La situazione in Libia e l’intervento internazionale

La Libia sta vivendo un periodo politico molto difficile tra miliziani, estremisti e l'interesse internazionale

libiaLa Libia, al pari di altri stati del Maghreb, sta vivendo un periodo politico molto difficile. Il Paese liberato dal generale Muhammad Gheddafi attraverso un’importante azione di supporto militare da parte di Francia, Gran Bretagna e Usa appare completamente destabilizzato.

RIVOLTA E INGERENZA OCCIDENTALE – Con lo scoppio della rivolta nel 2011 i diplomatici furono prontamente sostituiti da esperti strateghi politico-militari in grado di inaugurare un nuovo corso della Libia. Obiettivo ultimo era rendere il Paese del Nord-Africa un alleato affidabile per il Mediterraneo e per l’Europa. Questo non si è però mai verificato dato che ora la Libia è una terra di nessuno spartita tra miliziani, uomini d’affari e movimenti religiosi che hanno fatto implodere le neonate fragili istituzioni rivelando il tracollo dell’azione di ingerenza occidentale.

SITUAZIONE ATTUALE – Basti pensare che nella città di Derna gli estremisti locali hanno dichiarato un califfato a imitazione dello “Stato Islamico”. Inoltre non è possibile atterrare nella capitale Bengasi, la via terrestre che porta in Tunisia è presidiata militarmente, le milizie compiono ogni genere di violenze sui civili e i rifugiati stimati dall’Onu sono ormai 250mila. Il quadro libico è completato dalla divisione delle istituzioni rappresentative dato che vi ritroviamo un parlamento quasi clandestino affidato ad un islamico moderato come Omar al-Hassi ma anche il parlamento legittimo – esiliato a Tobruk – che ha recentemente eletto al governo Abdullah al-Thinni. La stessa resistenza armata ha molteplici frange, le principali sono quella laica del generale dissidente Khalifa Haftar e i suoi alleati di Zintan e le milizie di Misurata, confluite nell’alleanza islamica nota col nome di Fajr Libya (Alba della Libia).

libiaINTERESSE INTERNAZIONALE – Da pochi giorni tredici paesi, guidati da Ue e Onu, hanno firmato un comunicato congiunto condannando “la violenza, il terrorismo e l’estremismo” in atto in Libia. Una chiamata per il cessate il fuoco che proviene da Algeria, Egitto, Francia, Germania, Italia, Qatar, Arabia Saudita, Spagna, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, gli Stati Uniti. Questi importanti attori internazionali hanno convenuto che l’unica modo per risolvere la crisi in corso sia attraverso “un dialogo politico pacifico“, e non adottando una soluzione militare. La comunità internazionale pare essersi finalmente resa conto che il fallimento – in parte occidentale – nella gestione del dopo Gheddafi comporti almeno due gravi rischi: il primo è l’instaurazione di un regime fondamentalista, il secondo è che alcune forti presenze regionali, senza escludere quelle più estreme, intervengano.

Francesco Malfetano

@FraMalfetano

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