L’arte dell’assenza di Klusik in mostra con “Mitate,Tornare a vedere”

La personale di Krzystof Klusik , "Mitate, Tornare a vedere", mostra come si possono cogliere le mancanze, i vuoti della società moderna, tornando a vedere

Krzystof Klusik

Death

Per la prima volta in Italia, una mostra personale del giovane artista polacco Krzysztof Klusik, che si svolgerà presso la galleria Effearte di Milano. Dal titolo MITATE – Tornare a vedere, la mostra, curata da Gaia Serena Simionati, aprirà al pubblico il 28 marzo e sarà visibile fino al 16 maggio 2014.

MITATE – TORNARE A VEDERE – Il termine giapponese Mitate, letteralmente “tornare a vedere”, nato in ambito letterario per definire la sovrapposizione di due immagini, che è anche il titolo della personale di Klusik, ci permette di entrare immediatamente dentro un nuovo punto di vista, quello dell’artista che, attraverso la pittura, dà forma a una originale poetica visiva basata sul  guardare più e più volte un oggetto, per coglierne l’essenza profonda.  

La pittura del giovane polacco sembra molto semplice e nitida: in realtà, le sue tele nascondono diversi strati intrinseci di interpretazione, che diventano espliciti agli occhi del pubblico solo dopo averle guardate più e più volte: insomma, tornando a vedere.

krzystof klusik

Girl in The Grass

L’ARTE DELL’ASSENZA – I quadri di Klusik esplorano diverse forme di deficit della nostra società, adagiata nell’indolenza della crisi degli ultimi anni, crisi economica e anche di valori: uomini e donne senza ideali, senza valori, senza speranze per il futuro; giovani prigionieri della tecnologia e dei social network, perfette vetrine per mostrare il proprio ego, che non riescono più a socializzare nella vita reale, che hanno mille amici su Facebook e neanche uno vero, reale, con cui parlare e guardarsi dentro.

Società, quella contemporanea, dove imperversano enormi vuoti di ideali, mancanze sociali e affettive, mancanze economiche e finanziarie: Klusik dipinge con grandissima eleganza tutto questo. Rende evidenti i gap della società moderna, togliendo dai quadri dettagli fondamentali, come ad esempio da un’automobile il guidatore e i passeggeri, dalle braccia di una madre il figlio, da un campo di calcio i giocatori, dalle mani di una collezionista, il quadro che essa starebbe per appendere, oppure dipingendo un paio di scarpe cui manca una persona che l’indossi. Attraverso l’assenza degli oggetti e dei soggetti, l’artista trasporta lo spettatore in una dimensione di solitudine in cui riflettere su ciò che manca nella nostra società: l’identità profonda del singolo, l’affetto, la vicinanza fisica, il dialogo, ma anche gli ideali morali e politici.

Krzystof KlusikKLUSIK, L’ARTSISTA CHE DALLA REPRESSIONE HA CREATO L’ARTE – La Polonia, insieme a Ungheria, Romania e Cecoslovacchia, è uno di quei luoghi in cui per anni è stata interdetta ogni forma di espressione libera, soprattutto quella artistica. La mostra di Klusik s’inserisce perfettamente in questo contesto, rappresentando la società moderna con tutta la forza dell’energia repressiva che lo stesso artista ha subito: dove non arriva la società, arriva la pittura di Klusik. Nei suoi quadri emerge l’illusione visiva, l’apparire contro l’essere, la realtà contro la finzione, ciò che è possibile dire da quello che non si può dire, ciò che si può fare e ciò che non si può fare: è per questo che bisogna «tornare a vedere» e osservare e guardare più in profondità, per cogliere l’essenza di quello che, da soli, non riusciamo a vedere.

Krzystof KlusikTORNANDO A VEDERE – Apparentemente usciti dalla nostra era contemporanea i soggetti di Klusik sembrano, appaiono belli, eleganti, trendy: ma guardandoli più e più volte riusciamo a intravederne il ruolo di vittime inconsapevoli, di status symbols. Tutti uguali, i soggetti si mimetizzano in una personalità collettiva, come dietro ad una maschera fatta di stereotipi: occhiali da sole, abiti e scarpe firmate, cappellini, accessori, iPhone alla mano e tablet nella borsa.

Bisognerebbe fermarsi a riflettere se, per uscire dal torpore comune di questa crisi che non è solo economica ma identitaria, non sarebbe necessario riallacciare i rapporti con le persone, smettendo di focalizzarsi su se stessi, bandendo i selfie e i social network come unico mezzo di socializzazione. Come per esempio tornare a parlarsi e a guardarsi negli occhi. Come Klusik ci suggerisce con le sue opere, tornando a vedere, potremmo uscirne e ritrovarci. Forse.

Mariangela Campo

@MariCampo81

Mitate – Tornare a vedere

Galleria Effearte, Via Ausonio1A/Via De Amicis 47, Milano

Dal 28 marzo al 16 maggio 2014

Orari: LUNEDI/VENERDI 10 – 13/14 – 19, SABATO solo su appuntamento

 

 

 

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