La terza intifada e il punto di non ritorno

Continuano le tensioni nei territori contesi da Israele e Palestina. La minaccia della terza intifada pare sempre più reale

ISRAELI SOLDIERS PREPARE TO SHOOT TEARGAS GRENADES AT PALESTINIAN BOYS IN BETHLEHEM'S DEHEISHE REFUGEE CAMPL’Intifada silente, quella che sta assumendo i contorni della terza rivolta palestinese, pare essere sul punto di alzare la voce. Sebbene non la si possa ancora considerare iniziata sta avviandosi con la lentezza trascinata degli appelli alla calma e delle risoluzioni internazionali mai attuate. Rispetto all’1987 e al 2000, quando scoppiarono le prime due rivolte, esiste una maggiore consapevolezza. Purtroppo questa non riguarda la possibilità di risolvere tale questione diplomaticamente ma del fatto che i palestinesi, senza alcun supporto, raggiungerebbero un punto di non ritorno rischiando di perdere più di quanto potrebbero guadagnare.

CLIMAX – L’ultimo mese conta 4 israeliani e 17 palestinesi morti, oltre a centinaia di questi ultimi feriti durante diverse manifestazioni pacifiste. La violenza continua a farla da padrone in un’escalation quotidiana di attacchi e immediate risposte. Così a seguito di un razzo Qassam che ha superato la striscia di Gaza finendo in aperta campagna, alcuni militari israeliani hanno ucciso il giovane palestinese Ahmad Salah in un campo profughi. Due ebrei sono rimasti feriti a Gerusalemme est, nei pressi della Porta di Damasco, e il sedicenne presunto aggressore palestinese immediatamente ucciso. Centinaia di persone si sono ammassate lungo il confine nord di Gaza lanciando pietre e copertoni incendiati contro i presidi israeliani mentre le manifestazioni a Gaza City e Khal Yunis sono state interrotte e disperse dalla polizia. Gli stessi agenti che, come mostra chiaramente un video amatoriale, hanno compiuto l’esecuzione di una donna palestinese con le mani in alto in segno di resa dopo che questa aveva tentato un accoltellamento. E questi sono solo alcuni degli episodi che stanno insanguinando la regione.

israele-palestina-alta-tensione-717465SCINTILLA – Come mostrato dai dati raccolti dal politologo e sondaggista palestinese Khalil Shikaki basterebbe una scintilla a far esplodere il conflitto. In territorio palestinese il numero degli intervistati favorevoli a un’intifada armata è salito al 57% rispetto al 49% del mese scorso. Gerusalemme è una città infuocata che dopo essere rimasta chiusa ai visitatori per due giorni, ha visto il sindaco invitare i cittadini in possesso del porto d’armi a girare ben equipaggiati. Stiamo parlando della terra dei paradossi in cui l’unica città al mondo ad essere punto di riferimento di due religioni – ebrei e cristiani, oltre che terza meta più importante per i musulmani – viene contesa nel sangue anziché essere fulcro di pace. Recentemente l’attivista palestinese Hanan Ashrawi ha ben descritto tale incongruenza sostenendo che i palestinesi sono l’unico popolo sulla terra a cui è chiesto di garantire la sicurezza degli occupanti, mentre Israele è l’unico paese che esige di essere protetto dalle sue vittime.

CIRCOLO VIZIOSO – Tralasciando l’inadeguatezza di qualsiasi organizzazione governativa internazionale incapace di far rispettare gli accordi, come quello di Oslo del 1993, la situazione è sempre la stessa. Il primo ministro israeliano Netanyahu continua sulla linea della difesa del suo popolo che, vivendo a portata di missile dalle forze di Hamas racchiuse nella Striscia di Gaza, si vede costretto ad essere sempre sul piede di guerra. Questo concretamente ha comportato che il numero dei coloni israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme est – territori che sarebbero palestinesi – è aumentato fino a superare le 500 mila persone. Ma anche la confisca di centinaia di ettari di terreno, la distruzione più di 20.000 abitazioni oltre alla revoca dei documenti in modo che questi non possano rientrare neppure per pregare nelle chiese e moschee della città santa. In pratica si è costruito uno stato abusivo a discapito di una popolazione in minoranza quindi ci sarebbe poco da stupirsi nel caso che una terza intifada cominci davvero.

Francesco Malfetano

@FraMalfetano

foto: www.dagospia.com

 

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