La Turchia fedele al sultano Erdogan

Le elezioni amministrative in Turchia confermano la leadership di Erdogan, che minaccia i 'traditori'. Le incertezze sul futuro del popolo turco

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Recep Tayyip Erdogan

La Turchia e il suo voto incondizionato per Recep Tayyip Erdogan. Pare proprio che al popolo turco neanche il blocco di Twitter prima e di Youtube poi, a pochi giorni dalle elezioni amministrative, sia riuscito a modificare una totale devozione nei suoi confronti. Ha vinto alle amministrative il partito del premier islamico turco Erdogan, almeno stando ai dati, contestati però dall’opposizione.

I TRADITORI PAGHERANNO – Proprio all’opposizione e a tutti coloro che non hanno seguito il suo “verbo”, Erdogan ha lanciato parole di fuoco: «I traditori della nazione pagheranno. C’è chi cercherà di scappare domani, ma pagheranno per quello che hanno fatto». Continuando: «Oggi il popolo ha smascherato i piani e le trappole immorali, ha dato all’opposizione uno schiaffo ottomano. La politica delle registrazioni e delle cassette oggi è stata sconfitta e i politici immorali hanno perso». Il leader dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu lo ha accusato durante la campagna elettorale di essere il primo ladro del governo oltre che un dittatore, facendo ascoltare durante i suoi comizi le registrazioni compromettenti pubblicate su Youtube.

IL SULTANO ERDOGAN – Se queste dovevano essere le elezioni della sopravvivenza per Erdogan, considerato le settimane di accuse di corruzione, dispotismo e chi più ne ha più ne metta – sottolineate dalle registrazioni telefoniche come quella con il figlio in cui si parla tranquillamente di far sparire alcuni milioni di euro – lo sono proprio state. Il 46,8% dell’Akp, il suo partito islamico, contro il 28% del Mhp, primo partito di opposizione, sono i dati di una vittoria che lascia perplessi. Perché la Turchia è un Paese incredibilmente ricco di contraddizioni, diviso tra una modernità laica che avanza e che punta sempre più all’Occidente e una presenza islamica decisiva nelle scelte politiche e sociali. La sensazione è che a queste elezioni ci sarebbe “dovuto” essere il definitivo arrivederci ad Erdogan. Cosa che non è avvenuta. La conferma della leadership di Erdogan afferma un trend che in pochi pensavano potesse verificarsi, la voglia da parte del popolo turco, la maggioranza, di rimanere ancorati alle radici islamiche rinnegando una società che guardi ad Occidente, ma soprattutto non considerando le vicende che hanno coinvolto il premier nell’ultimo anno.

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Erdogan al voto

SCANDALO CORRUZIONE - Ancor più inaspettato il risultato delle elezioni se si considera lo scandalo corruzioni che Erdogan e il suo Akp stano vivendo dallo scorso giugno e gli arresti per corruzione dei ministri dell’Economia, degli Interni e della Pianificazione Ambientale e Urbana a dicembre dello scorso anno. Subito rilasciati, i tre hanno evitato la pena ed Erdogan ha riformato la sua squadra di governo. E si arriva a febbraio di quest’anno quando su Youtube vengono pubblicate due intercettazioni che confermerebbero il ruolo fondamentale di Erdogan nello scandalo corruzioni. È abbastanza per mandare a casa un premier e il suo partito? Proprio no, perché il popolo turco, almeno la metà islamica che guarda con disprezzo a una Turchia laica e più moderna e possibilmente meno corrotta, a Erdogan deve molto. Quantomeno per le politiche sociali puntate a soddisfare principalmente i bisogni della parte islamica nel suo Paese.

MA QUALE CRIMEA – Anche perché Erdogan ha risposto in maniera decisa alle accuse di corruzione affermando si essere stato vittima di un complotto organizzato dall’Imam Fetullah Gulen, una volta alleato proprio con l’Akp. L’Imam non ha aspettato molto per dichiarare la sua totale estraneità ai fatti, rincarando la dose attraverso le parole di un imprenditore a lui legato: «Se Putin non avesse annesso la Crimea, le prime pagine dei giornali internazionali sarebbero dedicate alle malefatte di Erdogan».

IL FUTURO DELLA TURCHIA – Il problema non è solo Erdogan in sé, a ben vedere. Negli ultimi dieci anni infatti la Turchia di Erdogan è riuscita a far diminuire il potere militare facendo crescere quello politico aprendo a una liberalizzazione dell’economia e producendo una crescita annuale molto vicina a quella cinese, tanto da far entrare nel vivo la discussione sulla possibile annessione all’Unione Europea. Ma con le vicende che hanno caratterizzato l’ultimo anno, il Paese nelle mani del premier turco vive nel pericolo di farsi risucchiare in una spirale fatta di scandali, corruzione, veti, ponendo il Paese in una situazione di confusione che non può lasciare tranquilli. E se nel 2011 la vittoria storica di Erdogan gli diede il via libera per una politica in puro stile “chi vince piglia tutto, gli altri non contano niente”, questa vittoria alle amministrative con percentuali molto vicine a quelle del 2011 non fa altro che esaltare un premier ora più agguerrito che mai. L’egemonia del sultano Erdogan non promette nulla di buono per il futuro del popolo turco.

Gian Piero Bruno

@GianFou

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