La riforma fiscale secondo Tremonti…e Pasquina

Al workshop Ambrosetti di Cernobbio, il ministro dell’Economia ha parlato di riforma del fisco, urgente e necessaria perchè il sistema è vecchio di 60 anni e non è mai stato cambiato…nel senso che da 60 anni ci sono, ogni anno,  centinaia di evasori e nessuno ha mai fatto nulla di concreto e decisivo per metterli in gatabuia?

Secondo Tremonti il modello giusto da seguire è quello di un sistema fiscale con tre caratteristiche precise – progressivo, competitivo e semplice – ed occorre abbandonare definitivamente la logica di molti amministratori per cui la tecnica vincente è quella del “più spendi, più ottieni voti”, come il noto personaggio di Antonio Albanese, Cetto Laqualunque. Forse Giulio avrà deciso di tentare la strada del dire agli Italiani, anche in campagna elettorale, la nuda verità, ovvero che abbiamo un debito pubblico alle stelle e che in qualche modo occorre risanare le casse dello Stato, invece di attirare consensi con soluzioni suicidio come l’abolizione dell’Ici?

Allargando poi lo sguardo dal solo orizzonte nazionale a quello mondiale, il ministro ha detto che la competitzione ormai “è da giganti”, citando in specifico l’economia tedesca, mentre noi continuiamo a “fare spezzatini”. Se avesse ragione Giulio decisamente siamo senza speranza, con uno psico-nano alla presidenza del Consiglio come si può pensare di lottare con i giganti? Se ne sono già accorti i potenti del mondo, i giganti veri, che dall’ultima videoconferenza per discutere della situazione libica hanno senza remore escluso il nostro Paese. Riguardo lo spezzatino, forse, per raggiungere i livelli della Germania basta cambiare ricetta e tentare con wurstel e crauti?

Ma forse la nota più preoccupante di tutto l’intervento tremontiano arriva quando, trattando della Cassa depositi e prestiti, si allude ad un possibile impegno del nuovo fondo per un investimento in Parmalat. Con tante aziende proprio Parmalat! Il simbolo della più grande truffa finanziara mai attuata ai danni dei risparmiatori, l’emblema di un’Italietta di imprenditori senza scrupoli nel gettare sul lastrico i propri azionisti, continuando poi a vivere nel lusso di una villa piena di opere d’arte, mentre gli investitori ingannati perdevano tutto?

Giulio, non ci piace questa idea di riforma fiscale attuata “secondo la filosofia portata avanti da tutti gli esecutivi di Silvio Berlusconi”. Che farete, pagare le imposte al ritmo del bunga-bunga?

Pasquina

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