La scomparsa di Alda Merini e il dramma della poesia dimenticata

Quando la morte accende i riflettori sull’angolo più negletto della nostra cultura letteraria

di Laura Dabbene

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Alda Merini

Domenica 1 novembre. In esclusiva televisiva attraverso i telegiornali (non tutti), oppure in rete, si apprende della morte di Alda Merini, spentasi a 78 anni nel reparto di oncologia dell’ospedale San Paolo di Milano, dove era ricoverata per un tumore alle ossa. Per molti quel nome deve essere stato una sorta di apax legomena, degno della citazione manzoniana “Carneade! Chi era costui?”. Altrettanto ignoto e non meno eloquente sarà risultato il volto di quella attempata signora dalle mani e dal volto grassoccio, con i capelli grigi e gli occhi profondi.

Lunedì 2 novembre. Tornano il nome e il viso di quella misteriosa signora, questa volta sulle prime pagine dei maggiori quotidiani (quasi tutti), e molti scoprono trattarsi di una poetessa, una delle voci più significative del Novecento. Non solo. Si viene a conoscenza della sua storia e delle sue origini: gli esordi nel panorama della letteratura italiana a soli 19 anni, quando Giacinto Spagnoletti volle includere due sue liriche nella prestigiosa antologia Poesia italiana contemporanea; l’interesse nei suoi confronti di grandi protagonisti della cultura letteraria come Pier Paolo Pasolini o Maria Corti; l’amore e la passione che la legarono sentimentalmente a personaggi del calibro intellettuale di Giorgio Manganelli e Salvatore Quasimodo; il dramma e la sofferenza dei lunghi periodi trascorsi negli ospedali psichiatrici.

Trilussa

Trilussa

Martedì 3 novembre. Ancora lei, nelle colonne di qualche articolo negli inserti culturali di alcune testate giornalistiche, per la quale è stata allestita una camera ardente nelle stanze di Palazzo Marino a Milano, cui saranno tributati funerali di Stato in Duomo, all’ombra della Madunina, a cui si è proposto di intitolare i padiglioni dell’Expo 2015, non prima però di aver apposto una targa commemorativa sul palazzo dove abitava, in ripa di Porta Ticinese. E ancora la prospettiva di speciali televisivi, l’uscita di un disco che raccoglie una serie di aforismi della poetessa messi in musica da Giovanni Nuti, cantautore toscano suo collaboratore da tre lustri, una giornata di studi presso la Casa della poesia il prossimo 21 marzo promossa dal Comune di Milano, una serata di teatro sotto il patrocinio, per par condicio, della Provincia.

Mai come nel momento dell’ultimo saluto l’Italia scopre di avere, nel proprio sommerso, delle voci e delle menti che si esprimono usando uno dei mezzi più forti e radicati nella nostra cultura letteraria, ma anche meno letti ed apprezzati, quello della poesia. Il Paese che vanta una tradizione di opere in versi che va dal Dolce Stil Novo ai componimenti licenziosi di Pietro Aretino, dalla lirica toscana,  momento fondante nella formazione della lingua italiana, alla poesia dialettale di Trilussa, riesce a trascurare come nessun altro un genere letterario come quello della poesia.

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Mario Luzi

Eloquente a questo proposito la riflessione e le osservazioni che Michele Serra offre dalla sua Amaca (La Repubblica, 3 novembre 2009, p. 32): “Piace pensare ai poeti come a figure emarginate e malinconiche, magari maledetti o comunque irregolari. Artisti per antonomasia, dunque dolenti e strambi, secondo un clichè forse vetero-romantico, forse solo superficiale che calza perfettamente all’immaginario sempliciotto di una società sempre meno bisognosa di leggere. Credo che i poeti (compresa la Merini) preferirebbero di gran lunga essere un po’ meno idealizzati e un po’ più letti, e pubblicati.”.

Assumiamo tutti un impegno. Prima che i loro versi diventino (un pochino) più noti per il semplice fatto di essere passati a miglior vita leggiamo i grandi poeti italiani, primo tra tutti Mario Luzi, regaliamo i loro libri, ammettiamo, con umiltà, di essere una società ancora molto bisognosa di leggere.

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Una risposta a La scomparsa di Alda Merini e il dramma della poesia dimenticata

  1. avatar
    Eleonora 11/11/2009 a 18:08

    Leggere la poesia non è facile, bisogna ammetterlo. Ma per attenzione e rispetto della tradizione letteraria che ci ha fatto vincere almeno due premi Nobel dovremmo averne cura e sforzarci per avvicinarci a questo genere. Non facile, ma appagante se si è in grado di comprenderlo.

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