La politica al contrario e il costo del Berlusconismo

Accantonate le grandi riforme, il premier pensa ad una nuova scappatoia giudiziaria per evitare il “no” dei finiani

di Nicola Gilardi

Fini e Berlusconi durante la campagna elettorale del 2008

ROMA – Elezioni si, o elezioni no? Questa è la domanda che rimbalza nei palazzi della politica italiana. Il periodo è caratterizzato da una grande incertezza e la parola d’ordine è quella del “tutto può succedere”. Ma come si è arrivati a questa situazione? Nonostante il grande successo elettorale di due anni fa, lo strappo di Gianfranco Fini si è rivelato deleterio per la maggioranza. Il fronte finiano si è dimostrato intransigente su alcuni dei punti più importanti per il premier, il processo breve e le sue magagne con la Magistratura.

La soluzione sembra essere quella di un provvedimento alternativo, cioè trovare un modo per far digerire uno scudo giudiziario nei confronti del premier agli uomini di Futuro e Libertà, e magari evitare di bloccare la macchina giuridica. L’idea di Berlusconi è proprio quella scampare ai propri processi, un pensiero fisso e neanche troppo velato che coinvolge tutta la maggioranza, a volte distogliendola anche dai problemi del Paese.

Dall’inizio della legislatura si sono susseguite molte iniziative salva-premier, dal lodo Alfano al legittimo impedimento, il primo già bocciato dalla Consulta e il secondo in procinto di fare la stessa fine. Poi si è giunti al processo breve, ma la posizione di dissidenza di Fini ha messo in serio dubbio anche questo. Perciò a Berlusconi serve un provvedimento rapido in vista della caduta della protezione derivata proprio dal legittimo impedimento, che poi tanto legittimo non è.

Pier Luigi Bersani, segretario nazionale del Partito Democratico

Pier Luigi Bersani sta cercando di persuadere il fronte finiano a non cedere alle lusinghe di Berlusconi, che sarebbe anche disposto a far cessare il massacro mediatico nei confronti del presidente della Camera, pur di giungere al suo scopo. Fini, però, potrebbe ignorare l’invito del centrosinistra, perché non ha mai rinnegato il fatto che il premier si trovi nel mirino della Magistratura e potrebbe accettare di votare uno scudo che non sia una «amnistia mascherata». Fini sarebbe disposto a «turarsi il naso» per salvare il presidente del Consiglio.

Ma quale è il costo di questa ostinatezza? Berlusconi vinse le elezioni al grido delle grandi riforme. Finora non se ne è vista neanche una, perché, per quanto ne possa pensare la Lega, il federalismo fiscale non risolve i problemi del Paese, al massimo può decelerare la crescita del debito pubblico. Il quadro politico italiano, quindi, resta bloccato e l’agenda politica viene riempita da provvedimenti ad personam.

La nostra è una politica al contrario. Gli interessi privati prima di tutto. Berlusconi sarebbe disposto a mandare tutti a casa piuttosto che restare “scoperto” dal punto di vista giudiziario. Ma quanto è corretto tutto ciò? Non dovrebbe venire prima l’interesse pubblico? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Foto: www.ulcamiorio.blog.kataweb.it; www.alleanzanazionale.it; www.peacelink.it

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