La timida, ma decisa ripresa dell’America

Barack Obama e Mario Monti (tg24.sky.it)

L’offerta di buoni ordinari del tesoro americani ha fatto registrare il miglior andamento dall’inizio della crisi. Gli investitori pongono la loro attenzione su uno dei pochi Paesi occidentali che sembra avere trovato la strada giusta per un ritorno sostanziale alla crescita economica a dispetto delle politiche di austerity degli ultimi anni del governo Obama.

Il tasso di interesse pagato sui Bot americani è sceso ai livelli più bassi dall’inizio della crisi indicando una crescente fiducia degli investitori negli assets dell’economia più grande del mondo. Parte della campagna elettorale di Obama e Romney è costantemente incentrata su tali argomenti con i repubblicani sempre all’attacco di Obama per quanto concerne l’esplosione del debito pubblico americano passato dai 5,75 trilioni di dollari nel 2009 ai 10,5 trilioni di dollari attuali.

Ma considerando che l’aumento del debito è stato principalmente il risultato della più grande crisi economica dal 1929, la crescente fiducia degli investitori negli Usa sta a significare molto e dimostra che la crescita americana è vista molto più stabile e certa rispetto, per esempio, a quella europea, inoltre dimostra che i sacrifici fatti dal governo Obama abbiamo finalmente cominciato a ripagare gli sforzi fatti dal popolo americano.

Il valore dei titoli di debito americano a 10 anni, punto di riferimento per calcolare l’andamento del debito pubblico dei Paesi, ha fatto registrare una diminuzione di 3 punti base portando il premio sui titoli di stato a 1,65 percento rispetto al 1,88 percento di fine 2011, ma soprattuto molto più basso rispetto al 2,40 percento del 20 marzo di quest’anno. Negli ultimi mesi poi si è ottenuta una svalutazione del cambio euro dollaro che ha portato il dollaro a guadagnare sull’euro circa 6 punti percentuali, ove in parte lo si può ricondurre a un aggravio della crisi del debito europeo e dall’altro invece alla maggiore stabilità economica raggiunta dagli Usa con tutti i suoi effetti positivi per l’economia americana.

Per quanto ci siano segnali positivi per l’economia americana, l’obiettivo principale dei due contendenti alla Casa Bianca è quello di  raggiungere il taglio del deficit di bilancio di almeno 1 trilione di dollari per diminuire il deficit rispetto al prodotto interno lordo che dal 2008 è passato dal 37,5 percento al 69,4 percento.

Romney e i Repubblicani continuano ad attaccare Obama su ogni fronte per infiammare le elezioni che si terranno a novembre e un’altra delle critiche mosse a Obama dal suo avversario è l’utilizzo sconsiderato dei prestiti ottenuti per aumentare il deficit di bilancio, come per esempio i 787 miliardi di dollari stanziati dal governo come stimolo fiscale e prestiti ai settori in crisi dell’auto, principalmente General Motors Co. e Chrysler Group Llc, che hanno aggravato di molto il debito americano.

Bisogna anche ricordare che quegli aiuti hanno salvato migliaia di posti di lavoro in uno dei momenti più difficili dell’economia americana. Inoltre basti ricordare che in maggio il deficit di bilancio americano ha toccato il punto più basso da quando Obama è arrivato alla Casa Bianca toccando quota 844,5 miliardi di dollari che è una considerevole diminuzione rispetto a 1,3 trilioni di dollari di deficit del 2011.

In tutto ciò ha giocato un ruolo molto importante la Fed che ha mantenuto il costo sui prestiti pari a zero da dicembre 2008 e ha acquistato 1,3 trilioni di dollari di debito statale per aiutare a ridurre il costo dei prestiti in capo al governo e al settore privato. Gli effetti dell’aumento della domanda per il debito pubblico americano, in aggiunta o in conseguenza delle operazioni congiunte della Fed e del governo Obama hanno portato a una sostanziale e generale diminuzione del costo del debito. In capo ai privati, per esempio, il costo dei mutui trentennali è sceso dal 5,5 percento del 2009 al 3,66 percento.

Le preoccupazioni principali però vengono ancora del Vecchio Continente: l’instabilità europea secondo gli analisti potrebbe vanificare gli sforzi degli Stati Uniti e intaccare pesantemente la sua crescita. Obama infatti ha seguito molto attentamente le vicissitudini europee chiedendo ai colleghi d’oltreoceano di fare uno sforzo per trovare gli accordi sperati.

Dopo l’incontro di giovedi scorso e i risultati ottenuti il mondo finanziario ha risposto in maniera molto positiva con aumenti in tutti i principali mercati mondiali. Anche i costi sui titoli di debito dei Paesi europei hanno goduto della ripresa di fiducia degli investitori con i titoli a 10 anni dell’Italia scesi al 5,82 percento, mentre quelli spagnoli stazionari sul 6,33 percento. Ma Angela Merkel e Mario Monti sono cauti, paventando la possibilità di un aggiustamento della situazione più nel lungo periodo e non garantendo la piena riuscita del piano.

Antonio Tiritiello

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