La Rai è in deficit! Minzolini spende e spande e i dipendenti scioperano

La sede storica della Rai

Roma – La Rai siamo noi è lo slogan della protesta. Oltre mille dipendenti della tv pubblica, il personale non giornalistico, si sono radunati davanti al cavallo di Viale Mazzini. Uno sciopero generale che ha fatto saltare tutti i palinsesti. Sono andati in onda solo film, telefilm, repliche, mandando in tilt programmi e informazione. Il personale Rai rischia molto con il Piano Industriale 2010-2012,  l’ombra della disoccupazione minaccia cupa il loro posto di lavoro. Secondo i sindacati allo sciopero generale hanno partecipato quasi l’80% dei lavoratori Rai, una percentuale importante. I motivi della protesta che hanno portato i dipendenti davanti alla storica sede della Rai, riguardano l’esternalizzazione di Raiway, la raccolta del canone in concessione, l’aumento sugli appalti per le riprese esterne, con i conseguenti tagli di personale.

L’azienda pubblica, così come tutto il mondo dell’informazione, sta conoscendo una crisi senza precedenti, come ha spiegato senza mezzi termini Paolo Butturini, presidente uscente dell’Associazione Stampa romana: «Il tributo pagato alla recessione dall’industria dell’informazione in termini di disoccupazione, precariato e prepensionamenti, assume – ha spiegato Butturini – un aspetto ancor più drammatico di fronte all’attacco che la parte forte dell’imprenditoria e del governo stanno portando alla nozione stessa di diritti dei lavoratori, a come si è incardinata all’interno della nostra legislazione e della nostra giurisprudenza – ha continuato l’ex presidente – le norme che regolano il nostro lavoro sono obsolete perché non adatte a governare la trasformazione, e perché escludono, o non tutelano a sufficienza, comparti fondamentali e in crescita del mondo dell’informazione: dalle emittenti nazionali agli uffici stampa, dai freelance ai colleghi che lavorano nella rete, dai precari agli atipici».

Paolo Garimberti, presidente della Rai

Per Michele Santoro, che si è unito alla protesta di Viale Mazzini, lo sciopero deve essere l’inizio di un percorso basato su «un piano industriale vero, fondato sullo sviluppo delle forze Rai e non sulla riduzione della capacità di fare prodotto». Il piano industriale ideato dai vertici aziendali, è sceso dall’alto senza confronto alcuno con i lavoratori Rai, affermano i sindacati. Il presidente della Rai, Paolo Garimberti, ammette che il dialogo con i dipendenti non c’è stato, come spiega in una lettera: «Anche io ritengo che ci debba essere sempre uno spazio di trattativa e di confronto su una tematica importante come quella del Piano Industriale 2010-2012 che, come oramai ben noto, è stato sviluppato all’interno di un contesto particolarmente critico per la Rai, a causa del costante peggioramento della situazione economica e di una situazione finanziaria che desta ancor maggiori preoccupazioni».

Una situazione finanziaria che forse ha a che fare con le spese folli della stessa classe dirigente della rete pubblica. È di pochi giorni fa la notizia che il tanto discusso direttore del tg1, Augusto Minzolini, abbia usato in maniera del tutto arbitraria e personale la carta di credito aziendale. Secondo il Fatto Quotidiano, Minzolini avrebbe speso in 14 mesi 86.680 euro come “spese di rappresentanza”, che però tutte si riconducono a spese in ristorante in Italia e all’estero. I 31 direttori di primo riporto, ossia quelli che dipendono dal Direttore generale della Rai Mauro Masi, hanno speso messi assieme 60.000 euro. Minzolini da solo è riuscito a spendere 26.000 in più dei suoi colleghi.  A far scoppiare il caso è stato  Nino Rizzo Nervo, membro del Cda Rai in quota Pd, che con una lettera inviata a Mauro Masi ha denunciato le cifre spropositate del direttorissimo, oltre a fare i conti delle sue trasferte, pagate sempre dall’azienda. Minzolini, da quando è diventato direttore del tg del primo canale Rai, è andato in trasferta per ben 129 giorni. Poiché i giorni lavorativi in 14 mesi sono circa 270, l’impegnatissimo direttore ha lavorato per quasi  la metà del tempo in trasferta. Un ritmo giudicato dall’indagine internal audit, controllo interno ordinato da Masi, abnorme e anomalo. Forse la Rai dovrebbe gestire meglio le proprie entrate e i propri dipendenti, e nel piano industriale prospettare nuovi modi di amministrazione delle risorse, specialmente di quelle umane, oltre che di un maggior controllo sulle spese.

Sabina Sestu

Foto: www.comedonchisciotte.org/images/1+Rai+viale+Mazzini+14.jpg,  www.televisionando.it/img/paolo-garimberti_foto-ansa.jpg

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