L’acciaio della Thyssen che se ne va (oltre quello della Concordia)

thyssen

Quanto acciaio che se ne va via. Non solo per la Concordia che lascia l’isola del Giglio con un’operazione che il prefetto Franco Gabrielli, delegato del governo per la protezione civile, definisce titanica. Ma anche quello dello stabilimento siderurgico della Thyssenkrupp.

I NUOVI TAGLI DELLA THYSSEN – Da oggi non mancherà l’esercizio metaforico sul nostro Paese che “torna a galla” o che ritorna in navigazione, purché si tralasci la terza similitudine sullo smantellamento perché sarebbe un autogol.  L’impertinenza però sta tutta lì, sul Paese smantellato, frammentato dalla crisi, che perde interi pezzi industriali così ora come paventato dalle ultime notizie provenienti dalla Thyssenkrupp di Terni la quale nel presentare il nuovo piano industriale ha fatto ribaltare dalla sedia governo, parti sociali e lavoratori.  Per un’azienda che – pensate bene – rappresenta il 20% del PIL dell’Umbria e che vorrebbe compiere tagli per oltre 100 milioni di euro senza un soldo di investimenti allora siamo decisamente dentro il paradigma concordia ma focalizzati sull’acciaio che va via, di una siderurgia italiana che sfarina a beneficio – in questo caso – di quella tedesca.

le foto degli operai morti della ThyssenKrupp. Fotografo: Mediapress Lapone

LA NOTA DELL’AZIENDA – La multinazionale dell’acciaio ha confermato in una nota che nell’ambito del nuovo piano industriale sono previsti una riduzione di costi in tutte le aree (operative, strutturali, vendita e organico) di oltre 100 milioni di euro l’anno e un ridimensionamento del personale di circa 550 dipendenti. È prevista anche una chiusura del secondo forno entro il 2015-16. Una serie di decisioni che non lasciano indifferenti i sindacati: i metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm ritengono “inaccettabile” il piano presentato da ThyssenKrupp e hanno paventato una mobilitazione. Sembra comunque che le trattative stiano andando avanti.

Per l’azienda, si legge nella loro nota, al fine di beneficiare nel miglior modo della presenza di ThyssenKrupp sul mercato internazionale”, è stato deciso di intraprendere un “piano di azione strategico globale, in grado di ristabilire la profittabilità sostenibile dell’azienda, nonostante il difficile quadro del mercato caratterizzato da un’esistente sovraccapacità”.

IL DISSENSO DEL MINISTRO -  Sulla vertenza si è pronunciato il Ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, che ha espresso un parere negativo: “Il piano Thyssen è non è condivisibile visto che prevede anche un forte ridimensionamento del sito ternano. Da parte nostra questo piano industriale non può essere accettato. Vogliamo continuare a produrre acciaio senza perdere asset, vogliamo che la siderurgia rimanga in Italia”. È d’obbligo chiedersi perché il nostro Paese non è più strategico dal punto di vista industriale? Perché si perdono pezzi di lavoro in quantità così allarmante per cui le multinazionali scappano, de-localizzano e lasciano nella disperazione lavoratori e famiglie. E vista la compattezza di fondo fra politica e sindacato, bisogna chiedersi se non sia arrivato il tempo di riscrivere un piano di nuova competizione industriale italiana.

Giuseppe Trapani

Foto| http://www.inchiestaonline.it/

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