La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati. Recensione

La sedia della felicità

La sedia della felicità, la locandina

Torino - È con il soprannome di «Kaurismäki di Padova» che Paolo Virzì ha accolto l’amico e collega Carlo Mazzacurati durante il trascorso Torino Film Festival, palcoscenico sul quale il regista veneto ha presentato La sedia della felicità, la sua ultima emozionante e divertente pellicola, prima di spegnersi, pochi mesi dopo, nel gennaio del 2014.

IL FILM – Bruna (Isabella Ragonese) è una giovane estetista alle prese con l’inconcludenza della sua vita; è indebitata, ha pochi clienti e un compagno che la tradisce. Passa il tempo tra lettini solari e, per racimolare soldi, si reca abitualmente in carcere per prendersi cura dell’estetica di una celebre detenuta: Norma Pecche (Katia Ricciarelli). La donna, chiave di volta del film, in punto di morte rivela a Bruna il nascondiglio di un prezioso tesoro: una sedia, facente parte di un corredo, con una stranissima forma di elefante. Inizia così una ricerca rocambolesca in cui la ragazza si trova affiancata, un po’ per caso un po’ per scelta, da Dino (Valerio Mastandrea), un tatuatore malinconico e da poco reduce da un divorzio. Alla coppia si unisce un prete (Giuseppe Battiston) figura pittorica dall’animo stravagante e dal vizio facile.

COMMEDIA D’AUTORE - La sedia della felicità è una commedia che racchiude in se tutti gli elementi tipici del cinema di Mazzacurati; riecheggia in ogni momento l’importanza del territorio in cui è girato, numerose sono le cadenze dialettali ed immancabili le riprese degli splendidi paesaggi del Nordest Italia, tra cui Padova, città natale del regista.
I personaggi, sia i principali che i secondari, sono il punto di forza del film avendo il regista creato delle figure originali e particolareggiate, plasmando così una vasta gamma di personalità una più comica dell’altra. Bruna è una ragazza semplice e dall’animo fresco e simpatico, curiosa e mai scontata; Dino è cucito sul volto di Mastandrea, malinconico ma simpatico, ironico ma non cinico. Il prete è il personaggio ambiguo del gruppo, interpretato da un magistrale Battiston che si rivela adatto per ogni tipo di ruolo, indubbiamente divertente e dissacrante, grottesco e infedele più degli altri.
Attorno a questi c’è una coralità di apparizioni speciali, come se Mazzacurati avesse voluto ritagliare un cameo per tutti gli attori che hanno collaborato con lui; così il pescivendolo ha il volto di Roberto Citran, Antonio Albanese, per pochi minuti di ripresa, si sdoppia e gioca a ping pong con se stesso, Silvio Orlando e Fabrizio Bentivoglio si improvvisano irresistibili venditori d’arte per un’asta televisiva.

I protagonisti del film, Isabella Ragonese e Valerio Mastandrea

I protagonisti del film, Isabella Ragonese e Valerio Mastandrea

RISATE E SPENSIERATEZZA Conoscendo il cinema di Mazzacurati è fuori discussione che non si possa urlare al capolavoro, ma la pellicola regala un’ora e mezza di risata gratuita, mostrando come sia possibile ridere e godersi il cinema senza scadere nel volgare e nel banale. La trama e soprattutto il finale di La sedia della felicità non sono originali e tanto meno inaspettati ma è chiaro che l’intento del film non è quello di stupire con rivelazioni ed effetti a sorpresa, quanto quello di raccontare una storia che diverta, non annoi e faccia sorridere tanto gli spettatori quanto gli addetti ai lavori.
Mazzacurati ha dichiarato che da tempo aspettava di fare una commedia divertente, che facesse ridere soprattutto lui e che potesse «tenere a casa» dato che, come nota lo stesso, nelle pile di dvd dei negozi e delle collezioni private ci sono solo più commedie perché la gente ha bisogno di gioire. Ed è forse questo il vero significato del titolo perché, facendo attenzione, durante il film la parola felicità non è mai pronunciata. Non è una pellicola introspettiva che porta il pubblico a chiedersi che cosa sia la vera felicità, o almeno non è lo scopo evidente, ma la sensazione che lascia, una volta accese le luci, è quella di una sana e rigenerante piacevolezza. Anche perché i personaggi, nonostante partano da situazioni di vita poco piacevoli, non sono mai ripresi in sconforto estremo e la tristezza è sempre molto lontana; anche il personaggio di Battiston, che è indubbiamente il più mesto di tutti, non indaga mai sulla sua infelicità e gli si ritaglia un favolistico finale, nonostante lo svolgimento del film lasci presagire un epilogo tragico.

Risate e spensieratezza per l'ultimo film di Carlo Mazzacurati

Risate e spensieratezza per l’ultimo film di Carlo Mazzacurati

Carlo Mazzacurati ha così messo su un teatro di marionette variopinto, dove le figure rappresentate hanno una vita e una personalità propria; complice di questo è stata la scelta azzeccata degli attori, impeccabili e leggeri, accademici e personali al tempo stesso. È un buon film che ricorda al pubblico la bellezza del cinema autentico privo di battute scontate e puerili, che basa la sua riuscita su una collaborazione corale di tutti gli i lavoratori, su un testo semplice e frivolo e sul verde palcoscenico del Nord Italia.


Alessia Telesca

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