Lady Ahmadinejad alla FAO

La First Lady iraniana, alla vigilia del vertice FAO sull’emergenza alimentare, propone di adottare il programma iraniano  per la sicurezza alimentare

di Silvia Nosenzo

9799AA94-2018-4862-AFDE-C27CE1E9AAE9_mw800_mh600Chador e occhiali scuri, per la prima volta si è presentata in pubblico da sola. È Azam al Sadat Farahi, la moglie del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che ieri ha partecipato al pre-vertice delle First Lady del movimento dei Paesi non allineati, alla vigilia del summit Fao sull’emergenza alimentare.

L’obiettivo di questo incontro tutto al femminile è stato quello di «dare alle donne una piattaforma per fare in modo che la loro voce venga ascoltata.» Infatti, le donne producono dal 60 all’80 per cento delle derrate alimentari, senza neanche avere la possibilità di accesso a risorse alimentari, terra e credito.

«Quando si parla di lavorare insieme per eliminare il problema della fame, che è la più grande sfida dell’umanità, le donne devono essere parte in causa perché le decisioni che vengono prese pesano sulla loro vita e sulle loro famiglie», spiega la First Lady egiziana Suzanne Mubarak, organizzatrice del summit, ricordando anche che oltre un milione di persone nel mondo soffre la fame.

La moglie del presidente Ahmadinejad è intervenuta sull’argomento affermando che «l’attitudine mercantilistica dello sfruttamento delle risorse e la politica dell’occupazione e del riarmo sono responsabili dell‘ imposizione della povertà in una larga sezione della popolazione mondiale, e in particolare nelle donne».

Azam al Sadat Farahi propone agli altri stati di adottare il programma per garantire alle famiglie la sicurezza alimentare già in vigore in Iran. Tale programma si basa su alcuni insegnamenti religiosi e prevede cooperazione e aiuto sociale tra le famiglie, diffusione dell’allattamento tra le mamme, protezione e diffusione di acqua e agricoltura.

Al di là della fattibilità di tale piano, in Italia si sono sollevate molte voci contrarie alla presenza di Lady Ahmadinejad al vertice: “Il regime liberticida e terrorista dei mullah – afferma Karimi Davood, presidente dell’associazione rifugiati politici iraniani in Italia – ha mandato a Roma, in segno di oltraggio e disappunto alla comunità internazionale, la moglie del presidente di un regime che ha represso in sangue e continua a reprimere le pacifiche manifestazioni del popolo iraniano per la libertà e la democrazia”.

Davood si appella “a tutte le organizzazioni e organismi per i diritti umani e in particolare alle organizzazioni che lottano per i diritti delle donne di condannare, nel nome di Ned Agha Soltani e Taraneh Moussavi, due simboli della resistenza delle donne iraniane, la presenza della moglie di Ahmadienjad chiedendone l’espulsione immediata”.

Che la presenza della First Lady iraniana sia solo un espediente di facciata dell’Iran per dimostrare la sua collaborazione con gli altri paesi, o davvero un importante segno di apertura?

foto :©FAO/Alessia Pierdomenico

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