rischio di cancro alla prostata.

Insomma, mentre per molti rimane la credenza che il latte di mucca sia l’alimento più completo, per chi dovesse nutrire dei dubbi sulla veridicità di questa affermazione è bene ricordare che prima di comprare un qualsiasi latte di origine vegetale è utile valutare le proprie necessità e per dare validità concreta a questa scelta accertarsi che esso sia di provenienza biologica, evitando così il rischio di presenza di OGM o pesticidi.

Giulia Dell’Uomo

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