La partita ucraina. Kiev tra Mosca, Washington e Bruxelles

Kiev non ha ancora scelto. Legarsi all’Unione europea e alla Nato, oppure tornare nell’orbita russa vent’anni dopo la caduta dell’Unione Sovietica?

Dal 2004 il paese è alla ricerca di una continuità politica che è venuta meno con la Rivoluzione Arancione, la stessa che ha portato al governo Juscenko con la sua linea filo occidentale, il cui obiettivo principale in politica estera era l’ingresso nell’Unione europea e l’adesione all’Alleanza atlantica. Una tale successione di eventi avrebbe garantito a Kiev notevoli vantaggi economici e di sicurezza e avrebbe rafforzato il processo democratico.

Nel 2006 tuttavia una nuova crisi politica portò alla carica di primo ministro il filo-russo Viktor Yanukovych che, incarnando la volontà dell’80% degli ucraini, frenò l’avvicinamento alle capitali europee tanto ostentato dal suo predecessore. Il nuovo premier e il suo governo puntarono al miglioramento dei rapporti con Mosca, seguendo l’avvertimento del ministro della difesa Ivanov, il quale aveva messo in guardia Kiev degli effetti nefasti che il suo ingresso in qualsiasi organizzazione regionale di stampo occidentale avrebbe avuto sulle relazioni russo-ucraine.

Nel 2010 il primo ministro Yanukovych raggiunse la presidenza, promulgando tra le altre cose, una legge che prevede va la reintroduzione della bandiera rossa a fianco del vessillo ucraino, decisione che però in questi giorni è stata bloccata dalla Corte Costituzionale. Il presidente ucraino era, ai tempi dell’Unione Sovietica, membro del Partito Comunista (Pcus) e la sua politica è sempre stata orientata verso Mosca, anche se, nel 2003 durante il suo primo mandato da premier, aveva rapidamente aderito alla coalizione dei volenterosi di Bush nella sua guerra all’Iraq.

Oggi la politica di Kiev guarda inequivocabilmente verso il Cremlino. Di questi giorni è la notizia dell’arresto di Julia Timoshenko, forte occidentalista, ispiratrice della rivoluzione arancione, e membro di spicco dell’opposizione.

Per la Russia l’ingresso dell’Ucraina nelle organizzazioni occidentali comporta un rischio che non è disposta a correre. L’adesione di Kiev alla Nato porterebbe l’Alleanza atlantica alle porte di Mosca, a cui seguirebbe il rapido ingresso nell’Unione europea che comporterebbe la fine dell’ascendente russo su Kiev.

Mosca, data la posta in palio, non si limita solo a pressioni diplomatiche e, come da consuetudine russa, all’azione  diplomatica  seguono velocemente i fatti. Grazie all’esportazione di risorse energetiche e alla ritrovata stabilità politica sotto il nuovo zar Putin, Mosca è in grado di riaffacciarsi con fermezza sulla scena internazionale. Per convincere Kiev a scegliere l’oriente da Mosca è arrivato l’ordine di aumentare le tariffe doganali dei prodotti ucraini in ingresso, misura adottata anchegli altri Stati appartenenti all’Unione doganale creata da Mosca. Tali tariffe saranno prontamente ribassate non appena il governo ucraino deciderà di aderire a questo patto commerciale con leadership russa.

Bruxelles dal canto suo ha già fatto sapere che l’ingresso in questa unione commerciale non sarà compatibile con l’ingresso nell’UE, così come anche ha fatto l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) di cui Kiev è membro mentre Mosca no.

Allo spregiudicato comportamento russo risponde l’incertezza occidentale. Importati Paesei europei come Germania, Francia, Italia e Spagna dipendono dalle forniture energetiche di Mosca e sono quindi attenti a non irritarne la la classe politica e dirigente preferendo politiche caute. Gli Stati Uniti, da un lato sarebbero ben contenti di vedere la bandiera della Nato issata a un passo da Mosca, ma dall’altro bramano l’appoggio russo alla lotta contro il terrorismo.

La debolezza dell’Occidente, il declino economico e l’incertezza militare, fanno il gioco di Mosca nella partita ucraina. Mosca può permettersi di forzare la mano perchè consapevole che le capitali occidentali non vogliono creare futili tensioni. Mosca ha interessi più forti in Ucraina, basti ricordare il porto di Sebastopoli, sede della Flotta del Mar Nero. Il Cremlino è in vantaggio, il presidente ucraino è un uomo di Mosca e l’ostilità della popolazione ad avvicinarsi all’Europa porteranno Kiev tra braccia della Russia.

Gianluca Barbato

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